I guai di Trump e gli equilibri mondiali.

Questa volta Trump rischia davvero grosso: con l’apertura ufficiale della procedura d’accusa è costretto a stare sulla difensiva, ma, soprattutto vede spalancarsi un anno elettorale di tregenda. Il percorso istituzionale dovrebbe essere questo: processo istruttorio pubblico presso il Congresso che dovrebbe concludersi entro Natale; in caso di defirimento, la palla passerebbe al Senato che dovrebbe decidere a maggioranza di 2/3 se deporre il Presidente. In caso di proscioglimento in secondo grado il “processo” continuerebbe davanti all’opinione pubblica sino alle elezioni di novembre.

E’ facile prevedere che il Congresso, a maggioranza democratica voterà per il deferimento con il 90% delle probabilità. Così come appare ragionevole che il Senato (a maggioranza repubblicana) voterà per il proscioglimento, anche perché la maggioranza necessaria alla deposizione è troppo alta. Il che non significa che ci si avvii ad uno scontato 1 a 1 che lascia tutto così come è, e questo per due ottime ragioni.

In primo luogo perché occorrerà vedere come andrà da un lato l’interrogatorio dei molti testi convocati ed obbligati a deporre sotto giuramento, dall’altro che sviluppi avrà l’inchiesta penale attivata dal Segretario di Stato alla Giustizia contro il preteso complotto anti Trump di settori dei servizi segreti.

Una lotta senza esclusione di colpi in cui voleranno gli stracci. Di fatto, Trump la telefonata al presidente Ucraino l’ha fatta e sembra molto difficile negarla.

Però ha dalla sua il servizio segreto del Dipartimento di Stato per la Giustizia che cercherà di scavare lo scavabile per aggredire gli avversari.

In parole provere, stiamo assistendo alla lacerazione dello “Stato profondo” degli Usa, con pezzi che stanno con il Presidente ed altri contro. Non sappiamo cosa diranno i testi e i colpi di scena sembrano garantiti: nulla esclude che magari spuntino prove o testimonianze che riaprano la piaga del Russiagate 1 archiviato solo pochi mesi fa, e neppure che venga fuori qualcosa contro Biden ed il figlio, anche se non sarebbe un compenso perfetto perché Trump è il Presidente in carica e Biden solo un forte concorrente che può benissimo essere sostituito.

A meno di un improbabile accordo per circoscrivere l’incendio bisogna vedere anche quale possa essere l’intervento –più o meno indiretto e coperto- di esterni come Putin o le ripercussioni su paesi amici (ad esempio, io al posto di Salvini e di “Giuseppi” non sarei tanto tranquillo): tutto è possibile.

Di fatto questa, comunque andrà, è l’apertura della campagna elettorale democratica contro Trump.

C’è poi un altro aspetto da considerare: ammesso che il processo di primo grado si concluda entro Natale, poi ci sono i tempi tecnici per il passaggio al Senato sino alla decisione e di fatto Trump sarebbe un presidente decisamente indebolito, quantomeno sino al verdetto finale di assoluzione, il che significa almeno qualche settimana, durante la quale la campagna democratica presso l’opinione pubblica sarebbe martellante.

Ma, in questo spazio di tempo, altri potrebbero inserirsi. Ad esempio, se gli iraniani facessero una clamorosa pressione contro l’Arabia Saudita, il Presidente Americano sarebbe in condizioni molto difficili per decidere alcunchè a favore dell’alleato.

Allo stesso modo, i cinesi potrebbero approfittare della situazione per riequilibrare la guerra commerciale a proprio favore, Erdogan potrebbe approfittarne per l’offensiva anti curda, anche se, comunque, avrebbe il problema dei russi che, non per amore dei curdi, ma per difendere Assad potrebbero cercare di legargli le mani. E gli esempi potrebbero essere anche altri.

Ovviamente, dopo il proscioglimento finale (più che probabile) Trump giocherebbe la parte della vittima ingiustamente perseguitata, cercando di rovesciare la frittata. Però:
anche in caso di assoluzione i democratici continuerebbero a suonare la grancassa dello scandalo e saremmo a otto-nove mesi dal voto.

