Il nodo delle pensioni

Da diverso tempo ormai il tema delle pensioni è in primo piano sulla scena politica nostrana: è stato tema di campagna elettorale di uno dei principali vincitori (Lega), è una riforma che torna a chiederci nuovamente il FMI nella persona di Christine Lagarde; ma soprattutto è un tema di fondamentale importanza visto la transizione demografica che stiamo attraversando. Opinionisti, politici, tecnici e presunti tali si sono sbizzarriti a dare versioni, fornire dati e a presentare punti di vista “inoppugnabili” a mezzi stampa, radiofonico e televisivo. Ma cosa c’è di vero in tutto questo? La realtà è che il tema è stato grandemente strumentalizzato, per fini politici e decisamente economici.

Partiamo dall’inizio di questa storia allora, ricordiamo tutti la scena della povera Elsa Fornero che in lacrime annuncia in conferenza stampa il varo della cosiddetta “riforma Fornero”, la riforma delle pensioni che trasformerà il sistema in modo completamente contributivo anche per coloro che erano esentati dalla riforma Dini del 1991, aggiunge nuovi parametri e l’aggiustamento attraverso la speranza di vita. Da quel momento in poi, o comunque con il governo Monti, inizia l’approccio tecnicistico alla politica, che non riesce più a guardare con una visione del futuro, ma puramente l’aspetto finanziario, facendo il passo di incrinare quel patto intragenerazionale che notoriamente le pensioni hanno per loro struttura, essendo le persone che lavorano (giovani) a pagare le pensioni di chi non lavora (anziani).

La legge Fornero fu giustificata dalla presunta necessità di “riforme strutturali” che “ci chiedevano i mercati” e in seguito difesa strenuamente da chi sosteneva che senza questa riforma il bilancio dell’INPS sarebbe gravato troppo sulle finanze pubbliche. I dati però mostrano un’altra cosa. Se andiamo a vedere i report della commissione europea, in particolare il Fiscal Sustainability Report del 2012 basato su dati fino al 2011, vediamo che l’Italia è l’unico paese insieme alla Lettonia a non avere problemi di Sustainability Gap (S2<0), che è l’indice di sostenibilità sul lungo termine del debito pubblico che comprende anche i costi derivanti del sistema previdenziale e assistenziale. Ma non solo, Felice Roberto Pizzuti, professore della Sapienza di Roma già nel consiglio di amministrazione dell’INPS e esperto di pensioni, su sbilanciamoci.info scrive testualmente: “l’analisi storica dei bilanci del sistema pensionistico mostra che le riforme della prima metà degli anni ’90 furono più che sufficienti a recuperare gli squilibri finanziari che si erano accumulati negli anni precedenti” e continua dicendo “già dal 1996, il saldo annuale tra le entrate contributive e le prestazioni previdenziali al netto delle ritenute fiscali è tornato ininterrottamente in attivo”.

Appare evidente perciò che la riforma sia stata prodotta sulla base di un assunto sbagliato: la non sostenibilità delle finanze dell’INPS, e l’errore è ben spiegato nell’articolo di Pizzuti: “si fanno confusioni contabili tra le voci previdenziali e quelle assistenziali e non si tiene conto delle trattenute fiscali (che incidono diversamente nei vari paesi). Inoltre, nei confronti internazionali, l’Eurostat inserisce nella spesa previdenziale IVS anche i trattamenti di fine rapporto (TFR e TFS), sopravalutando la nostra spesa di circa l’1,5% del Pil”. Dovendo immaginare però di trovare davvero nel bilancio dell’INPS un problema, anche se non è così, le soluzioni che sono state messe in campo sono del tutto inadeguate e senza una visione di lungo periodo. In un paese come il nostro che ha un tasso di disoccupazione all’11%, di cui quella giovanile al 31,5%, la prima cosa da fare sarebbe pensare a politiche di sostegno all’occupazione e sostegno alla domanda per aggiungere entrate all’INPS e non posticipare e ridurre le uscite, che è esattamente l’intento della riforma Fornero.

