La riforma costituzionale: un atto di delinquenza politica. Ecco perchè.

Del contenuto di questa infelice riforma costituzionale si è detto abbondantemente e non stiamo qui a ripeterci sull’aborto di Senato, sul combinato disposto con la legge elettorale maggioritaria, sul prevaricazione governativa sul potere legislativo, sul carattere puramente propagandistico delle misure in materia di iniziativa popolare o sui tagli ai costi della politica eccetera. Di questo si è detto sin troppo, mentre troppo poco si è detto su un’altra ben più grave cosa: il modo con cui questa riforma si è formata.

Ricordiamo che:

a- essa non faceva parte del programma della coalizione Pd-Sel nelle elezioni politiche scorse

b- essa non è stata deliberata neppure nel congresso del partito nel tardo 2013

c- è stata irritualmente proposta dal Presidente della Repubblica che, poco attento al giuramento di fedeltà alla Costituzione vigente, se ne è fatto principale promotore del mutamento ed arbitro non imparzialissimo della contesa che si apriva.

Già questi punti gettano una luce non favorevolissima sull’accaduto, ma il peggio è altro: ad operare questa riforma è stato chiamato un Parlamento eletto con una legge gravemente distorsiva della volontà popolare e dichiarata per questo incostituzionale. Formalmente, per il principio della conservazione degli atti, il Parlamento restava in carica nella pienezza dei suoi poteri. Ma sotto il profilo della legittimazione politica, è palese che questo fosse un Parlamento non legittimato ad assumere decisioni in materie delicate come la legge elettorale o la riforma della Costituzione e, se si può capire per quel che riguarda la legge elettorale (ammesso che non fosse preferibile votare con la legge elettorale residuata dall’intervento della Corte e lasciar decidere al Parlamento successivo il da farsi) è assolutamente inammissibile, sul piano della correttezza politica, che un Parlamento del genere metta mano alla Carta Costituzionale.

E la riforma è partita subito male, escludendo pregiudizialmente diverse forze politiche (M5s, Lega, Sel, Fratelli d’Italia) che rappresentavano oltre il 40% dell’elettorato. Si ricorderà, infatti, che, dopo un infelice ed inconsueto “comitato di Saggi”, (erede di un analogo comitato della precedente legislatura), la “riforma” è partita con il “patto del Nazareno che associava Pd e Fi, con il codazzo delle liste di centro. Tuttavia, nel percorso, Fi si sottraeva, pagando il prezzo di ripetute scissioni. Ad un certo punto il Pd si è trovato praticamente solo (salvo il solito corteo caudatario dei partitini di servizio).

Dunque, la riforma è stata approvata con i voti del Pd e di qualche manciata di transfughi di Fi, organizzati in forze politiche prive di riscontro elettorale. Insomma, una costituzione di partito in cui manca totalmente (dicesi totalmente) l’elemento pattizio che è proprio delle costituzioni democratiche e repubblicane. Una Costituzione imposta con una aperta prevaricazione. In termini non formali (e ci sarebbe da ridire sul come Grasso e Boldrini hanno diretto il dibattito in aula e regolato il voto) può definirsi a pieno titolo come un atto di delinquenza politica.

Il Pd ha condotto a freddo una aggressione contro tutte le altre forze politiche del paese che gentilmente oggi appella marmaglia, a conferma della sua ormai confessata estraneità allo spirito della democrazia pluralistica.

Questo atto delinquenziale, peraltro, costituisce un precedente gravissimo per il quale, chiunque si trovi nelle condizioni attuali del Pd (e l’Italicum andava esattamente nella direzione di perpetuare questa condizione di prepotere) potrà fare della Costituzione quel che gli pare, magari dicendo che “è da sessanta anni che si aspetta questa riforma”. La riforma costituzionale di partito di fatto azzera la nozione di “patria costituzionale”, terreno di condivisione, per trasformare la Costituzione in campo di battaglia.

Decisamente il Pd appartiene ad una cultura politica diversa da quella dei costituenti e di qualsivoglia pensiero democratico, per inserirsi in un solco in cui troviamo piuttosto Pelloux, Salandra, Federzoni, Acerbo eccetera.

