Ma perchè non si riesce a domare il fenomeno della corruzione politica?

Ma perchè non si riesce a domare il fenomeno della corruzione politica?

In questi giorni cade il 18° anniversario dell’apertura di “Mani Pulite” ed il quadro generale è semplicemente desolante: la pianta della corruzione –che quella mega inchiesta  avrebbe dovuto sradicare una volta per tutte- è più rigogliosa che mai. Non sto a fare l’elenco degli ultimi casi, che, peraltro seguono ad una serie infinita ed ininterrotta. Insomma diciamocelo: Mani Pulite ha fatto fuori una classe politica ma quella che è venuta ha ripreso le vecchie care abitudini senza perdere un secondo. La corruzione non si è mai arrestata.
E si è iniziato a discutere del perchè.

Notevole l’intervento di Ernesto Galli Della Loggia sul “Corriere della Sera” del 17 febbraio scorso che sostiene che –constatato il fallimento delle riforme della legge elettorale, sugli appalti ecc, seguite alla stagione di Mani Pulite- non resta che concludere che il problema non è di natura politica quanto antropologica: il problema è l’Italia in quanto tale e tira di nuovo in ballo la categoria del “familismo amorale”. Insomma, ad essere irrimediabilmente corrotta è la società civile e la corruzione politica non è che il riflesso di questa melma che deborda dal sociale al politico.
Articolo notevole dicevamo –e lo ripetiamo- nel senso che è un mirabile condensato di tutte le scemenze liberal-moralistiche in argomento. Una di quelle banalità con cui le classi dominanti amano autoassolversi delle loro tare morali: se la colpa è del familismo amorale, che ci volete fare? Noi italiani siamo fatti così, siamo troppo anarchici e non amiamo le rergole. E quindi la colpa non è (non solo) dei politici, dei magistrati, degli intellettuali, dei vertici amministrativi, ma del pensionato che si fa raccomandare per avere la pensione in tempi accettabili, del piccolo commerciale che froda il fisco, dello studente che sale sul tram senza biglietto, dell’operaio in cassa integrazione che fa lavoro nero, del cittadino che non denuncia gli abusi e le illegalità che vede ecc. Morale: inutile cercare rimedi in sede politico-legislativa. Il rimedio –se pure esiste- è in un’opera pedagogica che insegni agli italiani la “cultura delle regole”, magari con l’immancabile “come in America”.

Intendiamoci: c’è del vero in tutto questo. E’ verissimo che gli italiani hanno un debolissimo senso della legalità, che il “familismo amorale” è una caratteristica del nostro costume nazionale, che le piccole illegalità dei ceti subalterni fanno da sfondo e danno forza alle grandi illegalità delle classi dominanti. Tutto vero. Anzi, in questo senso, il prof. Ernesto Galli Della Loggia –pluridecennale docente ordinario che nel suo articolo accenna alle costanti illegalità di ogni genere e grado di concorsi pubblici- potrebbe dare il buon esempio iniziando a denunciare il malcostume dei concorsi universitari, di cui, immaginiamo, sia al corrente, essendo stato spesso componente delle commissioni di concorso (o no?!).
Però occorre chiedersi due cose: da cosa e cosa è possibile fare per bonificare la palude morale che affligge la società italiana? E le due questioni sono correlate.
Immaginiamo che il prof Galli Dalla Loggia sia d’accordo con la tesi per cui è la mancata riforma protestante nel nostro paese uno dei fattori che predispone gli italiani proclivi al lassismo morale. Ma c’è altro ancora nella nostra storia nazionale a spiegare tutto ciò. Ad esempio, il nostro è uno dei pochi paesi europei a non aver conosciuto una rivoluzione che ne segnasse il passaggio alla modernità E questo ha impedito una “soluzione di continuità” delle nostre classi dirigenti. La radice del familismo amorale poggia in larga parte su questa premessa storica della continuità plurisecolare delle classi dominanti nel nostro paese. Leggevo anni fa una lucente targa d’ottone: “XY, notai dal 1837”. considerato che il posto di notaio è attribuito per concorso, che ne dite di questa sfacciata esibizione di continuità dinastica?