Va detto che qualche anno dopo la riforma del mercato del lavoro con annessi sgravi fiscali per le assunzioni ai giovani sotto i 25 anni è stata fatta (Jobs Act), con risultati decisamente pessimi, ma che hanno rispettato in pieno le aspettative di una riforma che ha ridotto le tutele esistenti dei contratti indeterminati, ha favorito i licenziamenti e detassato il lavoro occasionale. Difatti, l’unico aumento considerevole che si registra è quello di contratti a termine e precari, mai così alti nella storia della Repubblica . Perciò le due pezze sono risultate decisamente peggiori del buco. Se da un lato la Fornero ha peggiorato l’importo delle future pensioni, il Jobs Act ha agito nella stessa identica direzione, favorendo la diminuzione salariale e quei contratti a più bassa contribuzione che faranno abbassare ulteriormente l’importo delle future pensioni. Si calcola infatti che dall’attuale 58% del salario medio le pensioni medie scenderanno nel 2035 a circa il 45%. Creando i presupposti per i giovani precari di oggi e gli anziani poveri di domani. E l’unica risposta che è stata data del Presidente dell’INPS Tito Boeri in diretta a #cartabianca è stata: “è importante per i giovani non farsi assumere con questo tipo di contratti”, come se con il 32 % di disoccupazione, a dettare le condizioni sarebbero i giovani.

A questo allarmante quadro vanno poi aggiunti i contorni della crisi demografica più importante dalla prima guerra mondiale, che andrà a diminuire sempre di più il numero delle persone in età lavorativa. Dal 1980 al 2008 i dati dei nuovi nati e quelli dei decessi sono altalenanti, alternando anni in cui vi erano maggiori nati e maggiori decessi, ma dal 2008 in poi la situazione peggiora costantemente , e il perché è soltanto uno, la crisi economica. Questa ha peggiorato una congiuntura pregressa già incrinata e questo è ben dimostrato dal fatto che da quando è entrata in vigore la legge 194 del 1978 la maggior parte delle interruzioni volontarie di gravidanza sono state causate dall’impossibilità economica di mantenere il giovane nascituro . In tale contesto l’unica soluzione che è stata prospettata dai nostri “decisori di politica economica” è stata quella di favorire l’immigrazione per sostituire i nostri nati. Nessuna misura di incentivi alle nascite come sono presenti in Francia, politiche attive per il sostegno della famiglia, ma anche – e di fondamentale importanza – tutele alla maternità delle lavoratrici dipendenti, costruzione di nuovi asili, ecc. per poter permettere al trend negativo tra nascite e decessi di invertirsi. Quello che si prospetta è un inevitabile aumento degli anziani (poveri) rispetto ai giovani (precari) e un costante aumento di nuova manodopera proveniente dall’estero disposta a lavorare ad un prezzo inferiore rendendo il mercato del lavoro altamente competitivo al ribasso, facendo così esplodere gli squilibri sociali.

Dobbiamo poi considerare il notevole controsenso, nelle misure prima esposte, di aumentare l’età pensionistica con una disoccupazione giovanile al 35%, che come sottolinea Pizzuti: “rappresenta un contro senso sociale ed economico; esso è il risultato dell’applicazione di una visione puramente finanziaria e niente affatto neutrale che mette a rischio la coesione sociale attuale e futura tra la popolazione attiva e quella a riposo”, bloccando il ricambio generazionale e l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Tale è ben confermato osservando i dati OCSE dove l’Italia rappresenta il paese con il minor numero di giovani sotto i 35 anni nella PA, il 2%, contro il 18% della media OCSE e il paese con il più alto numero di persone oltre i 55 anni, il 45% contro il 22% della media OCSE (e poi ci chiediamo perché la digitalizzazione della pubblica amministrazione tarda ad arrivare…). Creando così una barriera generazionale nel ricambio all’interno della PA, complice in questo anche il blocco del turnover disposto dal Governo Amato del 1992.

