Sul reato di negazionismo. Storia e giurisprudenza alleate non sono.

Concentrati sul lungo periodo elettorale, abbiamo lasciato indietro alcune notizie importanti, tra le quali, l’iter parlamentare del reato di negazionismo. Molto volentieri dunque vi propongo sulla questione questo articolo dell’amico Elio Catania, promettente studioso e membro dell’Associazione Lapsus. Nei prossimi giorni anche io tornerò ad intervenire sul tema. Buona lettura! A.G.

Diremo cose scomode. Scomode per la retorica ipocrita del politically correct, ma scomode anche per molti nostri amici che, impegnati nell’antifascismo e nella difesa della memoria storica dei crimini nazisti, accettano con troppa superficialità quello che potrebbe apparire un aiuto da parte della legge.
Ci stiamo riferendo al tanto discusso reato penale di negazionismo, approvato alla Camera l’8 giugno scorso e che, nel silenzio generale, si appresta a completare il proprio iter parlamentare al Senato. Chiariamo subito la nostra posizione: noi, antifascisti nel DNA, siamo fermamente contrari alla proposta di legge che punisce la negazione del genocidio ebraico da parte del regime hitleriano e non solo; nel testo infatti leggiamo che la legge condanna con il carcere

“da due a sei anni” la propaganda, l’istigazione o l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, quando gli stessi sono fondati “in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra.” Specifichiamo, per completezza, che per quanto riguarda ciò che è da considerare crimine di guerra, contro l’umanità o di genocidio le fonti sono le sentenze emesse dal Tribunale internazionale dell’Aja. (Fonte)

Non crediamo e non abbiamo mai creduto che storia e giurisprudenza possano essere alleate. Abbiamo sempre rifiutato l’istituzione del Tribunale della Storia, che vorrebbe la disciplina finalizzata al giudizio morale circa presunte colpe e crimini. Compito della storia, come ben diceva uno dei padri della rivoluzione storiografica del Novecento, non è giudicare o descrivere, ma spiegare in profondità.[1] E già in questo troviamo una differenza essenziale tra ricerca storica e indagine processuale, che ne rende impossibile la coincidenza. Troppo spesso dietro legislazioni inerenti la memoria storica troviamo di fatto interessi politici, che rispondono a esigenze del momento. Ecco che l’uso pubblico della storia degenera in abuso politico e in ingerenza della politica nella storiografia.

In secondo luogo, è estremamente pericoloso emettere giudizi legali su quelle che sono a tutti gli effetti opinioni storiche, per quanto aberranti e da combattere. L’Italia non è l’unico paese in cui si è sviluppato un dibattito riguardo la legislazione anti negazionista; in molti stati europei sono state approvate leggi che prevedono la condanna penale di affermazioni, pubblicazioni, eventi considerati appunto negazionisti. La Francia, da questo punto di vista, è il paese che ha mostrato la tendenza peggiore: dal 2001 al 2006 sono state prodotte leggi che penalizzano la negazione del genocidio armeno (l. 1/01) e della schiavitù (legge Taubira), considerata dalla legislazione francese un crimine contro l’umanità che non può essere negato. Nello stesso periodo viene approvata anche la legge Mekachera, il 23 febbraio 2005, che però imponeva agli insegnanti di valorizzare il ruolo positivo del colonialismo francese in Africa del Nord e Indocina.[2]

Si possono citare altri esempi: la legge tedesca di recente approvazione sul genocidio armeno; le legislazioni dell’Europa orientale (Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia) del 2007/08 riguardo i crimini dei regimi comunisti; la pluridecennale giurisprudenza turca di negazione dell’esistenza storica delle minoranze interne (in particolare i curdi); le leggi spagnole, figlie del pacto del olvido post-franchista, che proibivano di parlare della Guerra civile spagnola e, conseguentemente, colpire i segni del passato regime (toponomastica, monumenti celebrativi, libri di testo); le sanzioni previste in Portogallo e Israele contro la negazione di qualunque genocidio, mentre Scandinavia, Svizzera, Slovacchia, Nuova Zelanda, Lituania, Australia includono anche il cosiddetto riduzionismo tra le opinioni da punire. Il paradosso è che, parallelamente a queste legislazioni, in molti dei paesi citati assistiamo alla tendenza opposta di imporre la rivalutazione storica positiva dei propri crimini passati (con conseguente corollario di penalizzazioni e discriminazioni a quegli storici o ricercatori che non si adeguano agli standard ministeriali), come ad esempio l’Australia. E anche qui in Italia, sebbene più silenziosamente, assistiamo a un fenomeno simile per quanto riguarda la ricostruzione addolcita del colonialismo italiano in Africa orientale.[3]

