I problemi di Mattarella.

Mattarella è persona equilibrata e non è un docile passacarte, su questo abbiamo abbastanza fiducia, ma si troverà in una situazione molto imbarazzante entro un mese. Come si sa, a breve la Camera voterà la versione definitiva dell’Italicum. In teoria il voto contrario di Fi, congiuntamente a quello della sinistra Pd potrebbe affossare la legge, ma, se sulla prima cosa si può ragionevolmente sperare, sul secondo non c’è da fare molto affidamento.

La “brigata conigli” di Bersani & co non avrà il coraggio neppure di presentare un emendamento e, se sperava in una modifica concordata con Renzi, Delrio ha provveduto a spazzare ogni illusione, precisando che l’elezione del Presidente non ha cambiato nulla nello stato di cose precedenti. Per cui, salvo incidenti di percorso, la legge passerà così come è. E qui iniziano i problemi del neo Presidente.

Come si ricorderà, la Corte Costituzionale a dicembre del 2013 dichiarò incostituzionale la precedente legge elettorale per due motivi: la sua eccessiva disrappresentatività e l’assenza del voto di preferenza, pur non escludendo la possibilità di moderati interventi del legislatore tanto nel senso premiale per la maggioranza relativa, quanto per una contenuta quantità di seggi “bloccati”. L’Italicum ripete in pieno i vizi di incostituzionalità del Porcellum.

Sul piano della disrappresentatività, il meccanismo del doppio turno non sana alcun problema, perché è ovvio che, in una competizione a due, uno prenda più del 50% dei voti, ma una competizione a due è una situazione artificiale creata da una norma che ammette al secondo turno solo i primi due raggruppamenti. Pertanto, quello che conta, sono i voti del primo turno, quando l’elettore può scegliere liberamente fra tutti i partiti in competizione. Anzi, da questo punto di vista, il doppio turno espone l’esito del voto a risultati ancora meno rappresentativi, perché potrebbe vedere vincente il competitore arrivato secondo e non primo.

Facciamo un esempio: al primo turno, il Partito A ottiene il 39% ed il secondo l’8%, poi una serie infinita di partitini si suddivide il restante 53% senza che nessuno superi il 7,9%; al secondo turno, vanno A e B. Ma vince B perché gran parte degli elettori che avevano votato per i partiti esclusi dalla competizione, magari per solo per ostilità verso il partito A, vota per il suo competitore che, così si aggiudica il 54% dei seggi. Dunque, una lista che ha ottenuto solo l’8% ottiene una rappresentanza di quasi 7 volte superiore alla sua consistenza, battendo un’altra lista che era ad un passo dalla vittoria con quasi il 40%: si può immaginare un risultato più disrappresentativo? E qui non teniamo conto degli ulteriori effetti distorcenti determinati dalla clausole di sbarramento.

Il fatto che un esito come quello descritto sia improbabile non significa nulla perché nel giudicare la rappresentatività di un sistema elettorale non conta la probabilità di un particolare esito, ma la sua possibilità. Peraltro, potrebbero verificarsi anche molti altri esiti controintuitivi, meno eclatanti di quello descritto, ma molto più disrappresentativi del Porcellum già dichiarato incostituzionale.

Il punto sta nel carattere non fisso del premio come, ad esempio, potrebbe essere una quota aggiuntiva di 94 seggi (+15%); al pari del Porcellum anche l’Italicum stabilisce solo che la lista che abbia un voto in più delle altre ottenga il 54% dei seggi. Che poi abbia ottenuto solo il 3% dei consensi e abbia vinto solo per effetto della frammentazione del sistema politico, è cosa irrilevante.  In questo le due leggi sono identiche e riproducono la stessissima ragione di incostituzionalità.

Per quanto riguarda le preferenze, l’attuale stesura della legge prevede che il capolista di ciascuna circoscrizione risulti automaticamente eletto, sempre che la sua lista abbia i voti minimi per un seggio in quella circoscrizione. La cosa sarebbe anche accettabile se le circoscrizioni fossero le 5 delle europee, o anche la trentina del vecchio sistema elettorale Imperiali, ma risulta totalmente inaccettabile in un sistema articolato in 97 circoscrizioni.

