Torniamo a parlare della P2, ma cosa fu davvero?

Da alcuni anni lo spettro della P2 è tornato ad aleggiare sulla politica italiana. Tutto iniziò nel 2010 con lo scandalo Verdini, in occasione del quale si parlò di una P3, continuazione o rinascita della precedente P2, della quale, peraltro, avevano fatto parte alcuni dei partecipanti al nuovo scandalo. Poi nel 2011, scoppiò il caso Bisignani e si parò di una P4.

Poi, l’ascesa di Renzi nel Pd ed a Palazzo Chigi, fu salutata da De Bortoli con un vago accenno ad un “certo odore di massoneria” che l’aveva accompagnata, complice la provenienza toscana del premier o certe sue amicizie a suo tempo non lontane dalla P2.

Poi lo scandalo dell’Etruria ha fatto tornare a galla vecchie storie ed anche lì (ne riparleremo) sono emerse persistenze e approssimazioni che rimettono in gioco quella vecchia radice.

Sembra che non si riesca a liberarcisi di quel vecchio spettro.
Per la maggioranza degli italiani, dire P2 significa evocare il “mistero d’Italia” per eccellenza, l’incrocio fra corruzione, stragismo, eversione  grande criminalità, finanza corsara ed ogni nefandezza. Né le pronunce assolutorie della magistratura hanno avuto alcun effetto nel modificare questa immagine. D’altro canto la nostra magistratura, in materia di grandi processi politici, ha una tradizione non troppo gloriosa, per cui le sue pronunce lasciano il tempo che trovano e non spostano di un millimetro le convinzioni dei più.
D’altro canto, anche se in processi diversi da quello sulla loggia in quanto tale, sono emerse valanghe di prove, indizi, testimonianze ecc. che legano il suo nome a vicende quali:

-il golpe Borghese
-il Noto servizio
-i depistaggi per la strage di Bologna
-il caso Sindona e connesso caso Ambrosoli
-il caso Calvi
-il caso Pecorelli
-i depistaggi relativi al caso Moro
-il caso Supersismi
-il caso Bergamelli, i sequestri di persona e l’Onpam
-la morte di Piersanti Mattarella

e sicuramente ne dimentico parecchi altri. E, se si torna a scavare, magari su un altro caso di questo tipo, viene fuori ancora di più. Peraltro va detto che, se il giudicato penale è reticente, ambiguo o assolutorio nei confronti della loggia in quanto tale, però non mancano affatto  condanne  di suoi singoli aderenti.

Dunque, non c’è ragione di rivedere il  giudizio che ormai si è sedimentato nel sentire comune degli italiani. Però una storia della P2 scritta con rigorosi criteri scientifici, non è stata ancora scritta, anche se non mancano numerosi volumi sul tema. Per dirla con il linguaggio degli storici, c’è una vulgata ma non un canone.

Si è prodotta (come per le stragi ordinoviste ed, in buona parte per il terrorismo “rosso”) una strana situazione per cui c’è un giudicato penale prevalentemente assolutorio sulla loggia nel suo complesso, una vasta pubblicistica prevalentemente colpevolista ed, in mezzo, l’assoluto vuoto della storiografia, che al solito, evita i temi troppo rognosi, preferendo argomenti più “tranquilli”. D’altro canto, che volete? “Se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare” diceva qualcuno.

Questa strana situazione ha fortemente danneggiato la comprensione del fenomeno e della sua eredità nel prosieguo della storia italiana.

In primo luogo, la vicenda è sempre stata affrontata sul piano penale, più che politico, con il risultato che si è formato un pre-giudizio (nel senso tecnico del termine di giudizio che precede l’analisi di merito) favorevole per alcuni (che si appoggiano alle sentenze) o sfavorevole per i più (che fanno riferimento alla pubblicistica). Ma una ricostruzione storiografica non può avere pre-giudizi di sorta e deve procedere avalutativamente. Lo storico non deve emettere né sentenze penali né condanne morali. Deve analizzare un fenomeno in tutte le sue dimensioni, spiegarne le origini,  esaminarne il decorso, individuare il suo lascito e, se crede, esprimere un giudizio politico (non morale) ma solo dopo che l’analisi sia compiuta.

Nel caso della P2, invece, è sempre stato centrale l’aspetto criminologico, che ha finito con mettere in ombra tutto il resto,  dalla sua cultura politica al suo ruolo non penale nel mondo finanziario. La P2 ed i suoi uomini, non hanno fatto solo reati, ma anche cose penalmente non rilevanti, ma non per questo ininfluenti sulla storia del paese. Magari il giudizio politico piò essere sempre negativo, ma questo non toglie che si debba esaminare tutto, liberi dalla dimensione penale che non è il mestiere dello storico.

Tutto è stato compresso in un pacchetto unidimensionale che non ha permesso di capire il fenomeno della sua dimensione politica a prescindere dalla natura lecita o illecita dei mezzi scelti e, paradossalmente, questo ha favorito, piuttosto che combattuto, la persistenza di quella cultura nel dibattito politico successivo. D’altro canto, ha prevalso un uso propagandistico del tema P2: una proposta politica o istituzionale, spesso non è stata discussa, ed eventualmente avversata, per il suo merito, ma perché assonante con questa o quella proposta della P2 (e soprattutto del suo famigerato “Programma di Rinascita Democratica”) A lungo andare, questo è diventato un esorcismo che, come tutti gli esorcismi, ha perso efficacia e significatività.

Per di più, la frammentazione in cento casi processuali ha fatto perdere la visione di insieme del fenomeno. Ma forse è venuto il momento di rimettere insieme i pezzi per una storia a tutto tondo della P2 e, forse, diventeranno comprensibili anche molti aspetti del presente ancora troppo opachi.