Un partito antisistema al vertice delle istituzioni? Forse Gramsci parlerebbe di “sovversivismo delle classi dirigenti” ma torneremo sul tema.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (20)

  • Professore buongiorno!
    riferimento iniziale una semplicissima treccani datata 1931 (sic!) trovata in rete:
    COLPO DI STATO (fr. e ingl. coup d’état; sp. golpe de estado; ted. Stadtsstreich). – Si intende generalmente con questa espressione un fatto contro la legge e al di fuori della legge, volto a modificare il vigente ordinamento dei pubblici poteri.
    Ora, non posso non notare la ricorrenza di questo schema a livello mondiale (è un virus che gira come l’influenza… qualcuno l’ha anche isolato, riconoscendone la provenienza dal ceppo denominato “repubblica delle banane”); ebbene, tale schema si compone di due momenti:
    1. Forzatura istituzionale
    2. Istituzionalizzazione della forzatura
    La prima fase, il vero e proprio colpo di stato, ha bisogno della seconda per autolegittimarsi. E’ il copione preferito delle cosiddette “rivoluzioni colorate”. Dopo il colpo di stato contro Janukovic, nell’Ex-Ucraina, furono fatte “libere elezioni”. Laddove questo copione non funziona, si passa poi al “muoia sansone con tutti i filistei” pardon, al “creative chaos”. In Italia lo evocano, minacciando “governi tecnici” (e omettendo che saranno loro, come sempre fatto, a sostenerli), fallimenti di banche, le sette piaghe d’egitto, e quant’altro. Ma non possono farlo, per il semplice fatto che se l’Italia fa la fine della Grecia, l’UE implode come e peggio dell’URSS (a proposito, spiace solo che sia nella lingua di Tol’stoj… perché questo breve editoriale merita, a 25 anni esatti dalla sua fine, “Il crollo dell’Urss come catastrofe economica” http://www.fondsk.ru/news/2016/11/26/raspad-sssr-kak-ekonomicheskaja-katastrofa-43110.html).
    Morale: occorre non dare al PD e agli amici ai piani alti che hanno orchestrato questo Piano di rinascita nazionale 2.0 la possibilità di rientro istituzionale di questo colpo di stato, in quanto illegale nella forma, nei contenuti e nel metodo. Qualora, invece, sciaguratamente, vincessero i si, ogni discussione sarebbe messa immediatamente a tacere da una tanto violata, tanto manipolata, quanto esibita e sbandierata ai quattro venti, “voluntas populi suprema lex”.
    Un caro saluto
    Paolo

    PS Ieri sera proprio Lupi (nomen omen) parlava di una riforma che attendevamo “da settant’anni” (sic!) correttosi poi in sessanta dopo che il Frantoianni dall’altra parte gli ha fatto notare che settant’anni non li ha neppure la Costituzione…

  • Papale papale: questa genìa andrebbe processata.Basterebbe poi sottolineare come questa “riforminchia” sia nata per impulso governativo e non parlamentare.

    Al bavone di Rignano basterebbe ricordare questo:

    “Certi santòcchi…per gradirsi a’ principi, stanno sempre su ‘l sindacare e proporre nuove riforme, le quali, fatte che sono, sono essi e’ primi a dannarle”
    G.Pagliari dal Bosco (1799)

  • Perfetto. E tutto ciò con la motivazione sostanziale: se il Pd diventa il garante dei diktat dei poteri forti europei e globali, da questi poteri verrà sostenuto e difeso (come già sta avvenendo).

  • È un errore invocare questioni estranee contenuti della legge di revisione costituzionale mettendo in secondo piano la volontà di chi (con un atto di “democrazia diretta”, senza delegare) sarà chiamato a decidere sulla base dei contenuti, a fronte dei milioni che si asterranno.

    PS: Durante le ultime tre legislature parte della Corte Costituzionale è stata nominata da un Parlamento determinato da legge elettorale dichiarata incostituzionale: non so se sia chiaro il paradosso e le implicazioni.

