Scandalo Expo: che facciamo contro la corruzione sistemica?

Partiamo da una considerazione: questa volta non c’entra  la giustizia ad orologeria al solito invocata da Berlusconi (chiedo scusa con uno degli interventori per non aver compreso l’ironia della sua affermazione), con disegni di condizionamento del potere politico, come il non toccare gli stipendi dei magistrati. Da questo scandalo chi ha da guadagnare è il M5s e chi ha da perdere più degli altri è il Pd, che potrebbe vedere deluse le sue aspettative di trionfo. E voi credete che la procura milanese possa avere di questi disegni?

Edmondo Bruti Liberati è uno dei soci fondatori di Magistratura Democratica e, da sempre, della corrente interna più vicina al Pci: ricordo perfettamente quel che disse, nel convegno barese di Md, sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, nel 1975, in perfetta sintonia con il Centro per la Riforma dello Stato di Ingrao. E da quell’epoca non si è spostato di un decimillimetro seguendo in parallelo la traiettoria Pci-Pds-Ds-Pd.

Insomma, non mi pare il tipo da covare disegni del genere.  Credo che la spiegazione del caso sia un’altra: questa roba che sta venendo fuori a rate (siamo solo all’inizio) fermentava nei cassetti della Procura già da un paio di anni e non c’è dubbio che fosse una brutta gatta da pelare, soprattutto per il rischio di sentirsi accusare di essere gli affossatori dell’expo e, per di più, con una trama trasversale che tira dentro tutto e tutti: Fi, Pd, Lega delle Cooperative, Compagnia delle opere, giunte locali, equilibri nazionali… Insomma, possiamo capire le esitazioni a gestire un caso del genere.

E forse, inizialmente, si voleva superare l’inizio dell’Expo per dar fuoco alle polveri; è solo un’ipotesi, non so bene come stiano effettivamente le cose, quello che invece mi appare evidente è il nesso con lo scontro in Procura fra Bruti Liberati ed il suo aggiunto Alfredo Robledo. La questione è arrivata al Csm e, a questo punto, tenere quella roba nei cassetti è diventato molto pericoloso. Di qui gli sviluppi successivi.

Detto questo, passiamo al problema vero: ma è mai possibile che in Italia non si riesca, non dico a debellare, ma almeno a ridurre la corruzione in limiti decenti?

Sfatiamo subito due luoghi comuni: l’incremento della corruzione non è affatto un problema italiano, ma, da una trentina di anni, sta registrando una impennata. Guarda caso, in coincidenza con l’inizio della rivoluzione neo liberista (segnalo gli interessantissimi dati e le elaborazioni grafiche del sito Trasparency International).

In secondo luogo, la corruzione non riguarda solo i politici ma si è esteso a tutto il corpo sociale, dai manager delle aziende private ai docenti universitari, dalla pubblica amministrazione ai magistrati (e si vedano gli ultimi due numeri dell’Espresso per magistrati e baroni universitari) e questo in molti altri paesi oltre l’Italia. Non si tratta solo del prodotto di un mutamento di valori (che, pure, ha il suo peso in merito), ma di un epifenomeno dell’ondata neo liberista. L’iperfinanziarizzazione dell’economia ha avuto una serie di ricadute sociali, culturali, politiche che non sono state analizzate con la necessaria attenzione e che sono alla base di questo boom della corruzione.

Tanto per non farla lunga, facciamo qualche esempio: le stesse pratiche di trasferimento di capitali all’estero, che proteggono evasori ed elusori fiscali, sono utili all’occultamento di pratiche tangentizie e di grandi patrimoni costruiti con le medesime. Allo stesso modo in cui la generale tendenza alla deregulation  ha azzerato molti controlli ed aperto varchi importanti a questo genere di attività. Ed, infine, la crescente commistione fra ceto politico ed imprenditoria privata, che ha creato un grumo spaventoso di conflitti di interesse (anche questa non è una specialità italiana), ha spinto in questa direzione.

Dunque, l’incremento della corruzione è uno degli effetti della rivoluzione neo liberista e va trattato all’interno del discorso più generale dell’ordinamento economico vigente.