Il Presidente americano è tradizionalmente debole nell’ultimo periodo del proprio mandato, proprio per la difficoltà di assumere decisioni soprattutto sul piano internazionale a pochi mesi dal voto.

Nel frattempo, soprattutto dopo il più che probabile voto sfavorevole al Congresso, bisogna vedere che reazioni avrà la Borsa e che equilibri monetari ci saranno e con quali conseguenze anche dopo l’assoluzione senatoria.

I repubblicani dovrebbero arrivare alle elezioni con un candidato così indebolito e questo potrebbe anche indurre qualcuno a rompere la disciplina di partito (anche non votando per la deposizione, ma semplicemente non andando a votare quel giorno), il che sarebbe disastroso sul piano dell’immagine per Trump.

Dunque non è comunque un bel cielo quello sulla Casa Bianca nei prossimi mesi.

Aldo Giannuli

aldo giannuli, trump


Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (22)

  • Due dichiarazioni quasi simultanee ed eccentriche del 4 novembre possono contribuire a gettare luce sulla campagna elettorale per le presidenziali.
    Medvedev, da Bankok ha osannato il WTO. Al suo interno vorrebbe costruire -sull’esempio dell’UE- un blocco commerciale del Pacifico, che va dall’Indonesia a Vladivostok. Il primo ministro della democratura di Putin si è spinto fino al punto di affermare che al WTO non ci sono alternative (sembra di sentire la Thatcher). La forte presenza militare americana e australiana nella zona, finirebbe per diventare poco più che un orpello.
    L’altra dichiarazione, per certi versi ancor più clamorosa, viene da Wang Yi, ministro degli esteri di Xi Jinping, il quale, in occasione della presenza di Giggetto, ha affermato che l’Italia sarebbe il terzo partner commerciale della Cina, dopo Germania e Francia. E’ una sciocchezza colossale, perché cela le relazioni con almeno almeno un paio di paesi, tra cui proprio gli Usa, i cui rapporti sono da coltivare non alla luce del sole, malgrado le minacce dei dazi.
    Cina e Russia, hanno dimostrato -caso mai ce ne fosse bisogno- di avere un forte ed efficiente coordinamento in politica estera. Ad entrambi sta bene, anzi benissimo, il ripiegamento interno degli Usa di Trump. America First, ma in casa propria.
    Da parte russa e cinese non arriveranno sgambetti a Trump. Non faranno i guastafeste.
    Visti i positivi risultati per l’economia americana, Trump si giocherà con buone carte la rielezione.
    §§§
    Altri -io sono accusato di scrivere troppo- spieghino a Giggetto che i due politici hanno anche inteso dire velatamente che il costo del debito della guerra dei russi in Siria sarà pagato dalle bollette del gas di tedeschi, francesi e italiani, mentre per i cinesi il prezzo non salirà.
    Altri, non io.

    • Tant’è che Trump ha annunciato di prendere in considerazione una sua visita ufficiale a Mosca il 9 maggio 2020, per assistere alla parata militare del Giorno della Vittoria.

  • Il Deplorevole da Pechino ha deplorato Trump per essersi ritirato dall’Accordo di Parigi sul clima, come una scelta isolata e marginale che non cambierà, niente poco di meno, che la rotta del mondo. Ovviamente l’Iperpresidente si é intestato la rappresentanza dell’Europa, senza che nessuno gli abbia dato mandato. Ha aggiunto che la decisione di Trump lo ha “costernato”.
    Come dire … chiagne e fotti !

  • Vola Giggino, vola Giggetto
    “Faremo i conti sull’interscambio con la Cina e sulle nostre esportazioni a marzo del 2020 ..”
    Infatti se a marzo 2020 si va a votare … faremo i conti.
    Giggetto fa il qualunquemente alla Berlusco.
    Avesse detto che entro il 2020 avremmo messo piede su Marte, potevamo pure credergli …
    Ma è Renzi il suggeritore di Ellediemme ?

    • Vola Giggino, vola Giggetto.
      Vi ricordate le esportazioni via aerea di arance siciliane in Cina, caldeggiata da Ellediemme?
      Quante sono copiose e concorrenziali le esportazioni di arance con le ali … proprio in Cina?
      Nella biblioteca della Farnesina c’è un manuale di Economia dei Trasporti?
      Chi è il suggeritore di Giggetto?

