Il referendum greco

Spero che vinca il no, ma ho il forte timore che vincerà in si per le bestialità di Tsipras.
Siamo alle battute finali di una campagna referendaria brevissima ed assai confusa, fra una manciata di giorni sapremo come è andata. Da poco è arrivata la risposta della Merkel all’ultima proposta di mediazione fatta da Tsipras: rispedita al mittente, come era logico attendersi. Tsipras continua a dire che anche in caso di vittoria del No, la Grecia non uscirà dall’Euro.

I greci voteranno essenzialmente fra due stati d’animo: rabbia e paura. Se prevarrà la rabbia contro gli assurdi diktat “europei” (si scrive europei ma si legge tedeschi), vincerà il No, ma se dovesse prevalere il timore delle conseguenze dell’ uscita dall’Euro, vincerà il si.

C’è una possibilità teorica che anche in caso di vittoria del no, la Grecia possa restare nell’Euro: che con qualche capriola, di quelle cui la finanza è maestra, si trovi il modo di non dichiarare il default, anche se Atene non paga, o che si vada ad un “default” controllato e  che la Bce e le banche dell’eurozona continuino a fornire la Grecia di Euro. Mi sembra un possibilità solo teorica (anche se: mai dire mai) perché, se ci fossero state queste intenzioni, non saremmo a questo punto e, d’altra parte, non si capisce che interesse possano avere gli ometti di Francoforte e di Berlino a salvare la Grecia dopo il No. Magari, questo potrebbe verificarsi perché la Ue e la Bce ci hanno provato a buttar giù Tsipras e domare la Grecia, ma poi, una volta  constatato il fallimento della manovra, hanno paura del terremoto che potrebbe seguire e si rassegnano a tener dentro Atene. Non ci credo, perché mi sembra un’ipotesi molto autoconsolatoria e troppo ottimista, ma, come si sa, le vie della Provvidenza sono infinite! Intanto vediamo come va a finire.

L’interesse nazionale greco vorrebbe che ci fosse una squillante vittoria del no, e personalmente faccio il tifo per il No perché valuto anche le conseguenze negative su tutta l’Europa che una vittoria del si avrebbe; ma ho l’impressione che la forsennata campagna terroristica degli “europeisti” interni ed esterni alla Grecia, finirà con il prevalere, anche perché non ha trovato che un contrasto molto debole.

Tsipras, sin dalla campagna elettorale, non ha minimamente cercato di dimostrare che l’uscita dall’Euro (anche solo come “piano B”) poteva essere una ipotesi possibile, poi ha fatto l’inutile gioco del cerino ed, incredibilmente, ha continuato a trattare sino all’ultimo: una mossa di rara stupidità che fa fare una figura di gigante alla Merkel che, giustamente, dice di no ad un possibile salvataggio prima del referendum. E questo è stato il botto finale.

Ammettiamo, pure per un momento, che la proposta di “mediazione” di Atene fosse accolta: dopo cosa avrebbe fatto Tsipras? Ovviamente non avrebbe avuto senso votare no ad un accordo superato e, tantomeno, ad un nuovo accordo fatto sulla base di proposte dello stesso governo greco. Per cui le possibilità avrebbero potuto esser due: o annullare il referendum, ma facendo la figura di chi usa gli strumenti di democrazia diretta come uno yo yo e tirandosi addosso la accuse di falsario da parte di Kke, Alba Dorata e sinistra del suo partito, oppure dare indicazione di voto si, a soli due giorni dal voto, gettando l’elettorato nel disorientamento più totale.

Io ho sempre saputo che, quando si decide di scendere in battaglia, non si tratta più; si cala la visiera e si menano le mani. Questo è il risultato di trenta anni di scemenze pacifiste-non violente che hanno dissolto la cultura del conflitto.

Faccio politica militante da 47 anni, ma non ho mai visto un dirigente politico più incapace e confusionario di questo. E non ditemi che questo era un piano machiavellico per cui…

Nonostante tutto, speriamo che i greci abbiano il cervello che manca ai loro governanti ed oppongano un risoluto no. Ci sarà tempo dopo per il bilancio ed il giudizio sull’operato di ciascuno, per ora riflettiamo su una frase di Brecht; “sfortunato è il popolo che ha bisogno di eroi”.

Già, ma ancor più sfortunato è il popolo che, avendone bisogno, non ne trova.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (44)

  • Sig. Giannuli è sempre un piacere ed un momento di crescita leggere quale sia il suo punto di vista sulle vicende che accadono nel mondo.