Ma veniamo al caso italiano che, certamente, è rappresenta una delle punte più acute del fenomeno, per lo meno fra i paesi occidentali. E qui occorre fare i conti con la leggenda di Mani Pulite come grande lavacro nazionale: Mani Pulite fu il prodotto delle pulsioni interne ed internazionali che volevano far fuori un ceto politico (colpevolissimo, si intende) e trasformare la nostra democrazia, per spianare la strada proprio a quella ondata neo liberista che oggi mostra pienamente il suo volto. Vi ricordate quando ci spiegarono che la fine del proporzionale, il passaggio al maggioritario, la fine dei partiti di massa, le privatizzazioni ecc. sarebbero stati la cura del fenomeno corruttivo? Ecco i risultati.

Peraltro, fu subito chiaro che, alla ghigliottina giudiziaria, non sarebbe seguita alcuna prevenzione del fenomeno attraverso un’idonea azione di contrasto: ci si limitò a qualche concessione demagogica in tema di immunità parlamentare e pochissime altre cose marginali.

Di fatto, una vera e propria legislazione anticorruzione nel nostro paese manca. Per produrla occorre aprire un dibattito molto approfondito che tocchi nodi sin qui trascurati. Ad esempio: ha ancora senso l’attuale regolazione della fattispecie della concussione che diventa il rifugio penale di tutti i corruttori? Oppure: un rimedio sempre invocato –e mai attuato- è sempre stato quello dell’anagrafe patrimoniale di chi abbia incarichi pubblici o vi aspiri. E si tratta di un’idea ancora utile, a patto di essere attualizzata tenendo conto delle attuali condizioni di trasferibilità dei capitali e di segreto bancario. Quantomeno, occorrerebbe introdurre l’obbligo di una dichiarazione, al momento stesso della candidatura, in cui l’interessato affermi di avere o non avere capitali, sotto ogni forma, all’estero ed, eventualmente, quale sia la loro forma ed entità. Va da sé che la scoperta di un eventuale mendacio andrebbe punita con la decadenza immediata, con la confisca dei beni raggiungibili e con una dura pena detentiva.

Un discorso particolare andrebbe fatto per la regolamentazione giuridica dei partiti politici. Sin qui, questa misura è stata vista con diffidenza dalle forze di opposizione (Pci negli anni cinquanta e sessanta, M5s un anno fa) nel timore di un “trucco” finalizzato a metter loro fuori legge. Dubbio legittimo ed anche con del fondamento, per cui occorre stare molto attenti ai contenuti della norma, però non si può rinunciare all’idea di un soddisfacente assetto giuridico della materia. Insomma: i partiti hanno in mano tutte le istituzioni, nominano i vertici della imprese economiche pubbliche, hanno il potere di far leggi ma sono trattati come fossero semplici società di fatto: è accettabile?

Poi c’è un altro nodo su cui dobbiamo mettere le mani: i meccanismi di controllo costituzionale che non hanno mai funzionato in 60 anni di vita repubblicana (questo è uno dei punti più deboli della nostra Costituzione). In particolare, non è per nulla soddisfacente l’assetto ordinamentale della magistratura, a cominciare dal rapporto malsano fra magistratura e potere politico espresso in particolare dalla formazione del Csm.

Ancora: sin qui l’attenzione è stata concentrata sugli appalti e subappalti, come se questa fosse l’unica forma giuridica di rapporti economici fra la Pubblica amministrazione ed i cittadini, ma si sono tralasciate molte altre forme di grande importanza come i contratti di nolo e  fornitura che, ad esempio sono un classico dei lavori di movimento terra in cui operano soprattutto mafia, camorra e n’drangheta.

Per rendere effettivi controlli e sanzioni, non sarebbe affatto di troppo la costituzione di un corpo speciale di polizia, con il compito di istituto di indagare su tutta questa materia, con il supporto dei servizi di intelligence, magari con una norma un po’ maliziosa per incentivare chi ci lavora e scoraggiare tentazioni corruttive. Anche qui: sancire che il 10% dei valori recuperati allo Stato sia distribuito fra quanti hanno realizzato l’operazione. Sarebbero tanti soldi e chissà che non funzioni.

Insomma occorre un piano organico che metta mano anche alla Costituzione, e, pertanto, sarebbe necessario che esso non fosse l’opera di un ristretto gruppo di tecnici, ma il risultato di un grande dibattito politico che attraversi tutta la nostra società e coinvolga la partecipazione popolare. Magari la nascita di un “movimento democratico contro la corruzione”. Vogliamo iniziare a parlarne?

Aldo Giannuli

Leggi anche (nel 2010 scrissi una serie di articoli dedicati al fenomeno della corruzione, mi permetto di segnalarli per chi fosse interessato).

Per capire la corruzione in Italia.