  • Per motivi sopra detti dal prof. ne deriva che:
    1) questa modifica della Costituzione è un atto sovversivo, perché atto imposto con la violenza dai deputati non eletti del PD che rappresentano una minoranza degli italiani, contro il resto della maggioranza degli italiani che non si riconosceranno mai in questo aborto;
    2) anche se vincesse il SI, l’aborto di costituzione resterebbe un atto sovversivo perché approvato da una risicata maggioranza della maggioranza che va a votare, cioè una minoranza, e quindi da rimuovere da parte del prossimo governo se vorrà; cioè il referendum non conferisce alcuna legittimità politica a questo atto sovversivo, anzi ne legittima la rimozione per la messa in pristino stato della democrazia;
    3) con l’Italicum che darà tutto il potere alla minoranza eletta, il prossimo governo M5stelle avrà tutto il potere per eliminare l’aborto costituzionale e il PD;
    4) l’atto sovversivo è il precedente per fare la medesima cosa: hanno rotto il patto non scritto: che la legge fondamentale di tutti si fa tutti assieme.
    5) è atto sovversivo al quadrato, perché non solo nel metodo ma anche nel merito toglie sovranità al popolo italiano e lo consegna alle oligarchie non elette di Bruxelles, che è il massimo del sovversivismo.

    Naturalmente il NO – che vincerà – lascia le cose come stanno, e si potrà ripartire col giusto piede: una pedata nel culo al bimbominkia Renzi e agli €URO-fascisti di Bruxelles

    Questo atto sovversivo è la fase terminale metastatica della trasformazione cancerogena nata dalla fine del PCI, con Occhetto per intenderci. Si vede che i suoi geni erano questi fin dall’inizio. Che l’evoluzione abbia il suo corso.

    • La Costituzione vigente non fissa alcun quorum ma lascia decidere ai cittadini proprio nel caso che non fosse approvata a larga maggioranza.

      Stante i dubbi sulla legittimità della legge elettorale non sarebbe bastato un largo accordo tra gli “eletti” che invece avrebbe precluso la strada del referendum.

      Che poi eventualmente i cittadini voltino le spalle alla Costituzione ripiegando largamente sull’astensione…

      PS: La vittoria del Sì implicherebbe che il PD avrebbe già vinto metà delle elezioni per la prossima legislatura (cioè quelle per il Senato in cui il PD avrebbe la maggioranza sulla base dei risultati elettorali già noti) e se mai il M5S riuscisse ad avere la maggioranza alla Camera (a differenza del Senato non possono aversi certezze), da solo non potrebbe abrogare le modifiche alla Costituzione.

  • Caro prof., come leggere le esternazioni di Napolitano da Vespa?
    Resipiscenza senile oppure …. che altro? E non è neppure la prima volta che sconfessa Renzi. Ma a 6 giorni dal voto, è piuttosto incomprensibile. Saturno che divora i suoi figli?

    • Il principio della conservazione degli atti. Siamo di fronte a tre considerazioni di merito. Uno é il concetto stesso di principio, intenso come veritá assoluta autoevidente non necessitante di dimostrazione e di per ciò stesso avente valenza giuridica fondante da cui far discendere norme cogenti. Un tragico esempio il principio alla cui assunzione dobbiamo le manomissioni prime della Carta Costituzionale, il principio di sussidiarietá. Laddove antitetico ad un altro principio voluto dai padri costituenti e sul quale sí fonda il Potere Amministrativo, il principio di competenza. Delle due l’una. O é valido il primo o lo é il secondo. Sí trattò di una avocazione della amministrazione dello Stato a strutture altre, privatistiche o lobbistiche o comunque strumentali a perseguire fini contrarie al mandato proprio della PP.AA. Da qui la seconda considerazione. Quale iter giuridico consente di assurgere un concetto al rango di principio, con tutti i risvolti del caso quali la preminenza interna fra I principi stessi qualora parzialmente confliggenti o il loro campo di applicabilitá? La terza considerazione é nel merito della conservazione degli Atti, concetto incongruamente utilizzato come principio, peraltro da un organo che non era legittimato ad esprimere pareri in tal senso ma solo a sancire la costituzionalità o meno del Porcellum. La conservazione degli atti come principio appunto necessitante funzionale alla governabilitá, anche questa intesa arbitrariamente come iter non sospendibile nonostante la palese illegittimitá, é un puro arbitrio giuridico e ideologico che pretende di riconoscere efficaci e validi atti normativi promulgati da chi non aveva potestá a farlo. E non l’aveva al tempo stesso della loro formulazione in quanto il riconoscimento di una illegittimitá costituzionale non può non avere valore retroattivo. La Costituzione prevedeva in tal caso che in tempi ristretti si andasse ad immediate rielezioni, evidentemente ristabilendo ipso facto il precedente strumento elettorale posto che non prevede come propedeutica una nuova legge elettorale che oltretutto non avrebbe parlamentari legittimato a farlo. Da tutte queste evidenze la domanda che pongo a me stesso é: come si giustifica l’assenza di intervento di altri Poteri legittimi, in particolare quello Giudiziario, che proprio in virtù del mandato costituzionale di indipendenza fra I poteri, del principio dei pesi e contrappesi, avrebbe dovuto perseguirli? per molto meno si attivarono con Mani Pulite. Ed ora dove sono?