Di fronte a tutto questo, è secondo noi evidente che la presunta mano tesa dalla politica e dalla Legge alla memoria antifascista e antinazista è un cavallo di Troia che rischia di aprire la strada a orrori storico-legislativi ben peggiori. Non solo: effetti collaterali possono benissimo essere quelli di andare a colpire anche quegli storici sinceramente democratici e laici che, superando il complesso di colpa originario riguardo la Shoah, su cui si è fondata la Comunità europea, hanno affermato ricerca storica alla mano l’impossibilità di riconoscere il genocidio nazista degli ebrei come un unicum: essa, come ha affermato lo storico francese G. Bensoussan, può essere definita come una storia senza precedenti, ma non senza radici. La presunta “classifica degli orrori e dei genocidi” non potrà mai essere fondata su una storiografia degna di questo nome.

Dal punto di vista dello storico, il neofascismo e il suo ridicolo negazionismo si combattono solo in due modi: con il contrasto culturale nelle scuole, fondato su un uso pubblico della Storia capace di insegnare il ragionamento critico fin dalla tenera età; con la capacità di reinventare un nuovo contratto sociale, fondato sulla capacità di riconoscere la falsità storica di qualunque idea di razza e omogeneità etnico-culturale. Termina l’articolo qui.

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (31)

  • Non discuto sulla levatura professionale dello studioso ma devo necessariamente sottolineare un errore che francamente non si può proprio leggere: reato penale è un errore grande quanto una casa. Il reato è già penale perchè “reato” = “illecito penale”, quindi si dve scrivere solo “reato” oppure se proprio non si può proprio rinunciare all’aggettivo “penale” scrivere “illecito penale”, “figura criminis” ma reato penale no è francamente orribile.

  • Totalmente d’accordo.
    Si fanno grandi proclami sulla libertà di opinione poi si approvano leggi del genere.
    A questo punto il prossimo passo sarà il reato di negazionismo scientifico e lì ne vedremo delle belle.

  • Prof.Giannuli, da tempo l’intrepido sommergibile U-Boot revisionista, ha colato a picco, la corazzata Potemkin sterminazionista.I pusillanimi che sono a bordo, in preda ad un vero e proprio attacco di panico, non sono all’altezza di bloccare i poderosi siluri revisionisti. Pertanto costoro,in preda alla più cupa disperazione,sono solo capaci di invocare galera,censura,libri al rogo, gogna mediatica.Vogliono il Tribunale medioevale della Sacra Inquisizione, con relativi roghi ove bruciare come ai bei tempi, le streghe revisioniste, colpevoli di fornicare con il diavolo. Non moriamo idioti!

  • “… e ancora non è contenta, di sangue la bestia umana…”

    Elio buongiorno!

    concordo pienamente. Abituiamoci, purtroppo, a dover convivere con i furbi di ogni Paese (Cicero pro domo sua) e con i loro colpi di coda: del resto, i giapponesi aspettano ancora le scuse per le due bombe atomiche testate su milioni di civili inermi, i cinesi le aspettano dai giapponesi per il massacro di Nanchino (300-400 mila morti in un colpo solo), i cinesi quindi le aspettano da Mao per i 13 (autorità) o 20 (storici occidentali) milioni di morti causati dalla carestia seguita al cosiddetto “Grande Balzo in avanti”, e di cui lui fu responsabile: cifra enorme, ma mai come quella raggiunta dall’olocausto indiano a opera del colonialismo di sua maestà britannica (giusto perché si parla poco di queste vittime evidentemente “di serie B”, 60 milioni nel solo Bengala https://fbreporter.org/2015/07/07/genocide-the-british-dont-want-you-to-know-about-they-systematically-starved-to-death-over-60-millions-of-eastern-indians/ e qui a fare i totali nazionali aumentano purtroppo le cifre), senza contare i genocidi dei nativi africani e americani. Esempi qui citati soltanto perché, a un certo punto della Storia questi signori, da Est a Ovest sottoscrissero una carta, e (più a Ovest, in verità …) si sentirono campioni mondiali e difensori unilaterali dei diritti universali enunciati in tale Carta, strumentalizzandoli per legittimare azioni politiche “con altri mezzi”, ingerenze e guerre e, peraltro, disattendendoli loro stessi per primi (emblematico e illuminante, al tempo stesso, fu il “No Viet Cong ever called me nigger” di Mohammed Ali). Premesso quindi che lo strumento nasce da un’ipocrisia di fondo, e non certo per rileggere storicamente i crimini di guerra a partire, che so, dal massacro perpetuato da Cesare contro gli inermi Elveti, altrettanto ipocrita, oltre che errata in linea di principio, appare la pretesa di normare (e limitare) sul piano giuridico la ricerca storica. Grazie ancora Elio per lo stimolante contributo e

    Buon lavoro!