  • Quando Macron parla di Europa, pensa ad una Francia grande quanto l’Europa, se non più. Lo fa per celare un inganno e per bussare a soldi.
    Da ultimo ha dichiarato all’Economist che la Nato è in uno stato di morte cerebrale, dopo il disimpegno USA in Siria, senza neppure essere stato concordato e l’invasione della Siria del Nord da parte della Turchia.
    Al Deprecabile non piace il presidente del proprio club, perché non spende e spande in democrazie missilistiche. Di più . Lui vorrebbe essere il presidente unico del club difensivo di tutta l’Europa, ma non ce la fa. Allora parla male del presidente in carica, per non parlare male della sua politica estera, rivolgendosi in primo luogo agli europei, dimentichi delle sue avventure militari.
    E’ in realtà solo una questione di forniture militari da piazzare al posto degli americani.
    La Nato vuol dire anche vendita di armi Usa all’Europa.
    Macron fa la voce grossa, perché vuole che gli europei comprino le armi da lui e non da zio Tom. Poco gli interessa di essere stato bacchettato da tutti. E’ un piazzista e come tale ragiona.
    Facile obiettargli che se il club Nato non gli piace, può lasciarlo subito.
    A volte il Deprecabile é tanto arrogante da voler insegnare a tutti.

    • A volte il Deprecabile é tanto arrogante da voler insegnare a tutti. voler insegnare TUTTO a tutti. Di questo passo riuscirà a fare dell’Italia una potenza nucleare media.

      • … Macron se le va a cercare.
        Mike Pompeo da Berlino ha risposto all’Iperpresidente a proposito della morte cerebrale della Nato.
        Paga, parla di meno e non fare la prima donna: senza l’assistenza militare Usa non puoi fare nulla di significativo … e ringrazia!

        • Giove si è legato al dito il fatto che Trump ha mandato ai turchi una letterina di avviso partenza dalla Siria e a lui neppure un telegramma, un piccione viaggiatore, un tweet. Le truppe francesi se ne sono andate alla svelta.
          E’ significativo che dalla Gran Bretagna, l’altro paese Nato presente in zona, non si sia detto nulla sulla salute politica della Nato e non provenga neppure un commento all’intervista di Macron sull’Economist.
          A Washington si sono accorti di avere un problema a Parigi e hanno inviato un segnale forte, preciso e chiaro contro certa politica internazionale puttanesca, velleitaria e combina guai.
          Macron ha fatto finta di non capire. Non gli conviene. Fa lo struzzo.
          Non sono gli Usa ad avere bisogno della Francia, semmai è il contrario.

          • .. però, quando il francesino viene preso in giro, si duole, ma quando lo fa lui con il resto del Mondo, va tutto bene.
            E’ un piazzista ipocrita e insincero.

  • E invece Trump rischia nulla.
    Trattasi delle solite accuse capziose dei suoi avversari politici. Come la bufala che abbia vinto le elezioni con l’aiuto di Putin ahah.
    Oltretutto i suoi avversari non si aspettavano che Trump rendesse pubblica la sua telefonata con il presidente ucraino.

  • Ci ha pensato Lavrov, a suonare in testa a Macron la valigetta nucleare.
    Secondo il ministro degli esteri russo, Macron ha il diritto di dire quello che ha detto sulla Nato.
    Il Cremlino, invece, era stato più disponibile, definendo parole d’oro quelle del presidente francese.
    A Mosca preferiscono avere come interlocutore gli Usa di Trump, piuttosto che la Francetta di Macron, cui non riconoscono la statura di una superpotenza e ancor meno affidabilità.
    Gli umani non hanno più rispetto di Giove.
    Prima si è applicato Khamenei, poi la Merkel insieme a Pompeo hanno bacchettato il padre degli dei, ora ci si mette pure Lavrov …
    Sorge il sospetto che l’Iperpresidente voglia scaricare all’esterno i problemi interni creati dalle sue politiche neoliberiste ..

  • La lacerazione del ‘deep state’ statunitense era precisamente la speranza soggiacente alla vittoria di Trump. Ogni indebolimento del conquistatore transoceanico, ormai unico (mezzo) custode degli equilibri geopolitici e ideologici partoriti dal secondo conflitto mondiale, è da salutare con entusiasmo. Una sua guerra civile (calda o anche fredda che fosse) ne segnerebbe il definitivo tracollo.

