Di Pietro, Pennisi, Bertolaso, Verdini: una nuova stagione dei veleni?

Di Pietro, Pennisi, Bertolaso, Verdini: una nuova stagione dei veleni?

Non si può dire che la politica italiana si faccia mancare il suo scandalo settimanale: prima abbiamo cominciato con le rivelazioni su Di Pietro, ad una incollatura è partito il caso dell’assessore milanese Pennisi, poi sono arrivati gli arresti alla Protezione civile che hanno aperto il caso Bertolaso, poi l’inchiesta si è rapidamente allargata ed ha coinvolto Verdini, l’amministratore del Pdl. Sono dei complotti? Sono coincidenze casuali? Al solito le cose sono sempre un po’ mescolate. Ci mancano molte informazioni, ma ragioniamo su alcune evidenze, iniziando da Di Pietro:
1- il libro di Mario di Domenico, con le sue rivelazioni al cianuro, può essere frutto del rancore di un amico che, a torto o a ragione, può essersi sentito tradito. Ma le foto chi gliele ha date? Non ci risulta che i paparazzi girino liberamente per le caserme dei carabinieri per cui, dato che la foto è scattata nella mensa di una caserma della Benemerita, di fronte a commensali in bella posa, l’unica deduzione logica è che a scattarle sia stato una carabiniere. Ed è altrettanto logico che la foto ricordo sia finita nei cassetti degli ufficiali ritratti con l’illustre ospite. Ed è forte il sospetto che sia uscita da qualcuno di quei tiretti.

2- Possiamo accettare la spiegazione che Di Pietro dà su Contrada, di cui  avrebbe ignorato l’imminente arresto: non è probabile, ma può essere vero. Ma che ci faceva l'”americano” Rocco Mario Modiati, responsabile per l’Italia della Kroll Secret Service?  Si dice che in quella occasione egli avrebbe consegnato al magistrato una targa ricordo, ma Di Pietro smentisce e, fra le quattro foto conosciute, in nessuna c’è la consegna della targa o si vede una qualche targa. Delle due l’una: o la consegna della targa è una bufala, ed allora c’è da capire come mai Modiati si trovava in quel posto quel giorno. O la storia è vera, e ci chiediamo

a- per quali meriti la Kroll (la cosiddetta “Cia di Wall Street”) abbia ritenuto di offrire quell’omaggio a Di Pietro;
b- come mai la consegna sia avvenuta in quel contesto.
In fondo, la Kroll, per quanto importantissima agenzia investigativa, è pur sempre una azienda privata e saremmo curiosi di sapere se ed in che modo collabora con l’Arma. Ma soprattutto, che rapporti ha avuto Di Pietro con la Kroll?
c- Le foto sono comparse alla vigilia del congresso dell’Idv, insieme ad altro materiale pubblicato da “Giornale” e “Libero”, fra cui la foto di un assegno di 50.000 dollari che Di Pietro avrebbe avuto come sostegno al suo partito. In questa sede non ci interessa approfondire l’argomento, ma  notiamo che nel giro di 48 ore Di Pietro ha fatto una svolta di 180°, sollecitando l’alleanza con il Pd ed accettando persino di sostenere l’impresentabile De Luca in Campania. Anzi, di Pietro ha scoperto le virtù del garantismo per cui de Luca “è innocente sino a sentenza finale passata in giudicato”. Come dire? “la via di Damasco è lastricata di nitide foto”…
d- dopo la svolta, la bufera scandalistica si è rapidamente placata e su tutti i giornali come se l’Idv non fosse più ritenuta un soggetto interessante nè dai suoi alleati nè dai suoi nemici. Un affare liquidato, una pratica archiviata.
Dopo le elezioni regionali vedremo se il “dialogo sulle riforme condivise” riprenderà ed in che termini.

