Sulla questione dei danni di guerra della Germania alla Grecia.

Alcuni interventori hanno obiettato che non ha senso porre la questione dei danni di guerra subiti dalla Grecia da parte della Germania, sia perché sarebbe impossibile riaprire la questione dei danni di una guerra ormai lontana nel tempo (c’è anche chi ha parlato delle razzie di opere d’arte fatte da Napoleone), sia perché la guerra alla Grecia la dichiarò l’Italia (che, quindi sarebbe stata la maggiore responsabile) e la Germania intervenne solo dopo.

Allora: la questione dei danni di guerra dal punto di vista del diritto internazionale è molto intricata e per nulla superata (le guerre napoleoniche non c’entrano nulla). La Grecia venne dissuasa da Inglesi e Americani a tornare sulla questione con troppa insistenza perché la Germania era diventata una alleata.

Come ricorda la Repubblica del’ 11 ultimo scorso, la questione più delicata è quella dei valori prelevati dai tedeschi dalla Banca di Grecia. E se è vero che la guerra con la Grecia la iniziò l’Italia, è anche vero che l’occupazione fu essenzialmente tedesca, per cui principale responsabile fu la Germania che concretamente produsse la grande maggioranza dei danni.

Dopo lunghe trattative, nel 1960, la Grecia ricevve dalla Germania 115 milioni di marchi, concordato nella Conferenza di Londra del 1953. Il punto è che i tedeschi ritengono quella cifra esaustiva del loro debito, mentre i greci la ritengono solo un acconto. Peraltro, un vero e proprio trattato di pace fra i due paesi non c’è, per quanto la questione possa sembrar strana, dato che entrambi sono alleati nella Nato e nella Ue. I tedeschi ritengono che il Trattato per la regolamentazione finale delle intese con la Germania, sottoscritto a Mosca nel 1990, assorba la questione e nel trattato non si fa cenno ai danni di guerra, i greci ritengono che, nel silenzio del trattato, la questione sia aperta. Come si vede, su un piano giuridico entrambi i paesi hanno le loro ragioni da far valere e qui non mi interessa intervenire nel merito; mi interessa, invece, porre la questione da un altro punto di vista, perché il diritto è una gran bella cosa, ma la politica è più importante, soprattutto se si tratta di questioni internazionali.

Qui siamo di fronte ad una questione politica da esaminare nel suo complesso e non si tratta solo dei torti della Germania verso la Grecia sia antichi (la guerra) che nuovi (la corruzione di funzionari ministeriali e alti ufficiali per agevolare l’acquisto di inutilissimi sistemi d’arma prodotti da aziende tedesche e francesi: una delle voci più cospicue del disavanzo greco). Va considerata soprattutto la particolare condizione politica della Germania dopo la fine della guerra fredda ed i vantaggi di cui ha goduto in questi anni.

La Germania ha pagato a lungo le conseguenze della sua guerra, con uno stato di minorità politica e la divisione in due stati durata sino al 1990. Da questo stato ne uscì, facendo accettare la sua unificazione alla comunità internazionale, grazie all’opera di mediazione del presidente francese Mitterrand, che si illuse di scongiurarne sue eventuali mire dominatrici estendendo il Marco all’intera Europa, sotto il nome di Euro. In questo modo, pensò che avrebbe avuto una ”Germania Europea”.

Ebbe più ragione la Tatcher ad avvertirlo  “avrai una Europa tedesca”. E l’Euro non fu affatto un cattivo affare per la Germania, sia perché sostenne vigorosamente le sue esportazioni nell’Eurozona, sia perché rafforzò la sua posizione sui mercati finanziari, consentendole di pagare la ricostruzione dei land orientali a costi finanziari bassissimi e, comunque, molto minori di quelli che avrebbe dovuto sopportare se la moneta fosse stata ancora il marco: la Germania potette approvvigionarsi con abbondanza delle risorse finanziarie necessarie ed a costi molto contenuto, perché la più ampia base di riferimento assicurata da una moneta continentale, giocò a favore di tutti gli europei in generale, ma della Germania in particolare.

Poi, Berlino ebbe la possibilità di rientrare nel grande gioco grazie al manto europeo, perché se si fosse presentata con il solito vestito, difficilmente sarebbe stata ammessa nel club. Sia che si trattasse del vestito da “nano politico” del dopoguerra, sia se si fosse trattato di un nuovo abito color grigio-Wermacht.