1- tardi anni quaranta-primi cinquanta: corruzione endemica
2- metà anni cinquanta-metà sessanta: corruzione diffusa
3- fine anni sessanta-metà settanta: corruzione generalizzata
4- fine settanta-primissimi novanta: corruzione sistemica [prima parte | seconda parte]
5- prima metà anni novanta- fine anni novanta: disgregazione delle precedenti reti corruttive e metamorfosi del fenomeno
6- anni 2000: iper corruzione finanziaria.

 

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (7)

  • se il sistema fosse totalmente controllato dai partiti non ci sarebbe bisogno della corruzione. non è che la corruzione è una polizza sul pagamento? la corruzione sclude la competizione o compete con altri gruppi di corrotti( é guerre sotto banco)? Non è più utile capirne i nessi finanziari e legalizarli? se la tangente è viaggi, cene, vacanze come distinguerli da promozioni, premi, ecc…? le tangenti raramente superano il 3% più grosso è l’affare, minore è la percentuale perché le aziende pagano? più il sistema è difuso maggiore è il consenso, perché cambiare? qual’è la differenza tra un favore è una tangente( un favore lo devi sempre concedere? )?

    Prendiamo il caso dell’editoria, siamo sicuri che tutti i libri e giornali che si pubblicano abbiano solo un fine intelletuale e comerciale?

    A memoria mia ho sentito parlare di corrusione infinite volte, né vedo le forme nei contratti e nei lavori. E ancora oggi non vedo nessuno parlarne in modo accorto e misurato.

  • «Anche qui: sancire che il 10% dei valori recuperati allo Stato sia distribuito fra quanti hanno realizzato l’operazione. Sarebbero tanti soldi e chissà che non funzioni.» PAROLE SANTE!!! FINALMENTE!!! Dovrebbe tuttavia essere il 100% in quanto finchè posso evitare di perdere il 100% di quello che viene scoperto mi conviene promettere il 10% + x% all’agente di polizia / Guardia di Finanza; simmetricamente l’agente di pubblica sicurezza che investiga su questa materia finchè può guadagnarci il 10% + x% sarà tentato di lasciarsi corrompere o di chiedere tanto per chiudere un occhio. Si metta pure il 100% e si stabilisca una rapida turnazione degli inquirenti all’interno del nucleo investigativo.

  • Una preghierina?

    A parte gli scherzi io a queste classifiche comincio a credere molto poco.

    Quando è stato eletto Obama come presidente, il governatore dell’Illinois non aveva messo in vendita il suo seggio da senatore? L’aveva fatto con tanta tranquillità che pareva che le cose negli usa non fossero così diverse dai nostrani usi.

    E le cose vanno così anche negli altri paesi non illudiamoci troppo.

    Intanto nella città incantata di smeralda dover regna sovrano il marchese di carabattole uomo di rare virtù…

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/04/07/lo-ior-tira-avanti-ma-anche-la-banda-dei-quattro-e-sempre-li/

  • Concordo ma provo ad offrire un “taglio” che più mi appartiene.

    Che il potere giudiziario sia un “problema” in Italia, ne dubito fortemente: non si spiegherebbe come mai da metà anni ’70, con l’inizio dell’attuazione programmatica (non più pianificazione “ideologica”, che si consolidava dagli anni ’20/’30) del neo-liberismo e del “nuovo ordine mondiale” reazionario inizia, mediaticamente la questione della “magistratura”.

    Ma perché proprio in Italia? La patria del “familismo amorale” dell’amico di Milton Friedman chiamato Edward C. Banfield? Un popolo “corrotto” antropologicamente non può “curare” se stesso e ha bisogno di essere “vincolato” per essere “governato”. (Governato da chi? Chi si è mai chiesto chi è il soggetto (o meglio il complemento d’agente) che dovrebbe “governare” il soggetto passivo “Democrazia”? Il demos? Basta andarsi a leggere i paper degli anni’70 di quei bei consessi presieduti da Marietto Monti.

    La “Democrazia”, per l’oligarchia neoliberista, è un sistema “idraulico sanitario” (cfr. F.A. Hayek), quindi semplice strumento di controllo sociale.