Tirando le fila del discorso possiamo notare la consistente inadeguatezza – e volontà faziosa – delle ultime riforme economiche, caratterizzate da una visione oltremodo liberistica del mercato del lavoro e da una visione puramente finanziaria nella gestione dell’INPS. Ma quello che maggiormente si evidenzia è la totale inettitudine di una classe politica, quella della Seconda Repubblica, che ha fatto il suo tempo. Per evitare che non facciano più danni sarebbe un bene che siano loro, ad andarsene in pensione.

Ivan Giovi

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Ivan Giovi

Ivan Giovi

Ivan Giovi, classe 1994, laureato in Economia e Management alla Statale di Milano e Laureando magistrale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Economia e politiche del settore pubblico. Laureato in triennale con una tesi di politica economica sul Divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia; collabora con il sito di Aldo Giannuli dal luglio 2017.

Comments (11)

  • ACME NEWS
    E’ proprio vero che la previdenza non ha confini.
    Sulla scorta dei bellicosi tweet di Trump contro Assad, i filo atlantici dell’INAIL hanno dichiarato guerra contro i filodrammatici dell’INPS. Sull’Istituto di via Ciro il Grande è iniziato un bombardamento massivo con missili belli come Macron e intelligenti come la May.
    Dopo due ore di incessanti operazioni abbattutesi sul quartier generale dell’INPS, gli ultimi sindacalisti asserragliati nella sede del C.d.A. si sono arresi senza gettone di presenza e liquidazione.
    La schiacciante vittoria dell’INAIL ha lasciato sul campo numerosi ex ministri spezzati di gambe e i vertici dei maggiori partiti cioncati. Un numero imprecisato di sindacalisti è riuscito fortunosamente a fuggire a bordo di gommoni verso la Libya.
    Secondo il Commissario europeo all’Economia, Moskowicy, la vittoria dell’INAIL ha evitato il tracollo dei conti pubblici italiani.
    Intanto dal Palazzo di Vetro si è appreso che la Cina potrebbe chiedere la convocazione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza per analizzare la situazione.

  • E ancora non hanno avuto il coraggio di toccare in modo sostanziale la reversibilità, ma di certo è uno dei prossimi passi.
    Anche perchè, a proposito di reversibilità, dato che le pensioni ai giovani (ormai ex) saranno di entità ridicola o addirittura inesistenti, e assodato che ormai una larga parte dei giovani disoccupati e sottoccupati vive (convivendo) grazie alle pensioni dei propri vecchi, assisteremo presto ad accordi tra anziani genitori del tipo: tu ti sposi mio figlio/a, io mi sposo tuo figlio/a.
    O anche, anziani che sposano il figlio/a di primo letto del coniuge risposato.
    Ma lasciamo che l’inventiva e la furbizia italica, sempre stimolata dall’insipienza e infingardaggine dei potenti qui da noi, sappia trovare nuovi modi per supplire alle carenze di lorsignori.

  • Ha un che di esaltante l’articolo del dott. Giovi ma mi permetterei di cercare conferme anche in altri ambiti, e non solo contabili, sulla reale situazione finanziaria e patrimoniale dell’INPS prima di gridare a quello che potrebbe costituire un vero scandalo. Una volta assodata la veridicità degli assunti esposti sarebbe davvero il caso di mettere in stato d’accusa il Presidente del Consiglio e il Ministro competente dell’epoca. Di meno, sarebbe una vera e propria omissione in atti d’ufficio da parte della magistratura.

  • Pizzuti aveva solo apparentemente ragione. Sta di fatto che l’ordine occulto che i “mercati” (i soliti quattro banchieri che comandano in Occidente) impartirono alla Fornero era quello di creare molti più disoccupati nella fascia giovanile di quanti la sola “austerità” potesse produrre. I manovali da arruolare per le avventure militari, sia mercenarie che regolari, dell’Occidente si preparano solo così. La donna scoppiò in lacrime perché glielo avevano rivelato, dato che lei stessa non riusciva a capirne l’urgenza. Quando anche il Vaticano è venuto a saperlo più di un anno dopo, l’8 Febbraio 2013, nel giro di 3 giorni un papa si è dimesso, quantomeno per boicottare la riconferma di quell’imperturbabile servo infame a Palazzo Chigi.