      • Caro amico, qui le regole sono saltate da tempo, perciò certe domande sono oziose.
        Bisogna considerare che anche i magistrati tengono famiglia. Comunque, a onor del vero mi sfugge quali strumenti avrebbe un magistrato per perseguire lo stravolgimento della Costituzione votato dal Parlamento, sia pure illegittimo.
        La verità è che chi ha mancato, manca e continuerà a mancare, è colui che della stessa Costituzione dovrebbe essere il garante e che, invece, addirittura si fa promotore di quello stravolgimento.
        E poi, crede lei che Mani Pulite sarebbe stata possibile senza l’appoggio esterno e interessato della politica? Più chiaramente, senza l’appoggio del maggior partito di opposizione che, guarda caso, è stato l’unico a uscire indenne e anzi rafforzato dalla tempesta?
        Nel volgere di un paio di anni sono scomparsi dalla scena politica i due partiti che, insieme nel governo, detenevano il maggior numero di voti e governavano il Paese: quella si che fu rottamazione!
        Purtroppo, cambiarono i suonatori (relativamente, eh!, relativamente), ma non la musica: la partitocrazia dietro il paravento delle ideologie ha continuato a mangiarsi il Paese, costretta per di più a spartirselo con la peggiore imprenditoria assurta a ruolo politico, e oggi ne vediamo gli effetti.

  • Problema di logica.
    I beati possidentes internazionali, ovvero los anglos tierra tierra, hanno tuonato dall’alto dei loro (poco ) autorevoli fogli buoni per incartare il pesce al mercato, che se vince il NO in Italia ci sarà il diluvio universale. A parte la contraddizione spaziale tra universalità e peninsularità, vi è una contraddizione diacronica. Se le cose restano come oggi, vuol dire che il diluvio universale avrebbe dovuto già abbattersi su di noi, ma così non è, non è stato.
    Delle due: o la loro è una previsione fallace, oppure è la minaccia con una una pistola a salve, o ancora è un ricatto.
    Che los pappones che speculano sulle sventure dell’Italia se la prendano in saccoccia !

  • Caro Giannuli, Lei è pronto a turplinare l’armento per salvare la pelle ai negri e imbastardire la razza. Renzi & C. lo vogliono turplinare per compiacere i poteri forti che han dato loro la poltrona. Quale sarà il motivo più nobile? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Non glielo dico con atteggiamento polemico, ma come spunto di autoriflessione. Chi propugna la sovranità popolare deve stare attento a non finire per crederci egli stesso.

    Avendo ampiamente chiarito la scorrettezza dei dominanti – qualcuno si aspettava che agissero correttamente? – forse questo blog dovrebbe cominciare a discutere il post-referendum, il leniniano ‘che fare’. Quali saranno i punti deboli del regime in caso di vittoria del no e del sì? Quali gli elementi in instabilità e le opportunità di destabilizzazione? Un Renzi convenientemente rintanato nella segreteria PD sarà meglio di un Renzi impegnato a gestire in prima persona lo sfacelo incombente? Lei augurerebbe al M5S di andare al potere, tantopiù in una situazione del genere? Quali le conseguenze del voto sulla sfida Salvini-Berlusconi, e come boicottare la formazione di una destra moderata?

      • A. ditelo.
        Si può sempre girare la notizia al registro araldico o agli ultimi savoia, che si vantano di essere la dinastia più antica d’europa, ma forse in Danimarca non sono tanto d’accordo.

    • @Lorenzo
      .. e pensare che il mio sogno segreto ha gli occhi a mandorla ..
      Sogno in giapponese, coreano, ma pure il mandarino andrebbe bene, e invece la realtà .. mi impone di parlare inglese. E’ una questione di lingue.
      Se vi fossero problemi di prossemica da pigmentazione … posso aiutare, altrimenti a che servono gli amichi?

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