Pertanto: il partito di maggioranza eleggerebbe 356 deputati di cui 97 bloccati e 259 con voto di preferenza. Gli altri partiti si suddividerebbero i 274 seggi restanti, per cui solo la seconda e al massimo la terza lista in ordine di arrivo, avrebbero la probabilità di eleggere più di un deputato per circoscrizione. Facciamo questo esempio: M5s 105 seggi (97 bloccati ed 8 con voto di preferenza), Lega 100 seggi (90 bloccati e 10 con preferenza, per la particolare concentrazione territoriale della lista). In totale avremmo 292 eletti con la preferenza ed i restanti 338 bloccati. Cioè avremmo una maggioranza di “bloccati” ed una minoranza di scelti dagli elettori e questo rende la norma già molto discutibile, ma quello che è peggio è che le liste di opposizione eleggerebbero quasi esclusivamente deputati “bloccati”, dando luogo ad una asimmetria ingiustificabile. Infatti accadrebbe che i candidati della lista (o delle prime due liste) con maggiori probabilità di aggiudicarsi il premio, sarebbero più motivati nella raccolta del voto di preferenza, mentre quelli delle liste che non hanno questa aspettativa sarebbero del tutto disincentivati in questo senso. E questo si sommerebbe all’effetto pericoloso del “voto utile” ed al meccanismo delle soglie di sbarramento.

Di fatto, questo altera le condizioni del confronto dando un vantaggio iniziale alla o alle due liste  con maggiori probabilità di vittoria. Una disparità di partenza che ci sembra del tutto incostituzionale.

Dunque, sul fatto che, alla luce della sentenza del dicembre 2013, l’Italicum sia incostituzionale non mi pare possano esserci dubbi.

Mattarella faceva parte della Corte che emise quella sentenza; non sappiamo come abbia votato in prima decisione, ma la relazione finale, presentata da Tesauro fu approvata e sottoscritta all’unanimità, quindi anche da lui. Ora, da Presidente si trova a dover firmare una legge che ricade palesemente nei difetti che avevano fatto dichiarare incostituzionale la precedente. Cosa farà? Se firma la legge, smentisce la Corte costituzionale (di cui faceva parte) ma, soprattutto, si espone al rischio di essere a sua volta sconfessato da una eventuale nuova declaratoria di incostituzionalità. Se non firma la legge schiaffeggia apertamente il Parlamento che lo ha appena eletto.

Non è una situazione facile. Vie di uscita alternative? Forse il Presidente potrebbe chiedere discretamente a Renzi una sorta di moratoria, constatata la fine del patto costituente con Fi, per guadagnare tempo. O potrebbe firmare con una dichiarazione molto perplessa, che elenca gli aspetti discutibili, ma concludendo che manca quella “evidenza” di incostituzionalità che impedirebbe la firma, magari con qualche contorsione logica in cui i vecchi dc erano maestri (in fondo, il sangue non è acqua e nelle vene di Mattarella ne scorre di scudo crociato).

Scelta possibile che, però, incrinerebbe l’immagine molto positiva di indipendenza che ha accompagnato il neo presidente.

Un inizio non felicissimo del settennato.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (16)

  • Salve Prof. Giannulli. Una domanda: al capoverso “Facciamo un esempio” Lei sostiente, dando per buono lo scenario che ipotizza, che il risulato per cui un partito che aveva preso al primo turno solo il 7% vada poi a prendere, al secondo turno il 54% sia un risultato disrapresentativo. Ma se chi a votato al secondo turno a votato per “dispetto” è secondo lei rappresentabile in alcun modo? E in oltre non è spiegabile uno scenario di questo genere in termini che chi ha votato in quel modo al secondo turno lo abbia fatto perchè ha scelto il “male minore” ?
    Grazoe

  • Non sono così sicuro che il doppio turno non possa essere considerata pezza sufficiente perché vi è una ulteriore scelta democratica.
    Non mi piace, è disrappresentativo nei fatti ma a livello costituzionale su questa questione potrebbe andare bene.

  • Capisco che la legge voluta da Renzi obbliga i partiti minori a scegliere con chi aggregarsi per non sparire. Non a caso i parlamentari di SC si sono “sciolti” anticipatamente nel PD (ora che al PD servivano) dato che con questa legge non avrebbero superato nessuna soglia.
    Quello che lei ha già esplicitato e che da elettore io vorrei ribadire e che Renzi non considera adeguatamente, è che da sostenitore M5S se un giorno dovessi trovarmi di fronte ad una scelta di voto tra PD e FI (o comunque un raggruppamento di destra) sceglierei quest’ultima non tanto per convinzione ma per ripicca nei confronti di una sinistra che ho votato per 30 anni in tutte le sue possibili declinazioni e che, una volta al potere, ha veramente deluso e disatteso ogni mia aspettativa.