  • allora. provo un pò ad uscire dalla posizione edonistica di chi è per il cambiamento e chi è reazionario, che non doveva comunque essere letta come un giudizio.
    ma credo che se il punto della questione fosse quello di fare “uscire allo scoperto” le istituzioni europee nello squallore delle loro prospettive nazionali, tispras ha avuto successo. gente come lei o me (in gradi diversi), non ha fiducia nelle istituzioni europee, e vede giustamente questo balletto come la scoperta dell’acqua calda. ma se si prova ad uscire da se stessi e a vederla in grandi numeri, si profila una situazione in cui non è più possibile parlare di europa senza che venga coinvolto un nemico, che è il governo di uno stato europeo. se la grecia non dovesse più costituire un pericolo, l’avanzare della crisi economica costringerà a trovare un nuovo stato su cui scaricare le colpe di tutto, data la totale mancanza di senso solidaristico e sovranazionale.
    ma, anche di fronte al fallimento di un progetto federalista nato male, continuo a pensare che la solidarietà e la sovranazionalità costituiscano dei valori ideali senza i quali non si possa parlare di euguaglianza, rassegnandosi quindi ad una vita da reazionario. mi sembra utopistico il ritorno al passato dello stato nazione e le relative velleità isolazionistiche ed autarchiche. la mia prospettiva è dunque ben più disperata della sua: so che il cambiamento verrà, e che sarà in peggio, e so già che dovrò adattarmi ad esso. appunto per questo preferisco una prospettiva pragmatica che consideri il valore dei piccoli passi in quanto tale, senza inserirlo per forza in una prospettiva teleologica (che può anche essere sbagliata). cito, come esempio edonistico di cattiva lettura, la quarta tesi di filosofia della storia di walter benjamin:

    “Cercate dapprima cibo e vestimento;
    e il regno di Dio vi arrivera’ da solo”
    (Hegel, 1807)
    La lotta di classe, che e’ sempre davanti agli occhi dello storico educato su Marx, e’ una lotta per le cose rozze e materiali, senza le quali non esistono quelle piu’ fini e spirituali. Ma queste ultime sono presenti, nella lotta di classe, in altra forma che non sia la semplice immagine di una preda destinata al vincitore. Esse vivono, in questa lotta, come fiducia, coraggio, umore, astuzia, impassibilita’, e agiscono retroattivamente nella lontananza dei tempi. Esse rimetteranno in questione ogni vittoria che sia toccata nel tempo ai dominatori. Come i fiori volgono il capo verso il sole, cosi’, in forza di un eliotropismo segreto, tutto cio’ che e’ stato tende a volgersi verso il sole che sta salendo nel cielo della storia. Di questa trasformazione, meno appariscente di ogni altra, deve intendersi il materialista storico.

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      Tenerone Dolcissimo

      Non ti passa nemmeno per un attimo per la testa che i dominatori potrebbero essere quelli che portano avanti la lotta di classe????
      Dovresti riflettere che l’epoca storica in cui maggiormente ha trionfato il comunismo è stato il medioevo.

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    Michelangelo Ingrassia

    Caro Aldo,
    siamo alle prese con un caso di situazionismo storico davvero interessante, destinato comunque a creare un precedente: tenere dentro Atene che non paga, con un default controllato; tenere dentro Atene che non paga ma non dichiarare il default; espellere Atene che non paga e sospingerla verso Mosca e Pechino. Altri governi e popoli attendono che si sviluppi il “precedente” greco. In attesa di vedere come va a finire, si potrebbe cominciare a riflettere su quello che tu opportunamente definisci il dissolvimento della cultura del conflitto. Una cultura da recuperare facendo attenzione agli eroi, veri o presunti, che potrebbero comparire all’orizzonte

  • brutta mossa quella di Tsipras di rilanciare un accordo dopo aver fissato il referendum… e brutta mossa pure quella di promettere la fine dell’austerità assassina rimandendo nell’euro….
    ormai è chiaro come il sole che la grecia potrà rivedere un po’ di sole fuori da questa europa usuraia….
    tsipras dovrebbe avere una linea più forte in questo senso perchè se fallisce lui poi entrano in campo i nazisti e non mi sembra il caso….