L’Italia è il paese in cui 10.000 famiglie (sempre quelle) decidono chi sarà il direttore del “Corriere” e chi il deputato di Lodi, chi l’amministratore delegato della Banca di Matera e chi il direttore dell’ospedale di Verona, chi vincerà la cattedra di  Fisica nucleare a Genova e chi sarà il presidente del Tribunale di Napoli.
E la mobilità sociale conosce solo tre strade: il matrimonio fortunato, la  lotteria di Capodanno e sorella morte. Per i più ardimentosi ce n’è una quarta: il crimine organizzato.
Ma temo che il prf. Galli della Loggia, che ha scritto pagine memorabili per deprecare l’eccesso di giacobinismo nella nostra storia nazionale, per cui Mazzini è il bisnonno delle Brigate Rosse, non sarebbe d’accordo con questa diagnosi.
L’insigne accademico lascia intendere che l’unica strada per uscirne sta nella pedagogia che educhi gli italiani alla cultura delle regole (o, in alternativa, rassegnarsi alla corruzione politica e piantarla con le geremiadi moralistiche).

Già, ma la pedagogia dei popoli è la politica e l’analisi politica ci dice che il primo passo è avviare un processo alle classi dirigenti per come hanno dominato per 150 anni questo paese e che trovano nello storico Galli della Loggia un compiacente portavoce

Aldo Giannuli, 1 marzo ’10

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Aldo Giannuli

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Comments (3)

  • la beffa è che anche chi predica la legalità, vedi il documento dei vescovi: “educare alla legalità”, poi la elude. Esigerei, minimo, la trasparenza assoluta dei bilanci di parrocchie, opere parrocchiali, diocesi, istituti religiosi e banche del vaticano. Altrimenti, la legalità, scordiamocela.

  • Si leggono poche volte cose così precise in merito allo sfacelo del nostro paese: 10.000 famiglie che si tramandano il potere di veto su tutto; se poi aggiungiamo l’analisi comparsa in un precedente commento dello storico Giannuli relativa al fatto che le generazioni più coinvolte nell’esprimere l’attuale ceto dirigente corrotto e incompetente sono quelle nate negli anni ’30, ’40 e ’50, beh….il campo si restringe! E’ un buon punto di partenza per andare ancora più in profondità….

  • Come tutti gli italiani, anch’io mi sono posto il quesito. La risposta che mi sono data è la seguente:”se tutto in Italia è organizzato in modo da non dover funzionare, come può il cittadino comune non essere disonesto,corrotto o corruttore?” L’umano viene educato dai modelli, quali modelli segue l’italiano ?: il lavoro dato come favore, in seguito a raccomandazione (li ti ci ho messi io!) vale anche per il capo dello stato, che non viene eletto dai cittadini. Una valanga sommergente di leggi fatte solo per confondere anzichè chiarire, per poi dare discrezionalità ai giudici e ai pubblici amministratori. Una pubblica amministrazione che comunica con un linguaggio astruso e incomprensibile ed i cui operatori stanno attenti solo a barattare favori. Se non si hanno “amici” nei posti chiave, si gira a vuoto. Spesso si fanno paragoni col resto d’europa,per quanto attiene l’efficienza, i salari o l’organizzazione in genere,senza tener conto che in Italia a fronte di un numero doppio di dipendenti statali,c’è una totale inefficienza di rendimento (vedi la magistratura, la scuola, polizie ipersindacalizzate e politicizzate, gestioni sanitarie come albero della cuccagna, una Guardia di finanza strutturata più per coprire che per scoprire l’evasione, e via dicendo).Se poi il cittadino volesse prendere a modello i suoi rappresentanti politici allora ci dovremmo davvero meravigliare di essere quello che siamo, perché dovremmo essere peggio. I partiti ormai non fanno più mistero di lottare per il potere in quanto tale e non certo per il bene comune,usato solo a parole. La realtà e che i partiti si delegittimo a vicenda in una perenna campagna elettorale che si pagano con i nostri soldi.Anche i comuni, visto l’andazzo statale allargano sempre più l’organico dei rappresentanti politici e, per accontentare altre clientele, anche quello dei Vigili Urbani e dipendenti vari. Potrei continuare ma non direi nulla che già non conosca. L’unica cosa che pare non si conosca è che noi, per quanto corrotti e immorali, siamo di sicuro meglio di chi detta le regole governative e sociali.Per uscire dal serioso porterò ad esempio un fatto: un mio parente, vizioso come il vaso di pandora, quando andava in Germania diventava un gentleman, non buttava neppure una carta a terra. Mi diceva che li, in germania,si sentiva moralmente obbligato a rispettare le regole che tutti rispettavano. Vorrei sperare di esser stato utile.

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