  • misembra difficile che si facciano la legge da soli. forse potrebbero farlo se forza italia effettivamente si spaccasse. ma in caso contrario è prevedibile una scarsa tenuta sia nei settori a destra che in quelli a sinistra della compagine di governo, anche perchè berlusconi grideràalcolpo di stato (e in questo caso non sarei nemmeno troppo in disaccordo, dato che l’italicum fa schifo).
    certo, come al solito, il movimento 5 stelle non farà per nulla opposizione (forse credono di finire al ballottaggio) e questo sarà il solito vantaggio per renzi. ma per tutto il centrodestra a questo punto il consultellum è una legge molto più conveniente dell’italicum: senza premio, alle prox elezioni renzi non avrebbe la maggioranza e tornerebbero le larghe intese come adesso.
    posso capire che i grillini preferiscono renzi che governa da solo tipo piccolo duce piuttosto che un altro governo di larghe intese. questo si capisce anche dal fatto che ilprofessore che pur rimane la punta di diamante del movimento a livellointellettuale, non sembra che riesca a distinguere il renzismo dallelarghe intese. come se il peccato originale di renzi fossero le larghe intese e non che è un neoliberista dimmerda finito a comandare la presunta sinistra italiana. e prutroppo con un livello di analisi di questo tipo non si può che andare a sbattere, come ha fatto il m5s con renzi

  • Inutile porsi certi problemi. Sicuramente, prima di essere eletto, Mattarella ha concordato certi “particolari” con chi lo ha messo lì, quindi firmerà tutto ciò che deve firmare e zitto. Al massimo, troverà qualche scusa come quando, presi tre milioni in buoni benzina “per il partito”, ha dichiarato che erano un regalo di modesto valore. Una tale argomentazione è andata bene in tempi in cui la gente si scandalizzava per molto meno di quello che riesce a mandare giù oggi nella massima indifferenza. Ricordo che dal 2011 non abbiamo più un Presidente del Consiglio eletto, che l’attuale parlamento è stato formato in virtù di una legge dichiarata incostituzionale e che, nonostante questo, ha eletto un Presidente della Repubblica e chi vi siede dichiara senza imbarazzo di voler andare avanti fino al 2018. Ormai ogni limite di decenza è stato superato: meglio affrontare la cosa per quella che è piuttosto di fare affidamento su ciò che non esiste più. Quindi è inutile continuare a scandalizzarsi e sperare in quella manica di cialtroni che dominano oggi la scena politica italiana.

  • Aldo, lo so che sono controcorrente, ma non sarebbe ora di avviare una bella discussione politica sull’abolizione delle preferenze in scheda?
    Le preferenze sono un cancro che corrode dal basso, oggetto di traffico e mercimonio, di rivalitá insanabili tra membri dello stesso partito, di creazione di clientele e compravendite di pacchetti.
    Non per fare la Casaleggio dei poveri, ma è finita l’era del pastore calabrese che attraverso un nome su una scheda mandava il proprio rappresentante a Roma. Oggi abbiamo ampi mezzi per formare le liste dal basso, con la partecipazione diretta degli iscritti ad un partito che decidono chi deve entrare e l’ordine di lista in base ai voti.
    Certo è inquinabile anche questo sistema, ma è molto più complicato: un conto è influenzare milioni di persone magari ignoranti o indigenti sul territorio, un conto qualche decina di migliaia che votano consapevolmente online, iscritti e con password e documenti controllati.
    Forse il sistema democratico potrebbe anche aggiornarsi, non è che la sacralitá della democrazia ci impone di continuare con le tavolette di cera altrimenti è abominio…

  • Le cose stanno diversamente.
    L’Italicum prevede il ballottaggio solo nel caso nessuno raggiunga la soglia del 40%: questo non è un dettaglio. È una scelta illogica che non tiene conto del principio del minor sacrificio possibile tra interessi costituzionalmente rilevanti.

    Si rende diseguale il voto e si trasforma surrettiziamente il voto per l’assemblea parlamentare in un voto per l’esecutivo a… insaputa degli elettori.

    Una maggioranza relativa diviene maggioranza assoluta con la dichiarata finalità di favorire la nascita di un governo.
    Potere legislativo e potere esecutivo finiscono per coincidere e il parlamento non potrà svolgere efficacemente la funzione di controllo e indirizzo dell’attività di governo.
    Nemmeno in un sistema presidenziale c’è un potere simile affidato al Presidente.