    Nei giardini della politica e del pensiero si tornerebbe a respirare.

  • La Merkel arriverà in Italia per incontrare Conte, il politico no solution (riferimento all’acciaieria di Taranto).
    Alla Cancelliera l’abbraccio di Aquisgrana con Macron inizia a starle stretto, ma non abbastanza.
    Viene in Italia per cercare un alleato per qualche giochetto … dei suoi, non fattibile con Macron.
    L’interesse della Germania … e in parte della Francia è spolpare oltre l’osso questa Europa.
    Prima si chiude con questa Europa, meglio è.

  • Tristezza.
    Uno studente 22enne si è dato fuoco a Lione. E’ ricoverato in gravissime condizioni a causa delle ustioni riportate.
    Nel messaggio lasciato su fb ha spiegato il suo gesto come protesta contro Macron e suoi predecessori – ma anche contro la Le Pen -, ma anche contro la UE, colpevoli di averlo ridotto in povertà permanente e senza prospettive. Ha anche condannato il fascismo e il liberismo ..
    Tristezza.

  • ACME NEWS
    32 febbraio 2020. Dal nostro inviato ad Ankara
    Stanotte alle 2:00 ((UTC), le 23:00 in Italia, tre colonne di mezzi blindati del ricostituito esercito siriano hanno attraversato i valichi al confine turco di Mannò, Massì e Sinnò, penetrando per circa sei chilometri nel territorio della Turchia, quale risposta all’invasione turca del settembre 2019.
    Ha preso così corpo l’ipotesi ventilata dall’Hyperpresidente Macron, ventilata nel corso di un’intervista all’Economist dello scorso anno.
    La Turchia, membro Nato sin dal 1952, ha chiesto la riunione d’urgenza del Consiglio Atlantico per condannare e reagire all’aggressione della Siria.
    Al momento le posizioni dei vari paesi sono divergenti.
    Macron preme su Trump, affinché gli Usa approntino la logistica per inviare un contingente sotto il comando del gen. Francoise France. L’Hyperpresidente si è detto disponibile ad iniziare i bombardamenti, anche da solo. A questo scopo ha ordinato la partenza dai cantieri Atalntique-Stx, dove era in riparazione per avarie alla catapulta di lancio, della portaerei nucleare tascabile N. Sarkozy, alla volta del Golfo di Adalia. Il Pentagono ha bollato l’iniziativa come ininfluente.
    La Germania ha espresso una posizione di prudenza per bocca del suo ministro degli esteri.
    Il Consiglio dei Ministri, riunitosi a Palazzo Chigi alle prime luci dell’alba, su proposta del Ministro della Difesa on. Berlusconi ha manifestato la volontà di preservare i buoni rapporti con Mosca, schierata con il regime siriano.
    Intanto negli Usa monta nelle principali città la protesta del movimento NO WAR contro un intervento
    statunitense in Medio Oriente.
    Ad accrescere la tensione, in mattinata é arrivato un tweet dell’ayatollah Mustafà Nurange, che ha minacciato l’uso dell’arma nucleare nel caso in cui gli interessi iraniani lo richiedano.
    Israele, come in altre crisi in cui non é direttamente interessato, ha manifestato una posizione di vigile neutralità.
    Per l’ora di pranzo é atteso un messaggio televisivo alla nazione del Presidente Recep Tayyip Erdogan, col quale esorterà il popolo turco a resistere all’invasione.
    La televisione di stato siriana, nel primo bollettino di guerra, ha affermato che le operazioni militari sono sospese, in attesa dell’esito dei colloqui russo-americani tra il Segretario di Stato Clinton e il Ministro degli esteri russo, Lavrov, che si stanno tenendo a New York, a margine dell’Assemblea Generale delle N.U. .
    Dal risultato dell’incontro il Mondo potrebbe sollevare un sospiro di sollievo.