  • Estrapolo parti da questo sito:

    NEWSCOMIDAD
    Ecco le news settimanali del Comidad:
    http://www.comidad.org/

    LA GRECIA SCOPRE CHE LA FIABA EUROPEA HA SEDE A WASHINGTON
    …….
    La Grecia è indebitata sino al collo, ma non si tratta del debito pubblico che contraeva sino al 2010, bensì di un mega-debito con il FMI. A tenere per il collo la Grecia non sono gli investitori nel suo debito pubblico, e neppure l’Unione Europea, ma il FMI; ed in questi giorni è in scadenza un’altra rata del debito greco con il FMI. Agli inizi di giugno, il direttore generale del FMI, Christine Lagarde ha posto la questione del pagamento di questa rata con un’aggressività da creditore privato, mentre lo stesso FMI vanterebbe addirittura lo status giuridico di agenzia ONU. Ciò va a tutto vantaggio della credibilità dell’ONU.
    …………..
    Ma questo nesso tra insolvenza nei confronti del FMI ed uscita dall”euro, dal punto di vista giuridico non esiste, come il governo greco ha del resto rilevato, annunciando un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha sede in Lussemburgo. Ma, se è per questo, non esistevano neppure le premesse giuridiche della cosiddetta “Troika”, cioè del fatto che la gestione della crisi UE sia stata affidata, oltre che alla Commissione ed alla Banca Centrale Europea, anche ad un organo esterno come il FMI.
    ……….

  • Mi dispiace. Non la capisco. Tsipras mette in difficoltà la cupola finanziaria internazionale. Unico in Europa. Contro forze potentissime. Senza aiuti. Non della socialdemocrazia, che è passata al neoliberismo. Non dei populisti, a cominciare da Grillo, il cui sostegno ad Atene è stato, come al solito, puramente verbale e demagogico.E lei, mentre la battaglia è in corso, lo tratta come un imbecille e uno sprovveduto. Penso che la Grecia verrà piegata, perchè i rapporti di forze sono troppo sfavorevoli. Le responsabilità di questo ricadranno sulla socialdemocrazia e sulle elite intellettuali che, quando non sono comprate, si trovano in uno stato confusionale. in ogni caso, quale che sia l’esito del referendum, di Tsipras si continuerà a parlare per un pezzo. Sempre che non lo ammazzino prima.

    • ammazzarlo? sarebbe unio spreco per chiunque; Se ne parlerà a lungo? questi si ma come esempio di ineguagliata insipienza

  • «L’annuncio shock del premier greco di indire un referendum sul salvataggio della Grecia rischia di aggravare la crisi dei debiti sovrani in Europa.
    Si fa ancora più ripida la caduta dei listini europei per il timore di un default della Grecia e di un contagio all’Italia della crisi del debito sovrano. […]
    Crollano le banche e le assicurazioni europee sotto la paura del referendum greco. Mentre i listini europei affondano ([…]
    ”Sembra una mossa per fare retromarcia sull’accordo raggiunto”, ha detto il capogruppo parlamentare dei Liberali democratici tedeschi, […] Ci saranno conseguenza negative per l’Eurozona e pesantissime per Atene.
    “Il Paese molto probabilmente dichiarera’ immediatamente il default ed uscira’ dall’euro”. Per il ministro finlandese agli Affari europei, Alexander Stubb, il referendum ellenico sara’ un voto sull’appartenenza del Paese all’eurozona. ”La situazione e’ cosi’ difficile che fondamentalmente sara’ un voto sulla loro adesione all’euro”, ha detto in un’intervista televisiva a Mtv3.
    […] ” si gioca il Paese ai dadi”. Questa e’ stata la prima reazione ”a caldo” di Antonis Samaras, leader di Nea Dimocratia, alla decisione del premier di indire il referendum. […]
    L’allarme di Fitch. Il referendum in Grecia rappresenta una minaccia per la stabilita’ finanziaria dell’Eurozona. Lo ha detto l’agenzia di rating Fitch in una nota.»
    Questo è un articolo del 2011: ciò vuol dire che non è cambiato nulla, la storia è esattamente la stessa. Allora Papandreu minacciò il referendum e venne “deposto”, questa volta lo fa Tzipras e vedremo cosa succederà. In tutti e due i casi c’è lo spauracchio di una misura estrema, cioè la “voce del popolo” che non vogliono ascoltare gli oligarchi al potere (perché i veri oligarchi sono i nostri, altro che Putin!).
    Tra la Troika del 2011 e i “creditori” di adesso non c’è nessuna differenza: è la stessa mafia in doppio petto che lavore con metodi mafiosi. Tra Papandreu e Cipras (perché si pronuncia Cipras con la C, sarebbe il caso che qualcuno cominciasse a farlo) qualche differenza c’è: il primo era un furfante patentato, figlio di un furfante e nipote di un furfante, il secondo è un pasticcione che non ha mai saputo cosa fare, ma al quale va riconosciuto il coraggio e, qualità suprema in quest’epoca, a mio parere, di non essere un leccaculo

  • concorde in pieno sulla valutazione di tsipras,tra l’altro ora è proprio l’europa ad accettare quello che sarà l’esito che per molti è considerata la massima espresione democratica,ovvero il risultato del referendum.sarebbe interessante capire che valutazioni stanno facendo in germania nel caso entrassero capitali russi e cinesi a tutela di una grecia post euro.