Aldo Giannuli

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Comments (11)

  • Ma se non fosse null’altro che la quintessenza del modo normale di operare dei gruppi dominanti italiani? Insomma, l’articolo 0 della Costituzione: “Noi siamo noi, e voi non siete nessuno” (parafrasando il Marchese del Grillo).

  • Professor Giannuli, mi permetta una richiesta cronologica. Mi sono sempre chiesta quanto fosse noto, mediante pubblicazioni d’ogni genere, dell’esistenza e dell’attività della loggia P2 prima del rinvenimento degli elenchi degli aderenti il 17 marzo del 1981, sia in Italia quanto all’estero.
    La ringrazio in anticipo.

    • Gentile signora Elisa, mi permetta di risponderle, conoscendo qualcosa di ciò che stiamo parlando. Giornali come Espresso, Panorama, L’Europeo, Repubblica, pubblicavano articoli già dal 1975 su questa loggia misteriosa e inquietante. La brava Sandra Bonsanti fece la sua fortuna su questo. L’esplosione vulcanica è avvenuta il 17 marzo del 1981, ma il magma ribolliva da alcuni anni. Consideri che Gelli prese formale possesso della loggia Propaganda2 nel 1966, quando era un esiguo cronicario di ex. In un paio d’anni la struttura assume già la diversa fisionomia che conosciamo. Dal 1968 al 1975 nulla si sa pubblicamente della sua esistenza.

      • La ringrazio per la cortese risposta signor Francesco. Sapevo degli articoli de L’Espresso e Panorama ma non sono mai riuscita a consultarli se non per stralci citati in qualche libro. Mi conferma l’amara sensazione che la P2 fosse (1976-81) un segreto di pulcinella.

  • Le pretese “stragi di ON” tanto per essere onesti si sono rivelate poi in base alle sentenze assolutorie dei togati, per delle operazioni di depistaggio.Nella stragrande maggioranza dei casi una magistratura non certo di “destra” ha assolto gli imputati neofascisti.Prof.Giannuli visto che lei è milanese di adozione, si faccia un giro a piazzale Giulio Cesare di Milano, noterà che non vi è una targa che ricordi, l’eccidio del 12 aprile 1928, e che inoltre le mummie imbalsamate dell’ANPI evitano accuratamente di ricordare e celebrare con le rituali cerimonie pseudo religiose, in una Milano dove targhe e lapidi si sprecano, anche per il canagliume sovversivo più becero. Come mai?
    Post Scriptum. Uno dei mandanti di tale eccidio invece di essere fucilato come meritava, soggiornò in una amena e salubre isola,che Renzi ha visitato di recente e che vuole restaurare, fino a quando il colpo di stato massonico e antifascista del 25 luglio 1943 (l’unico e vero colpo di stato mai avvenuto ad opera dei militari in Italia) lo liberò.I confinati politici soggiornanti godevano di un clima favorevole, tanto che Sandro Pertini, guarì dalla tubercolosi contratta nella “galera fascista” e campò fino alla bella età di 92 anni.

  • Per comprendere la P2 il primo passo è abbandonare la categoria “strategia della tensione”, che presuppone sempre un burattinaio con obiettivi sempre ridicoli. Come si fa a spiegare Piazza della Loggia dicendo che si voleva bloccare l’emancipazione della società portata avanti dalle sinistre? Solo il consumismo degli anni 80 ha realmente portato “emancipazione”, aimè.

    Il punto di partenza deve essere: l’Italia ha perso la guerra ed è una colonia americana dal 45, da qui si può costruire un’interpretazione. È inutile cercare intrighi inesistenti.

  • Gentile prof. Giannuli, affermare che ” una storia della P2 scritta con rigorosi criteri scientifici, non è stata ancora scritta” non è proprio esatto. Certamente la materia è stata trattata sotto il profilo giuridico, le monografie pubblicate hanno tutte taglio cronachistico, scritte da giornalisti, ma su un panorama di 24 libri sull’argomento, due trattano la materia sotto un profilo storico, quello di Aldo A, Mola, edito nel 2008, e quello del 1981 di Rossi e Lombrassa, i quali, seppur giornalisti, scrivevano sotto dettatura di uno dei protagonisti della P2, l’ing. Francesco Siniscalchi, profondo conoscitore della genesi di quel fenomeno, e per questo suo fiero avversario. Il libro di Mola è un lavoro storico, discutibilissimo, ed io lo discuto, ma pur sempre un lavoro storico. Del resto, un’analisi politica porterebbe inevitabilmente a coinvolgere l’intera massoneria italiana, il suo ruolo in quegli anni. Pertanto, torneremmo ad imbatterci in termini quali guerra fredda, blocco occidentale, ecc. Consideri che oggi uno storico che decida di dedicare uno studio sulla P2 deve preventivare l’esame di ben 100.000 pagine, risultanti dagli atti della commissione Anselmi, vera miniera inesauribile sul fenomeno massonico del periodo. Quanti ne conosce che si dedicherebbero ad uno studio di tali proporzioni?

    • La P2 è stata una delle più grandi centrali di smistamento di piccioli della storia recente. Il potere finanziario è sempre stato e sarà transazionale. Per orchestrare la corruzione puoi risiedere ovunque. In Italia, all’epoca, erano più rapidi, scaltri e affidabili che altrove. Dall’Italia si controllavano bene tanti altri paesi, vicini e meno vicini, allineati e meno allineati, perfino formalmente nemici. Il soldo è lieve, non puzza, e arriva sempre nelle tasche di chi deve arrivare.

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