  • Vola Giggino, vola Giggetto
    Ellediemme è volato a Berlino per il 30esimo anniversario della caduta del Muro.
    Durante il colloquio avuto con il suo omologo Heiko Maas, l’incomunicabilità l’ha fatta da padrona.
    Un irenico Di Maio ha sostenuto che il conflitto libico non può essere vinto a livello militare.
    Il ministro degli esteri tedesco, con gran realismo, invece gli ha ricordato e quasi suggerito che le conferenze diplomatiche organizzate a Palermo e Parigi non hanno sortito alcun effetto.
    A Berlino sarebbero persino contenti se l’Iperpresidente prendesse qualche scappellotto in Libia, ma non possono dirlo, men che mai al primo Giggino di passaggio.
    Tutto questo Giggetto lo sa?

  • L’accusa preventiva di fellonia rivolta da Macron a chi si è attribuito il ruolo di Gendarme del mondo, fa ridere.
    Il Trio delle Meraviglie (F, D, UK) non è riuscito neppure ad incontrare Erdogan, laddove Trump lo ha convocato per i prossimi giorni alla Casa Bianca, con la richiesta perentoria di mettere in naftalina gli S-300 russi, altrimenti si arrabbia.
    Il primo ad avere bisogno della Nato, sgangherata o meno che sia, è proprio Macron.
    Siamo sicuri che il Brasile non si annetterebbe la Guyana Francese se non ci fosse la Nato a difenderla?
    Cosa farebbe la Francia, invierebbe i sottomarini atomici a bombardare il Brasile ?
    Appronterebbe un corpo di spedizione da mandare dall’altra parte dell’Oceano, come fece la Lady di Ferro per le Falkland ? E se non lo facesse, quale sarebbe la sorte degli altri Territori d’Oltre Mare?
    Un problema Nato-Libia esiste, ma lo ha creato principalmente la Francia.
    E se per ipotesi un giorno la Libia decidesse di ricambiare l’esportazione della democrazia sulle alette delle bombe alla Francia, dovrebbe scattare l’art. 5 del Trattato Nato per soccorrere l’Esagono?

  • L’affermazione di Macron sulla morte cerebrale della Nato é stata bollata dal ministro degli Esteri slovacco Miroslav Lajàk , come “not helpful”.
    Invece il ministro degli esteri lussemburghese ha dato ragione a Macron nel sottolineare le difficoltà della Nato, ma si è astenuto da affermazioni circa la cura proposta dal presidente francese.
    All’Hyperpresidente, gli va decisamente male.

  • Macron spende oltre 63 miliardi di dollari in armamenti. Più della Russia e oltre due volte i quasi 28 miliardi dell’Italia.
    Non vorrà mica invadere il Principato di Monaco ?!

  • La sortita di Macron sulla morte cerebrale della Nato, cela, dietro il disimpegno americano dall’Europa, la voglia di imporre l’egemonia militar-commerciale di Parigi, che nessuno è disposto ad accettare supinamente. In primo luogo si ribella la Germania.
    Appena Zio Tom si è distratto, in Europa é riesploso il contrasto franco-tedesco.
    La politica dei maggiori stati europei sembra quella degli anni dieci del novecento.
    La causa ereditaria tra i Savoia ha gettato luce su quale fosse la tensione della Corona per il “partito straniero”.
    Il conflitto franco-tedesco è affar loro, non ci riguarda -come non ci riguardava nel 1915-.
    E’ evidente che nei prossimi anni le spese militari degli stati europei aumenteranno per coprire il vuoto statunitense.
    M&M vadino (volutamente sbagliato).
    All’Italia conviene una neutralità vigilante.
    Dalla partecipazione allo scontro franco-tedesco abbiamo solo da perdere.
    Già alla vittoria del 1918 seguì un disastro politico. Figuriamoci se dovessimo perdere la prima guerra cibernetica. Di sconfitte basta e avanza quella della seconda guerra mondiale.
    Si scornino Macron e Merkel.

  • Vola Giggino, vola Giggetto
    Macron, ricordando il 13 novembre la strage del Bataclan, ha affermato che bisogna restare uniti contro il terrorismo.
    Bravo.
    Spedisci in Italia i terroristi che godono di protezione in Francia.
    Giggetto, se ci sei, e non sei un fantasma di ministro degli esteri, fatti sentire.
    Sei o non sei il ministro degli esteri ?
    … altrimenti libera la cadrega.

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