  • «… una mossa di rara stupidità che fa fare una figura di gigante alla Merkel»
    Contesto questa affermazione, perché ritengo che la Merkel politicamente sia ormai squalificata: la sua ottusità e la sua ricattabilità sono fattori decisivi in questo disastro europeo.
    Non ha più credito per nessuno… tranne per uno: il mostro di FiRenzi che (a proposito di mosse di rara stupidità) è andato a leccare subito il kulone appoggiando il “nein” a ogni ipotesi di salvataggio della Grecia. Godendo come un riccio quando la kaiser ha ridicolmente lodato le “riforme” del suo adorante tamarro.
    Quando quel “nein” toccherà alla “sua” Italia, cosa dirà alla chiapputa tetesca il cesso di Rignano?

  • Ciò che sta accadendo, a mio parere, non è un travaglio in vista di una possibile evoluzione o involuzione per cui si può discutere cosa sia giusto fare per imboccare la prima possibilità ed evitare la seconda, ciò che sta accadendo è la chiusura di un ciclo: l’assurda idea di unire l’Europa attraverso una moneta. Ci riflettano bene coloro i quali pensano tutt’ora che col denaro si possa far tutto.
    I greci tutto sommato l’avevano anche vista giusta, constatato che la finanza mondiale è diventata un grande imbroglio, si sono fatti consigliare da un autentico maestro in questo campo e imbrogliando sono entrati pensando di fare i furbi. Si sbagliavano.
    Ora la consultazione popolare, ma se hanno lo stesso coraggio e senso dell’onore e della giustizia del popolo italiano, prevedo una una valanga di si, oppure, ancora peggio, una maggioranza di si con una valanga di astensioni.

  • Concordo. Tsipras è entrato in una dinamica badogliana, sembra di rivedere la trattativa per l’armistizio breve, lungo, a Cassibile, no, il lancio dei paracadutisti su Roma, l’annuncio domani, no, l’annuncio oggi…
    e questo, in un momento in cui il popolo greco deve rispondere “sì sì, no no”. A ogni ora che passa, in Grecia aumenta lo sbandamento e la paura. Ai tedeschi basta star fermi per vincere. Bravo Tsipras, bravissimo poi Varoufakis, l’espertone di teoria dei giochi (video?).

  • Prof. si va verso quello che lei supponeva in un precedente post, la Germania vuol liberarsi del governo Tsipras attraverso il referendum, che per quanto inetto si sta mostrando fin troppo recalcitrante ai diktat teutonici, e poi con un governo più amico dare il colpo di grazia al paese.
    Ma a quel punto Alba Dorata potrebbe davvero superare il guado, seppure come prospettiva, quest’ultima, appare abbastanza complessa.

  • La considerazione in rapporto a Tsipras la reputo obiettiva, solo che bisognerebbe porsi nei suoi panni alla vigilia delle ultime politiche: avrebbe vinto dicendo ai greci che sarebbe tornato alla dracma? Ritengo di no, anche per via di politica e stampa internazionale che da sempre avversano ogni ritorno alle monete nazionali, evidenziando il fatto, anzi, che l’€ sara’ irreversibile, quando logicamente si sa che di irreversibile c’e’ solo la morte ( a parte poi il fatto che dell’Unione Europea fanno parte anche 9 Paesi senza € e non per questo fuori dal commercio internazionale). Ritengo dunque la suggestione creata dai mass-media basilare in rapporto ai popoli, anche contro i loro precipui interessi. Senz’altro se vincesse il no si potrebbe ripartire da basi diverse da quelle tracciate dall’onnipotente Germania, anche se con governanti come Renzi, almeno in Italia, e’ alquanto difficile illudersi!!!