    Si altera la rappresentanza parlamentare per la quale si vota: chi prende il 40%+1 avrà 340 parlamentari su 617; chi dovesse prendere il 40%-1 avrà solo 110 parlamentari. Quale abisso di consensi giustifica una differenza simile giacché il voto è per il rinnovo della rappresentanza parlamentare?

    Non è corretto affermare che la Corte Costituzionale abbia aperto alla ipotesi di un certo numero di candidati bloccati.

    La Corte nella sentenza 1/2014 afferma che il sistema previsto dal censurato porcellum
    – non è comparabile con nessun altro sistema, nemmeno con quelli con liste corte
    – coarta la libertà degli elettori nel determinare i propri legislatori
    – affida ai partiti un compito che spetta al popolo sovrano, poiché i partiti si sostituiscono agli elettori nella scelta dei rappresentanti.

    La Corte, inoltre, ricorda una precedente sentenza con la quale affermava che i partiti non violano i diritti degli elettori nel decidere l’ordine di presentazione dei candidati perché l’elettore con il voto di preferenza può in ogni caso scegliere il candidato più gradito.

    Ancora, la Corte ricorda che le funzioni dei Partiti devono essere preordinate anche a favorire la partecipazione degli elettori nella scelta dei candidati.

    Di tutto ciò in Italicum non c’è traccia: si tratta di un porcellum 2.0

    Il compito di Mattarella è delicato ma semplice: deve rinandare indietro il porcellum 2.0 ed essere il Presidente della Repubblica o decidere di essere il Presidente dei rappresentanti dei partiti che lo hanno eletto.

      • Non prende in considerazione che il ballottaggio potrebbe non esserci; avvalorando indirettamente la tesi propagandistica dei sostenitori dell’Italicum i quali appunto dicono che c’è il ballottaggio: c’è l’ipotesi del ballottaggio.

        Dimentica che avviene una metamorfosi del voto: gli elettori sono chiamati a rinnovare il Parlamento e non a sscegliere il Governo. Se si vuole questo allora si vada a una riforma che preveda l’elezione diretta del governo. Mi appare grave tacere su questa alterazione del valore del voto che contribuisce a togliere libertà al voto, dopo averlo reso indiretto e diseguale.

        Avvalora la tesi di D’Alimonte e altri in servizio permanente per uma parte politica che la Corte Costituzionale abbia aperto alla ipotesi di liste bloccate: non è così. Basta leggere la sentenza senza strumentalizzazioni.

        Non ho espresso disaccordo ma ho voluto rimarcare alcuni aspetti del suo intervento. Diciamo che sono più impietoso 🙂

  • Sulle prepotenze che Renzie sta facendo in parlamento per l’approvazione della SUA riforma costituzionale costi quel che costi fregandosene come un fascista di tutte le opposizioni, Mattarella non ha aperto bocca. Se questo è l’antipasto…

  • Per me al secondo turno devono andare i 3 Partiti che hanno avuto più voti al 1° Turno. Poi il Programma Elettorale Dovrebbe essere Impostato come Legge Quadro di Legislatura, da Votare nella 1a Seduta della Nuova Legislatura e Tutti i Parlamentari Eletti con il Premnio di Maggioranza al 2° Turno devono Approvare la Legge Quadro, ed i Successivi Decreti di Attuazioni Conformi alle Legge Quadro di Legislatura. In Caso di Dissociazione dal Voto come da Mandato degli Elettori, il Parlamentare Decade Immediatamente. Per Tutte le Altre Leggi non Rientranti nelle Disposizioni della Legge Quadro Hanno Piena Indipendenza di Voto ed il Governo non deve Dimettersi se la Sua Legge non Passa. In Caso di Imprevisti Problemi Economici/Sociali/Politici/Internazionali che Obbligano il Governo a Soluzioni Difformi dalla Legge Quadro, il Provvedimento Viene Approvato con Obbligo di referendum Confermativo/Modificativo/Abrogativo da Indirsi entro 30gg. da Approvazione del Decreto Legge.

  • il neo presidente,non fara il resto di niente,perche non puo sputare nel piatto dove mangia,e i problemi ,seri,li avra,con il suo dio,la sua coscienza e i suoi cari,e alla fine,,con la storia,a meno che,si dimostri da subito il presidente di tutti,e per prima cosa dara lavoro a tutti,giovani,anziani,donne etc,e garantira un minimo vivibile per tutti,e 20.000 euro ad ogni famiglia bisognosa,da restituire in 10 anni senza interessi,e in ultimo,riunire tutte le famiglie,con il ritorno dei figli dall estero,perche un vero presidente,le famiglie non le distrugge,ma li crea e le ricompone!

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