    Paolo Selmi

  • La storia non è alleata della giurisprudenza ma della verità.
    Queste leggi hanno lo scopo di evitare che i gruppi che subiscono un genocidio, che sono anche minoranze, possano essere diffamati e perseguitati accusandoli di essersi inventati tutto.
    Negare un genocidio accertato non è un’opinione qualsiasi; così come è scorretto paragonare la legislazione che serve a tutelare l’onore di chi come armeni o israeliti, che hanno entrambi subito più di un tentativo genocidario durante la propria storia, alle cattiverie legislative del sultano turco o islamico di turno.

    • Mi pare ragionevole. Ci sono fatti e interpretazioni di fatti: è un fatto (e ne abbiamo prove e testimonianze di prima mano), lo sterminio di milioni di persone nei lager nazisti, è una interpretazione di fatti l’opinione se la maggioranza del popolo tedesco sapesse o meno ciò che stava accadendo, e ne sia perciò collettivamente responsabile.
      Perciò, che si facciano leggi per riaffermare la verità punendo coloro che tentassero di negarla, con scopi non certo limpidi, non mi scandalizza neanche un po’.
      Ciò detto, mi chiedo come mai non riesco proprio ad appassionarmi a questo argomento, ed altri similari.
      Sarà forse perchè comincio a sentire troppo lontane nel tempo tali atrocità? Accadute peraltro in anni in cui io non ero ancora nato. Mi chiedo anche quando saremo autorizzati a leggere quegli avvenimenti con un distacco pari a quello che si ha leggendo, ad esempio, del periodo del Terrore in Francia, con le sue centinaia di ghigliottinati.
      E mi chiedo infine quanto siano lontani i giovani da queste diatribe.

      • Santa ingenuità, La ricca potente lobby che ha voluto tale legge liberticida impedirà a livello mondiale qualsiasi distacco e qualsiasi diatriba. Sia ai giovani che ai vecchi.Il mantra martellante e ossessionante andrà avanti ancora nei “seacula seacolorum”. Poi concludo ricordando al giovane Catania (ma già vecchio a livello mentale) che in Francia a pubblicare libri revisionisti non sono solo i neonazisti, ma anche gli anarchici della “Vecchia Talpa” e in Italia Cesare Saletta seguace del marxista eretico Amedeo Bordiga. Gli anarchici esortano alla lettura dei soli libri che il potere definisce “pericolosi”; nulla al giorno d’oggi vi è di più pericoloso per il potere dei libri revisionisti.Buona lettura.

    • La Storia è una scienza, e come tale soggetta a controversie, e anche a cambiamenti nel corso della storia (intesa non come disciplina) stessa. Come tutte le discipline, va storicizzata. Capita anche alla fisica, e alla matematica, figuriamoci il resto.
      Quanto alla “verità”, sarebbe il caso di rileggere Tomaso D’Aquino: “Gli assoluti [le verità di fede] sfuggono anche alla cerchia degli angeli superiori. Solo Dio può accedervi. L’uomo conosce coi sensi, e dunque abbiamo l’adeguamento dell’intelletto alla cosa, della cosa all’intelletto, dell’intelletto e della cosa”.
      Il “negazionismo” non consiste nel disonorare qualcuno. E se del caso, è questo disonorare che deve essere perseguito, come la calunnia. Faurisson, ad esempio, è un negazionista. Le sue tesi sono a mio avviso ridicole, basate su di una ingenua fiducia su fatti “tecnici” dei quali Faurisson non capisce nulla. Tra l’altro, non è uno storico, ma un docente di Letteratura francese. Ma non è un antiebreo, ed è anche un socialista (di altri tempi, oltretutto). Accusarlo di simpatie naziste e di volontà di denigrazione delle vittime – come è stato fatto – è una bestialità basata sull’ignoranza.
      E le controversie scientifiche non devono entrare nei tribunali, pena il ritorno al basso medioevo.