  • Ciò che più irrita e più preoccupa non è tanto costituito dalle scelte passate, ma dalle inziaitive di adesso, fino alle dichiarazioni davvero insopportabili di ieri pomeriggio.
    Capisco la necessità di non spaventare gli elettori per icnere le elezioni, capisco anche il tentativo di usare tecniche indolori per contrastare quel gruppo criminale che guida la UE, capisco perfino la scelta del referendum come arma tattica in una trattativa defatigante e infine capisco come per salvarre la faccia Tsipras abbai dovuto farlo svolgere una vota indetto.

    Ciò che però trovo francamente insopportabile è questo depotenziamento che egli continua con perseveranza a fare del referendum.
    Ma come, io dico, ti sottoponi a un rischio di livello rosso di perderlo e di doverti dimettere, e non tenti di valorizzare il significato della vittoria?

    Ne tratto più estesamente qui:
    http://ideologiaverde.blogspot.it/2015/07/il-referendum-depotenziato-da-tsipras.html

  • professore,sto leggendo dei sondaggi( che ovviamente non so quanto possano essere attendibili )ma che profilano un paese spaccato a metà sul referendum,ora se il risultato del referendum fosse determinato da un piccolo scarto,ci troveremo di fronte ad un paese spaccato in due su una scelta che io oserei dire quasi epocale,lei pensa che questo rischio ci sia? e se si come si potrebbe sviluppare ?

  • Non credo si tratti di imbecillità di Tzipras, non credo che la stupidità possa raggiungere simili vette. Ahime! è più ragionevole supporre che se lo siano comprato da tempo

  • L’errore più grave è pensare che lo scontro in atto in Europa riguardi la grande e perfida Germania e la piccola Grecia.
    Alla Germania è stata affidata dai centri finanziari la gestione proconsolare dell’Europa, e non è un privilegio da poco, ma si tratta sempre di un burattino che riceve ordini dall’esterno.
    Lo dimostra il fatto che la principale azionista di Deutsche Bank col 6,6% di quote è la società Black Rock, punta di diamante della finanza angloamericana.
    Secondo la rivista Limes è stata proprio questa società che, dalla cabina di comando della banca centrale tedesca, ha organizzato la vendita in blocco dei titoli italiani nel 2011, che hanno portato alla caduta del governo Berlusconi.
    Motivo di questa incursione politico-finanziaria?
    Berlusca si era avvicinato troppo al nemico Putin e aveva spinto per un’alleanza ENI-Gazprom per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio libici.
    Putin, a sua volta, aveva la grave colpa di aver abbattuto il potere degli oligarchi che, sotto Eltsin, avevano preso il controllo dell’economia russa, grazie ai finanziamenti delle solite grandi famiglie di banchieri di Wall Street e della City.
    Comunque vada a finire in Grecia, ai banchieri è sfuggita la Russia, che avevano praticamente in pugno, con tutte le sue immense risorse.
    Il grande pericolo, per noi europei, sarà la reazione rabbiosa dei vampiri della finanza per la riconquista della Russia; lì di sangue da succhiare ce n’è parecchio.

  • Alcune brevi considerazioni. Non voglio pronunciarmi sul referendum greco, non vivo in Grecia. Posso invece pronunciarmi sul contesto europeo, sto in Europa.

    Credo che questo evento abbia messo a nudo tutte le difficoltà istituzionali dell’UE. Non penso che il problema sia in questo caso l’euro, la moneta, ma l’attuale assetto istituzionale dell’UE. Ed in questo trovo che la mossa di Tzipras di indire il referendum sia stata intelligente, mentre sia stata scarsamente intelligente quella europea della gestione della crisi, lasciata, anche apparentemente (ma l’apparenza é sostanza) nelle mani dei ministri finanziari dei vari Paesi.
    Su questo si possono sviluppare alcune riflessioni:
    1) Tzipras gioca la carta della disclosure, cioé mette sul piatto la carta del “decide il popolo”. In una situazione in cui all’Europa si attribuisce scarsa trasparenza nelle decisioni politiche ed un’eccessiva burocraticità delle decisioni, quantomeno sarebbe stato opportuno che la trattativa fosse condotta da un soggetto solo, con un voto politico e palese dei rappresentanti dei vari Paesi aderenti. Ragionando in termini condominiali, se c’è un problema con un condomino moroso e debbo decidere cosa fare, un amministratore convoca l’assemblea condominiale che decide e da direttive all’amministratore sul da farsi. E qui sta il nocciolo della questione.
    2) Se si compara la situazione europea a quella americana, di tipo federale, si nota che manca nel contesto europeo un’assemblea eletta dal popolo che abbia una funzione deliberante fondamentale almeno sulle scelte vitali dell’Unione Europea. Al contrario il modello europeo fa sì che le scelte fondamentali vengano prese di volta in volta dai “governatori” dei vari stati europei. Per fare un esempio, é come se a fronte del problema dell’immigrazione in uno stato come la California , anziché essere interessati gli organi centrali (Camera dei Deputati, Presidente), venissero convocati tutti i Governatori degli Stati….é ovvio che su alcune misure potrebbero essere d’accordo gli stati del sud con analoghi problemi mentre quelli del nord sarebbero del tutto disinteressati ad aiutare gli stati del sud o magari contrasterebbero soluzioni a loro sfavorevoli. Mi sembra un ragionamento di elementare comprensione del funzionamento istituzionale federale/associativo.