Ora la Germania deve decidere cosa vuol fare “da grande” e che atteggiamento avere verso l’Europa, in altri termini, deve dimostrare di essere diversa da quella Germania che, dal 1871 al 1945 ha pensato di dare l’assalto al potere europeo (e da esso al potere mondiale) in termini di dominio, neppure di egemonia. Per il dominio bastano i rapporti di forza, l’egemonia richiede anche il consenso e la seduzione culturale, due cose di cui la Germania è sempre stata piuttosto carente (badate che non ho parlato di “influenza” culturale ma di “seduzione”). Berlino ha tutti i diritti di candidarsi ad essere la “capitale d’Europa”, ma se vuol farlo in termini di egemonia e non di dominio, deve accettare di pagarne i costi.

La vicenda greca si presenta come una splendida cartina di tornasole: se davvero esiste una “Germania europea”, accettare, in qualche modo, le richieste greche (magari sotto forma di integrazione ai danni di guerra) è un ottimo modo per dimostrarlo. Ma, soprattutto, accettare una ristrutturazione del debito di tutti i paesi europei, magari attraverso il trasferimento alla Bce della quota di esso eccedente il 60% del Pil di ciascun paese indebitato, sarebbe il primo passo verso una vera integrazione europea come la messa in comune del debito di ciascuno fu il vero atto di nascita degli Stati Uniti d’America. Ed il progetto di una reale unione europea potrebbe riprendere fiato. Ma, se come siamo convinti che accadrà, la Germania privilegerà i suoi gretti interessi nazionali, per l’Europa non ci sarà un’altra prova d’appello: sarà la dimostrazione parlante che essa è stata solo l’espediente opportunisticamente usato dalla Germania di sempre per la ripresa dei suoi progetti di dominio. E sarà anche la fine della Ue e di tutto quel che ci sta intorno.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (21)

  • sono più concorde far passare al resto di europa quello che hanno passato loro dopo le 2 guerre un disfacimento sociale dove l’economia non valeva niente, qualcuno si ricorda di Germania anno Zero di Rossellini.
    Ma non c’è una classe imprenditoriale tedesca che campa sul finanziamento del debito dei paese come la Grecia?

  • Buongiorno!

    Alcune riflessioni sulla questione:

    1. Il governo greco ha fatto entrare la Grecia con l’inganno nell’euro, falsificando i dati economici; in questo modo stato e consumatori hanno approfittato per anni, grazie all’euro, di tassi d’interesse bassissimi, indebitandosi e finanziando così per anni un’esistenza sopra le loro possibilità (sulle spalle degli altri contribuenti della zona euro!); la perdita di competitività causata da una valuta troppo forte ha poi portato la Grecia alla bancarotta, tecnicamente evitata solamente dall’intervento generoso della BCE (che continua ad acquistare i titoli di debito greci, finanziando così i bancarottieri con soldi che non vedrà mai tornare indietro).

    2. Il mito dei miti, ossia che l’Euro avrebbe portato vantaggi alla Germania (e altri paesi ‘virtuosi’ come Olanda, Finlandia, ecc): è vero il contrario: anzitutto è da precisare che la Germania ha sempre avuto un forte surplus della bilancia commerciale. Ma durante i primi anni dell’euro la Germania cresceva con un tasso vicino allo zero, molto meno dei paesi del sud. Solamente durante gli ultimi anni le esportazioni hanno ripreso a crescere in modo sostenuto, ma la crescita è stata soprattutto verso i paesi extra-euro. Inoltre la Germania è il massimo finanziatore dei meccanismi salva-stati (e salva-banche) della zona euro, soldi che in gran parte non vedrà tornare indietro.

    3. La guerra in questione è ormai terminata tre generazioni fa: non è immorale far pagare discendenti veri e presunti degli invasori nonché i figli delle decine di milioni di immigrati che da decenni vivono in Germania per una vicenda in cui non c’entrano nulla?
    USA e GB risarciscono tedeschi e giapponesi per la distruzione indiscriminata di città e popolazioni lì residenti? Polonia e Rep. Ceca risarciscono l’espulsione di 14 milioni di tedeschi dai loro territori dell’est? Ecc ecc ecc …

    • puo’ anche darsi che la Grecia abbia truccato i conti, ma se lo ha fatto, di certo c’e’ stato chi ha chiuso un occhio e pure l’altro. Anche altri paesi (vedi Italia) non avevano i conti in regola ma sono entrati lo stesso.
      Se poi prendiamo il caso Ucraina, questo e’ l’esempio conclamato: anche i muri sanno che e’ un paese al collasso eppure si parla di farlo entrare in UE.
      La realta’ e’ che i paesi forti con in testa la Germania impongono politiche di austerita, non per salvare i paesi in difficolta’, ma per potersi impadronire in caso di insolvenza delle loro risorse. Non a caso la Finlandia ha detto: “se la Grecia non puo’ pagare i debiti, si venda il Partenone”. Questo e’ il senso della guerra finanziaria.