      • Sono d’accordo a considerare la negazione della Shoah una calunnia.
        E poichè la calunnia è accertata su denuncia del calunniato, o di chi abbia un particolare interesse a denunciarla (ad esempio, i famigliari di un defunto ingiustamente colpito nella sua onorabilità), mettiamola così: lo Stato Italiano, avendo accertato la verità dell’Olocausto attraverso testimonianze dirette ed indirette, avendo inoltre accertato senza ombra di dubbio che alcuni cittadini italiani ne sono rimasti vittima (basterebbe ricordare il Rastrellamento del ghetto di Roma: di oltre mille ebrei romani, sono sopravvissuti meno di 20), ritiene in questo particolare caso di essere esso stesso parte offesa e chiede pertanto all’Autorità Giudiziaria di perseguire il calunniatore.
        E non ha importanza se il calunniatore sia in perfetta buona fede, oppure tenti di affermare una menzogna sapendola tale, così come non ha importanza nei casi comuni di calunnia verso un individuo: è comunque necessaria una riparazione.
        Posta così, questa legge diviene più accettabile?

  • D’accordo sul ragionamento di fondo. Mi chiedo però come tutelare i sopravvissuti ai genocidi ancora in vita, affinché all’oppressione e alle sofferenze subite non si aggiunga anche l’oltraggio della loro negazione. Ovviamente ciò non potrebbe tutelare molti sopravvissuti alla Shoah, per ovvie ragioni, ma potrebbe essere importante per avvenimenti più recenti. Se tale tutela esiste già, mi scuso per la mia ignoranza giuridica. Non mi piacerebbe una risposta: anche in questo caso, è compito degli storici ecc. ecc., perché in questo caso siamo di fronte a un vulnus specifico.

    • per difendere dall’oltraggio della negazione le comunità offese da genocidi(ebrei ma anche armeni, rom eccetera) basta il lavoro degli storici e dei giornalisti onesti, noin c’è bisogno dei carabinieri

  • Giannuli comincia bene e finisce malissimo. Al posto della storia di regime, giä oggi in auge stanti i reati di apologia di fascismo, legge Mancino ecc., ma soprattutto stanti i meccanismi informali di repressione delle opinioni indesiderate operanti a ogni livello istituzionale, vuol mettere… l’istituzionalizzazione dell’indottrinamento ideologico della gioventü in etä scolare (beninteso “fin dalla piü tenera etä”!).

    Si sa, compito della scuola non sarä mica dare al ragazzo gli strumenti per scegliere da solo la propria strada e le proprie convinzioni. Ci mancherebbe altro, siamo fra “democratici”! Compito della scuola “democratica” e’ quello di conculcargli la falsitä dei valori degli sconfitti di turno, in modo che quello cresca in una gabbia ideologica preformata che lo induca ad autocensurarsi e renda cosi’ superflua la criminalizzazione delle sue opinioni in etä adulta. Quel che il regime vuol fare sull’adulto, il nostro eroe democratico progetta di infliggerlo ai bambini!

    Dall’articolo emerge anche l’ignoranza in materia di distinzione fra giudizi di fatto e di valore: come potrebbe la storia, che e’ (ehm, dovrebbe essere) una disciplina scientifica, quindi fondata sulla ricostruzione di nessi causali, mostrare la veritä o la falsitä di una qualunque religione o ideologia, fondata su scelte di valore??

    Come giä in materia di accoglimento profughi, quando teorizzava il turplinamento dell’elettorato nella misura in cui gosse necessario per fargli accettare l’invasione, adesso Giannuli ci ribadisce quanto valgano le nozioni di democrazia e di libero pensiero che i pennivendoli di regime sventolano quotidianamente sotto i camusi e gocciolanti nasoni del gregge.

    PS: dica Giannuli, fra le “omogeneità etnico-culturali” di cui denunziare la falsitä c’e’ anche l’omogeneitä della specie umana, o per quella valgono regole particolari?

    • sono pienamente d’accordo ed aderisco, ma come fai a non accorgerti che questa ignobile condanna è frutto della stessa cultura censoria che deve stabilire per legge cosa si pèuò dire e cosa no

      • Credo sia sufficiente inviare una mail con i propri dati all’indirizzo indicato:
        appelloricerca@gmail.com
        Ho inviato la mail e non mi è tornata indietro.
        E’ importante nel tuo caso anche indicare il titolo: Professore presso ecc. ecc.
        perchè l’appello è indirizzato specialmente al mondo universitario.