    Purtroppo Costituzione e magistratura italiana erano un po’ troppo efficaci per questa splendida piattaforma sul mediterraneo: chi si ricorda cosa fece la più famosa stella della magistratura degli anni ’80? Chi si ricorda il giudice Palermo? Che rapporto c’è tra sistema bancario, oligarchie dinastiche, 7 Sorelle, partita doppia “armi vs narco”-traffico, Sigonella, IOR e torna al punto 1? Palermo scoprì una dinamica simile a quella che oggi osserviamo anche in Kosovo (Kosovo, Camp Bondsteel, Afghanistan, proliferazione armi chimiche, IG Farben, Germania, USA, torna al punto 1): quali altri magistrature al mondo hanno potuto fare delle inchieste così? Perché è stata l’Italia il primo Paese NATO in cui è emersa la scandalosa questione “Stay Behind”?

    No, qualcosa non torna.

    Chi segue l’economista Chang sa che è il sistema economico che conforma l’antropogia, non viceversa: e guarda a caso durante le fasi neo-colonialiste, come denunciava Lelio Basso al Tribunale Russel, sono le corporation multinazionali ad usare un modello ben definito per asservire interi popoli: qual è lo STANDARD? (Standard, capito? Non una delle opzioni dell’attacco neocoloniale).

    Lo standard è la denuncia dei fenomeni corruttivi, far passare mediaticamente che “pubblico = corrotto”, disfunzionale e origine di tutti i mali. (Se poi si fomenta un po’ di autorazzismo, come in Italia, tanto meglio, spontaneamente milioni di persone chiedono l’eutanasia e la schiavitù)

    Capito?

    Chang e, in particolare, “The bad samaritan” va letto.

    Poiché non “vi sapete governare”, avete bisogno del guinzaglio ovvero “del vincolo esterno” (ma perché credete che Grillo sia andato a dire a Napolitano che “non ci sappiamo governare”? Pensate sia un caso anche questo?).

    Cosa sono i “vincoli esterni”? sono le cessioni di sovranità ad oligarchie apolidi che operano dietro il Paese dominante, con già le sue istituzioni “catturate”.

    Quindi si privatizza l’emissione del credito (la BCE è la prima BC della Storia ad avere un vero DIVORZIO dal potere democratico), si privatizza la sanità, i servizi idrici, quelli previdenziali, le risorse naturali, TUTTO quello che rende un popolo sovrano e che gli permette di autodeterminarsi.

    Ma cosa avviene banalmente quando si privatizza (ovvero si sottrae alla collettività le proprie risorse)? ESPLODE LA CORRUZIONE. E’ necessario essere dei geni per sapere a cosa hanno comportato le riforme del Titolo V e la sovrapposizione delle norme UE nella commisione pubblico e privato sul territorio? Che controllo c’è sul territorio da parte dello Stato?

    Il processo di “liberalizzazione” porta alle “privatizzazioni”, alla corruzione e alla “capture” di chi dovrebbe prendere decisioni in nome della collettività, che porta alla cessione completa della sovranità e la fine sostanziale della Democrazia.

    Non va “migliorata” la Costituzione, va RISPETTATA. Ma per farlo è necessario riacquistare la propria sovranità e costringere il capitale all’interesse degli Stati nazionali.

    I Diritti inalienabili dell’Uomo passano attraverso i diritti inalienabili dei Popoli. Su la testa!

  • io credo che non sia credibile vedere la burocrazia combattere se stessa. peraltro va considerato che corruzione della burocrazia ed evasione del cittadino sono fenomeni strettamente legati e che combattere solo uno dei due è completamente inefficace. non dico che dietro ogni funzionario corrotto c’è un privato cittadino che ruba allo stato, perchè forse ce ne è più di uno. pensare solo al burocrate significa non avere colto il nocciolo del problema, come non basterebbe nemmeno limitarsi ai privati cittadini, dato che l’egemonia neoliberista pone le multinazionali al di sopra della legge.
    sono questi i motivi per cui ritengo che grillo e il movimento no euro siano solo un arma di distrazione di massa: neoliberismo ed evasione sono argomenti messi al bando dal messia genovese, che dimostra di avere un’idea di stato leggera e quindi permeabile ai fenomeni corruttivi, oltre a un modello autoritario, che è uno dei principali ostacoli alla lotta alla corruzione. infatti ormai mi sono rassegnato: non ha senso andare a votare finchè continuerà ad esistere grillo.

  • cioè troverei più sensato un pò di sano lobbying dal basso per combattere la corruzione. ma l’esistenza di grillo impedisce alla radice la presenza di un diffuso lobbying dal basso, dato che la leva con cui spinge l’elettore è quella della totalizzazione in una formazione politica con aspirazioni maggioritarie che nemmeno veltroni

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