    • Sul punto 1 e 2, mi dispiace le cose non stanno come dice lei. Sono cose trite e ritrite dette oramai da anni. La fovoletta morale dei Greci che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilita’ e’ falsa ed ideologicamente orientata, si legga quello che hanno detto e scritto Krugman e Stiglitz, tanto per farle due nomi a caso. Quando afferma che la Germania esportava verso i Paesi extra euro dice un’esattezza. L’export tedesco fino ad alcuni anni fa, sicuramente fino alla crisi ed anche oltre, era a maggiornaza intra-UE, ed e’ proprio questo il problema, lo squilibrio tra paesi che ha creato la crisi.
      Insomma: i greci brutti e pigri e i tedeschi laboriosi e biondi e’ un’emerita sciocchezza, una favoletta da dare in pasto al pubblico per giustificare le politiche di austerity e di smantellemento del welfeare state.
      Quello che ci dobbiamo credere semmai e’ perche’ le classi dirigenti greche e del sud Europa abbiano accettato questo a scapito dei cittadini meno tutelati e con basso reddito.
      Sul terzo punto credo lei abbia ragione.

  • possibile che in italia non si voglia capire una volta per tutte che il POTERE TEDESCO é sempre lo stesso dai tempi di fritz il grande? Nessuno legge von clausewitz? perché sinora non é stato tradotto in italiano reinhard opitz, compagno comunista, morto nel 1986 ma uno dei più grandi studiosi al mondo del fascismo e del POTERE TEDESCO? il POTERE TEDESCO ha messo in ginocchio l’europa e attende pazientemente che gli usa finiscano in ginocchio per entrare definitivamente in azione. DOBBIAMO PREPARARCI PERCHÉ IL POTERE TEDESCO ALLA FINE PERDE IL SENSO DEI LIMITI E QUINDI PUÓ VENIR SCONFITTO! ma questa volta dobbiamo sconfiggerlo definitivamente.
    franco valdes piccolo proletario di provincia

  • Viviamo nel caos.
    I tedeschi sono un grande popolo. La loro potenza è il loro merito, pur ammettendo che con l’euro hanno fatto i furbi, mentre i greci che volevano fare i furbi si sono rivelati degli stupidi. E questo è il punto cruciale: se l’euro era questa trappola, perché Prodi e Berlusconi, i nostri migliori statisti degli ultimi centocinquanta anni, ci hanno trascinato dentro con tutte le scarpe? Ma è facilissimo rispondere: perché sono dei mediocri!
    Abilissimi quando si tratta di intrallazzare, procurare miopi vantaggi alla propria fazione, imbrogliare e corrompere, ma assolutamente incapaci di vedere al di là del proprio naso. Nonostante ci si sia accorti tragicamente tardi dell’errore commesso, hanno la faccia tosta di riproporsi alla guida della nazione e la cosa davvero più penosa demoralizzante e avvilente è che noi continuiamo ad affidargliela.

  • Vivendo a Berlino posso dire che qui l’intera faccenda viene ritratta oscillando tra lo sguaiato riso di superiorità e lo stupore per l’offesa ricevuta.
    Il riso in genere si accompagna a commenti più o meno iperbolici sui miliardi versati alle cicale del sud-europa, dimenticando forse di precisare che nel caso dell’Italia i soldi prestati a tasso agevolato alle banche sono stati usati per tutto tranne che per dare credito alle imprese, mentre nel caso dell’Ellade il tutto era ancorato a manovre di austerità che hanno ulteriormente fatto deperire l’ammalato (e qui la metafora con le sanguisughe medioevali ci sta tutta).
    Della richiesta di danni di guerra si parla davvero quasi solo in toni umoristici e l’attenzione, ad esempio, si concentra in questi giorni su una vignetta di un giornale greco vicino a Syrisa che ritrae il ministro tedesco in uniforme nazista.
    Manco vale la pena di dire che qui già non capiscono le barzellette in senso lato, figuriamoci poi a toccare un simile tasto…

    Io sono il primo a dire che le generazioni di oggi non dovrebbero sentirsi colpevoli per quelle passate. Ma la domanda vera è: quelle passate hanno davvero pagato abbastanza (o qualcosa?) Fatemi riassumere alcuni punti che mi stanno sul gozzo già da un po’…

    1. Tutte le guerre sono uguali, vale a dire sono rapine col treno invece che al treno: del saccheggio colossale durante la guerra non venne recuperato tutto, anzi. Tonnellate d’oro sono sparite passando per la svizzera, rifuse e poi finite chissà dove. Giusto per portare un piccolo esempio di cronaca: in un appartamento di monaco l’anno scorso trovarono più di cento dipinti di pittori come picasso e chagall che si credevano perduti e che invece il figlio di un antiquario si centellinava vendendone con calma uno ogni 10 anni con discrezione…

    2. La grande finanza e industria che si è arricchita finanziando e nutrendo i nazisti in chiave anti-bolscevica l’ha fatta franca a Norimberga, a parte una multa e l’incapacità di intedere e volere comminata al vecchio Thyssen. Molti dei leader politici, militari e dei servizi segreti in seconda linea (per così dire) sono stati riciclati nella germania ovest o importati a ovest o a est.