  • Condanna senza appello per i crimini nazisti e solidarietà con il popolo ebraico.
    Detto questo però, la mia attenzione è tutta rivolta alla attualità.
    Aspetto con interesse, con assoluto interesse, il pezzo che ha promesso su Mario Monti e l’eccesso di democrazia.
    Ah, Santi Numi, quante ne ho poi da dire al riguardo….!!
    Intanto la pregherei di una cosa.
    Quanto lancerà le sue saette e le sue invettive contro il rudere politico Monti, non si scordi anche di parlare di un referendum.
    Mi riferisco a quello tenuto negli anni ’80 sul Ministero dell’Agricoltura…
    stop, per ora mi trattengo!
    A presto

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    vito nicola volpe

    Caro Catania,

    un ottimo articolo: lucido e asciutto. I miei più sinceri complimenti. Anch’io, ben più modestamente di lei, ho fortemente criticato sulla mia pagina FB quest’autentica idiozia di sanzionare penalmente il negazionismo. Ha fatto bene aricordare, al termine del suo articolo, che le sciocchezze, benché pericolose, si combattono a livello culturale, nel libero dibattito e soprattutto nelle scuole.

  • In Francia Michel Caignet un pubblicista revisionista,fu aggredito sotto casa e immobilizzato a terra da dei squadristi, dopodiché gli versarono in faccia dell’acido muriatico, deturpandogli i lineamenti permanentemente e provocando dei seri problemi ad entrambi gli occhi.Gli squadristi sono fuggiti in Israele dove vivono impuniti. Ci fosse un fottuto pennivendolo di regime che ha denunciato il gravissimo fatto. Il docente universitario Robert Faurisson, ha subito anche lui una serie di aggressioni fisiche a Vichy ove vive.Ma anche all’università di Teramo in Italia, ove fu invitato per tenere una conferenza. Il solo posto al mondo dove i revisionisti non vengono arrestati o peggio aggrediti è nella capitale dell’Iran, l’unico paese libero sulla terra ove si è in grado di tenere delle conferenze e dibattiti revisionisti.Catania, Giannuli, troppo blanda la vostra flebile voce di distanza da tali mostruosità.La verità ci rende liberi.

      • Prof.Giannuli, all’università di Teramo (non in un covo di neonazisti) ove era stato invitato, fu impedita la conferenza stampa del professor Robert Faurisson, dai soliti noti .Negli scontri ad un poliziotto i difensori del libero pensiero e della resistenza, fratturarono la clavicola sinistra.Lo vada a chiedere al poliziotto,se sono o non sono dei squadristi. Con l’avanzare dell’età noto in lei un scadimento del discernimento e della lucidità mentale,si arrampica sugli specchi per non rispondere adeguatamente alle mie osservazioni….ma dimenticavo che lei di osservatorio tiene d’occhio solo quello democratico.

        • io non censuri niente ma questo non significa che debba necessariamente rispondere a tutte le osservazioni che mi vengono proposte. Noto solo che fa un certo effetto sentir parlare di squadrismo come categoria negativa da parte di un fascista. Per il resto è abbastanza noto che io sono per la libertà di parola di chiunque anche se ritengo totalmente infondate alcune teorie “scientifiche”

  • Prof. Giannuli, d’accordo.

    Sig. Maffei, per cortesia, ma la vogliamo smettere di guardare il dito mentre si indica la luna?

    Lei si fa bel e facile gioco con gli ammennicoli della storia e questo non e’, per lo meno, metodologicamente corretto.

    Siete stati sconfitti dalla Storia, ma non dai mandarini censori di stato (poveretti loro..), ma dall’Homo Sapiens.

    Va bene…le stragi del Terrore, i Gulag, bla bla bla.

    La Vostra sconfitta (e vi concedo la V maiuscola, che non meritereste affatto, per codardia e ignominia) e’ di “tipo logico diverso” (legga quel comunista di Bertrand Russell, lei che e’ colto).

    Perdoni Giannuli, rimuova pure il commento, se ritiene….non la accusero’ di censura, ma davvero non se ne puo’ piu’.

    Con immutata stima.

    Edoardo

    • non rimuovo certamente il suo commento che mi trova d’accordo dopo che ho passato quelli che non dondivido affatto, compresi quelli deliranti che pensano che io sia liberale.
      Io sono tollerante (salvo che per reati ed insolenze troppo spinte) ma come vede non rispondo aimcommenti di un certo tipo. A Maffei rispondo ogni tanto, ma come vede senza mai accettare il suo piano di discussione

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