    Per arrivare a questo punto però occorre una cessione ulteriore di sovranità nelle scelte che riguardano materie ed interessi sovranazionali, demandandole ad organi comunitari (Parlamento eletto) e sottraendole agli Stati nazionali. Al contrario, si continua a spostare il problema sull’euro, che é una moneta e genera problemi in campo finanziario e di riflesso economico non in sè ma per come viene gestita a monte. Questo non sposta però di una virgola il problema politico dell’assetto istituzionale dell’Europa. Proprio pensando all’immigrazione, dove l’euro non c’entra nulla, i problemi decisionali si sono tutti palesati.

    Il caso Grecia dimostra che a livello istituzionale c’è purtroppo un deficit; non é più possibile che l’Europa sia una somma di Stati nazionali, ai quali demandare le scelte fondamentali come la partecipazione o meno di un membro. Il fatto che a trattare la permanenza della Grecia in Europa sia stato demandato il consesso rappresentato dai ministri finanziari ha acuito l’immagine negativa della moneta, come se la scelta, oltre che finanziaria, non fosse in primo luogo politica.

    • io ci spwro e perdereo volentiri la scommessa, anche se poi non so cosa combinerà quella coppia di saltimbanchi, ma temo che vincerà il si

      • La vicenda greca puo’ evolversi con la cacciata in stile punirne uno per educarne cento.
        L’alternativa razionale sarebbe una sterlizzazione di una quota dei debiti di tutti i paesi UEM mediante un po’ di stampa.

          • a parte che il qe della Bce è stato per più raro di quelli della Fed, è stato assprbito in larga parte da reinvestimeni finanziari e poi + stato opera doi Draghi fra molti mugugni berlinesi, Ma Draghi scade fra 15 mesi e stavolta mi pare difficile che il posto non spetti ad un tedesco (se non glielo diamo dichiarano guerra a tutta la Ue!)

  • Professore,

    E’ sempre stimolante leggerla; fa bene a rilevare come Tsipras sia stato fin dall’inizio ingessato dall’ assurdo impegno di conservare ad ogni costo l’euro come moneta nazionale. I difetti di Tsipras, ai miei occhi, sono comunque meno gravi dell’ignavia dei leader socialdemocratici europei, i vari Gabriel, Hollande, Renzi si sono comportati come dei lacchè della grande finanza. Non coltivo molte certezze ma il tempo è galantuomo: per questi politici è garantita la damnatio memoriae.

    • i leader “socialdemocratici” , prima che politicamente, sono umanamente spregevoli e degni della peggior fine possibile.
      Tsipras e Vanoufakis sono due improvvisatori da circo equestre

  • Sono stata proprio ieri sera a pzza syntagma per la manifestazione a favore del OXI per vedere la fine di queste assurde richieste da parte dell’Europa ad un paese che è oramai sul lastrico. Ho visto gente di ogni estrazione sociale e ogni età. … il limite di sopportazione penso abbia raggiunto il limite massimo. Mi auguro vinca sinceramente il no anche se la battaglia condotta dai grandi gruppi televisivi e giornalistici fa venire il voltastomaco: fomentare la paura e dipingere scenari apocalittici su una eventuale uscita dell’euro. Non sono completamente d’accordo con la sua analisi su tzipras e varoufakis, se è vero che spesso abbiano fatto la voce grossa per poi obbedire penso che indire una consultazione popolare il cui esito non è affatto garantito sia un atto di coraggio di cui va preso atto. Sicuramente il mostro di FIRenzie ( bellissimo neologismo a proposito) o Monsieur Holland non avrebbero avuto gli attributi per farlo…. poi chi vivrà vedrà. Certo se dovesse vincere il fronte del SÌ cadrà Sansone con tutti i filistei e ci sarà forse utile imparare il tedesco quando saremo costretti ad emigrare in massa

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