    • Mmmmmm. Si stenta a credere che un semplice ministro italiano (di un governo tecnico, per di più), possa venire in possesso di informazioni e segreti simili prima del Vaticano.
      E mica in anticipo di qualche giorno o settimane: addirittura un anno prima!
      Non mi è chiaro poi come le dimissioni di Benedetto XVI abbiano boicottato la riconferma di Monti: pensare che un Papa si dimetta in tre giorni pur di far cadere un governo italiano, francamente è un po’ troppo.

  • Caro Roberto B., la Fornero è moglie di uomo molto inserito in una loggia. Monti addirittura è di grado superiore (da lì vede più logge) e a quei livelli il padrone d’oltremare rivela più cose.
    Credere che il Vaticano sia così informato è la solita barzelletta che alcune logge amano diffondere. Tuttavia i riscontri che la Segreteria di Stato fece fare alle sue rappresentanze estere sull’imprevista ipotesi di un potenziale teatro bellico in Asia furono fulminei. Così fulminei che neanche Bertone se ne accorse.
    Monti aveva già ricevuto l’appoggio preelettorale di Bagnasco (in cambio di agevolazioni fiscali sul patrimonio immobiliare) e di alcuni movimenti ecclesiali esternamente legati ad una loggia in quanto filoamericani, e tuttavia la batosta a Scelta Civica è arrivata ugualmente. Se questa batosta non la temeva, perché mai Monti si precipitò di nuovo al Palazzo Apostolico appena cinque giorni dopo l’annuncio del pontefice?

  • In buona sostanza, quando si tratti di preti pedofili e/o di pruderie sessuali, il Vaticano è ritenuto sempre informatissimo, molto in anticipo su chiunque, spesso ivi comprese le vittime. Per questioni economiche e finanziarie, invece, la cricca demo-pluto-giudaico-massonica che domina il mondo, riesce a mantenerlo all’oscuro di tutto.
    E quel Bagnasco, poi! Se non lo avesse già fatto, venderebbe l’anima al diavolo pur di non far pagare le tasse al Papa. Infine, quei “movimenti ecclesiali esternamente legati ad una loggia in quanto filoamericani” (che secondo la legge canonica sarebbero automaticamente scomunicati ), sono così presenti nella Chiesa e talmente influenti da indurre Napolitano a nominare senatore uno neanche eletto e contestualmente PdC.
    Non le sembra che ci sia qualche contraddizione e, forse, anche un tantino di esagerazione?

    • Che dire in più? Effettivamente ha già chiarito quasi tutto Lei stesso e ne convengo.
      Le pruderie, chi le fa, le sa per primo. Chi non le fa, nasconde quelle altrui nel tentativo di evitare il peggio, cioè la perdita totale di credibilità presso i fedeli, tenuto anche presente che si può sospendere o trasferire un pedofilo, ma non si può più ridurre allo stato laicale uno ordinato sacerdote. Funziona da sempre così. Non c’è la Sacra Rota per i preti che si vogliono spretare e si sono spretati unilateralmente, figuriamoci per quelli che non vogliono.
      Le questioni economico militari non sono l’attività principale del clero, e quindi questo può arrivare a capirle in ritardo. Meglio se non le capisce mai, così è più funzionale ai giochi del padrone delle logge.
      L’incubo delle tasse, cioè il depauperamento dell’istituzione, affligge i vescovi della nostra epoca, perché non hanno più gli occhi per vedere il male peggiori, il depauperamento delle anime.
      Così alcuni movimenti ecclesiastici sono affetti dal formalismo. Gli basta essere “esternamente legati ad una loggia” per credere di non incorrere nella scomunica latae sententiae.
      L’unica cosa che Le obbietto è che Monti è stato fatto senatore e PdC dal massone Napolitano, ubbidendo ai Rockefeller, non certo al sottobosco cattolico nostrano.

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