E veniamo alla Protezione civile. Anche qui ragioniamo per evidenze:
1- l’inchiesta è durata molti mesi e ad essa ha lavorato con la consueta professionalità il Ros dei Carabinieri. Lodevolmente non c’è stata nessuna fuga di notizie e, a quanto pare, neppure il Presidente del Consiglio ha ricevuto nessuna avvisaglia di quel che bolliva in pentola. Siamo piacevolmente sorpresi: il lavoro è stato fatto in modo totalmente subacqueo, senza che trapelasse nulla neanche verso i servizi (pure da sempre contigui all’Arma), diversamente il Cavaliere ne avrebbe saputo qualcosa.
2- Notiamo che nel coro di quanti si condolgono con il valente sottosegretario, la lista è varia ed assai sfumata. Ad esempio non abbiamo colto accenti di particolare mestizia in  Tremonti.
3- Vedremo cosa ha in mano la magistratura, ma già la lettura delle intercettazioni che si leggono e dalle prime anticipazioni, l’odore di bruciato c’è. Certo: è bene essere prudenti per evitare nuovi casi Del Turco, però, al posto del Presidente del Consiglio, saremmo molto cauti nell’esprimere certi giudizi sui magistrati inquirenti. E non solo per ovvi obblighi istituzionali (diciamolo: in nessun paese al Mondo il capo del governo tratta pubblicamente i magistrati come una banda di delinquenti a piede libero) ma anche per evitare future figuracce. Insomma, se vengono fuori prove irrefutabili sul conto di Bertolaso, come la mettiamo con un Presidente del Consiglio che ha giurato ai quattro venti che “i giudici attaccano chi ha fatto il bene dell’Italia”? Decenza vorrebbe che seguissero a ruota le dimissioni del medesimo Presidente del Consiglio. Ma non ci facciamo illusioni: non è la faccia quello che manca…
4- Ad appesantire la posizione di Bertolaso viene la sua incredibile, imbarazzante autodifesa. Per bene che vada è un imbecille confesso che non si è accorto di quali “mariuoli” aveva messo in delicatissimi posti. Ma noi abbiamo molta stima di Bertolaso e non pensiamo che sia un imbecille…
E poi questa dei “mariuoli” l’abbiamo già sentita un’altra volta e non ha portato fortuna a chi la disse.
5- Non sappiamo se egli sia davvero il nipote di Camillo Ruini  come molti dicono nonostante le smentite dell’eminentissimo personaggio (ma, curiosamente, non dello stesso Bertolaso). Però ricordiamo che sin dai suoi primi passi non gli sono mancati protettori in tonaca e zucchetto; se non ricordiamo male, il suo Pigmalione fu l’indimenticabile monsignor Fiorenzo Angelini “Sua Sanità” come fu detto per il suo incarico di Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari. Angelini fu assiduo frequentatore di Giulio Andreotti, nella cui corte spiccavano altri bei nomi come quello di Gianni Letta, altro attuale sostenitore del dinamico sottosegretario.

Ma al nostro non manca l’intimità di uomini dell’opposto schieramento. C’è chi ricorda che, in occasione dei recentissimo funerali del padre Giorgio (generale di squadra aerea) nel banco dei familiari (non delle autorità, si badi, ma della famiglia) c’erano sia Letta che Rutelli. E, in effetti l’uomo ha avuto incarichi tanto dai governi di centro sinistra quanto quelli di centro destra. Un tecnico.
Chissà se ora queste vaste relazioni gli saranno di nuovo utili.
6- Molto spinosa è la vicenda relativa a Verdini con il quale arriviamo proprio al cuore della vecchia “Forza Italia” ( e, infatti, molto prudenti e riservati si stanno dimostrando gli ex di An). Si diceva che in passato fosse vicino al gruppo dei “tecnocrati socialisti” (Cicchitto, Brunetta, Sacconi) ma che tale frequentazione si sarebbe recentemente molto diradata.
Anche qui occorre vedere cosa salterà fuori dalle carte dei giudici, ma è evidente che se la cosa dovesse prender corpo saremmo di fonte al una tempesta senza precedenti per i berlusconiani. Molto peggio del caso Mills. Non saremmo ancora ad una nuova Mani Pulite ma ci saremmo molto vicini
7- Immancabile, anche in questa inchiesta rispunta l’ombra della Massoneria che legherebbe diversi segmenti di questa storia. Anche qui tutto da chiarire, ma le ricorrenze sono impressionanti.
Tirando le somme: siamo di fonte ad un complotto, a due complotti contrapposti o sono casualità? Di fatto, questa nuova ondata di scandali segue alla marea iniziata a maggio con gli scandali sessuali (Noemi, D’Addario, Boffo, Marrazzo) ed intrecciata con i diversi casi di malversazione a livello regionale (Abelli in Lombardia, Cosentino in Puglia ecc.) ed è sboccata nelle pesantissime dichiarazioni di Ciancimino junior sui rapporti politica-mafia.

Siamo di fronte ad una nuova stagione di veleni? No, non ci pare. Il punto è che le stagioni passano, qui invece piove tutto l’anno. Anzi grandina. Voglio dire che questo è diventato il modo abituale di fare politica, quel che rivela da un lato una decadenza del costume politico senza precedenti, dall’altro il totale vuoto di dibattito politico, per cui c’è solo una guerra per bande che usa come unico metodo di lotta  la distruzione personale dell’avversario. A questo si aggiunge qualche caritatevole manina d’oltre confine che probabilmente dà il suo generoso contributo. In parte si tratta di cose pilotate, in parte no, ma questo non è importante. Che un magistrato agisca nel più impeccabile dei modi senza intenti politici, che sia più o meno inconsapevolmente imbeccato da qualche corpo di polizia o servizio, che lavori per lo Stato o per terzi committenti o per sè stesso. Tutto questo non conta, quello che conta è che tutto quello che la sua inchiesta produrrà sarà usato come corpo contundente per colpire l’avversario e, simmetricamente, darà luogo ad accuse infamanti contro il magistrato da parte degli accusati.
Una volta l’imputato doveva pensare a difendersi dalle accuse della Procura, adesso contrattacca e diventa un processo reciproco senza esclusione di colpi.
La materia c’è; non c’è dubbio: la nostra classe politica è un campionario lombrosiano di ladri, delinquenti, debosciati, incompetenti, psicopatici, mafiosi, subnormali ed intrallazzatori. E se uno dei due schieramenti primeggia, l’altro non è misero. Atene piange ma Sparta non ride.

A questo punto stare a contare quale dei due schieramenti abbia più fango nelle proprie retrovie (anche se non abbiamo dubbi su chi vincerebbe la gara) non ha più senso. Il punto da portare al centro della discussione è un altro: prendere atto che abbiamo una classe politica indecente. Questo impone di ridiscutere a fondo i meccanismi attraverso cui essa è selezionata (legge elettorale, normativa sulle spese elettorali, selezione interna dei gruppi dirigenti e regolamentazione della vita interna dei partiti, trasparenza dei bilanci degli stessi partiti, normativa sugli appalti e forniture degli enti pubblici, anagrafe patrimoniale dei politici, accesso alle risorse delle associazioni della società civile, poteri ispettivi sul funzionamento della Pa ecc.). E, soprattutto, torniamo a parlare di politica. Non si può parlare sempre e solo di escort.

Aldo Giannuli, 17 febbraio ’10

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Aldo Giannuli

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Comments (4)

  • Mi mancano De Andrè e Berlinguer.
    L’unica via di uscita è quella più difficile per un italiano medio del XXI secolo: convincersi che il rispetto delle regole è la prima indispensabile regola.

  • Il fatto è che, come si seleziona il personale politico, così si seleziona tutto il resto: medici, avvocati, impiegati, spazzini e docenti. Chi non ha una raccomandazione, ad esempio, è inutile che si metta a fare concorsi cosiddetti pubblici. E già solo questo fatto dovrebbe bastare a capire come siamo messi.
    Per il resto, è chiaro che c’è una guerra sotterranea (ma neanche tanto), che finirà solo quando il sig. B. scomparirà dalla scena.

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