    3. Kappler era nostro ma negli anni ’70 avevamo un grande debito in scadenza con la germania ovest e ci imposero di liberarlo con un espediente da film di spionaggio con franco e ciccio che coinvolse il Noto Servizio scoperto dal professor Giannuli.
    Io, personalmente, voglio essere risarcito per questo episodio e se al governo italiano arrivasse “Syriza2 la vendetta” spero lo facciano presente.

  • Si vede proprio che vivi a Berlino davidem, ma che dici mai! Se arrivasse syriza2 la vendetta? Dove, in Italia? Ma quando mai! Quasi una buona metà del popolino italiano si piange addosso da mane a sera, ma poi se ne sta chiuso in casa come se le cose della politica non lo riguardassero affatto, mentre gran parte del restante popolino come sente parlare di onestà e giustizia, si precipita a votare partiti e personaggi indecenti.

    • D’accordissimo su tutto quel che dici. Era un periodo ipotetico dell’irrealtà che equivaleva a dire “se governassi io…” oppure “in un paese di fantasia in cui i valori delle costanti fisiche fossero diversi…” Fai tu, insomma.
      Io personalmente sono venuto alle scorse europee a votare la lista Tsipras in piemonte, e sono contento di averlo fatto. Per quanto ridicolo sia stato il mio gesto di turista-elettore della domenica.

  • Inutile dire che simili richieste demagogiche sono storicamente impraticabili e aprirebbero un contenzioso infinito, ove tutti potrebbero chiedere a chiunque, i danni di guerra. Ancora l’eterna criminilizzazione di un intero popolo grande come quello tedesco. La Germania da secoli è il cuore e la mente dell’Europa.Senza Germania l”Europa non esiste. Il popolo tedesco nel 1945 ha subito una vera e propria castrazione mentale, per cui le loro virtù che sono alla base della loro grandezza storica sia politica che economica, sono considerate colpe dagli altri popoli.Proprio non si perdonano, non si tollerano,non si riconoscono.Ai marxisti superstiti che bazzicano questo blog,rammento il giudizio che dette Stalin alla fine del 1945 sui tedeschi. “Gli Hitler passano la Germania rimane.” I tedeschi seppero far funzionare perfino il comunismo nella DDR, ottenendo lo standard di vita più elevato all’interno dl blocco sovietico. Chi sostiene la anti storica richiesta di risarcimenti dei danni di guerra causati dai tedeschi alla Grecia, deve dire allora che noi italiani dovremmo dare l’esempio, risarcendo economicamente oltre che i greci, anche gli abissini, etiopi, libici.Con questo anti storico spirito di vendetta contro i tedeschi, allora gli USA potrebbero chiedere all’Italia e in particolare modo alla Sicilia i danni causati dalla mafia nel loro paese.Concludo facendo notare c he questa acredine,questo concentrato di odio e di mai sopito spirito di rivalsa contro un intero popolo, esiste solo nei confronti dei tedeschi.A Papa Ratzinger ad esempio che è un mite e fine colto teologo, proprio non si è mai perdonato la colpa di essere nato in Baviera.Una colpa genetica imperdonabile; che ricorda il sottosegretario statunitense Morghentau nel governo di Roosvelt, che durante la guerra aveva preparato una programma che prevedeva, oltre che alla de industrializzazione della Germania e la sua trasformazione in un paese bucolico, la sterilizzazione di massa del popolo tedesco al fine di estinguerlo. Sono convinto che molti rimpiangono che ciò non sia stato fatto !

    • ma se i tedeschi sono il meglio che c’e’ in europa, come mai che pur avendo sempre puntato sulla forza militare, hanno sempre perso le guerre (quantomeno le piu importanti)? Non solo ma l’ultima l’hanno persa con l’URSS vale a dire con quelli consideravano inferiori in quanto slavi e comunisti e che glielo hanno messo nel culo

      • Benito ti sbagli di grosso i tedeschi devono essere perennemente grati all’URSS di Stalin.Devi sapere che Henry Morghentau segretario ebraico-statunitense all’economia (sic) nel governo di Roosvelt era il portavoce degli ambienti più oltranzisti ebraico statunitensi.A detta del celebre aviatore Lindbergh,portavoce della maggioranza isolazionista degli americani, furono loro con Roosvelt i fautori principali dell’entratta in guerra degli USA contro la Germania.Morghentau e gli ebrei statunitensi nel 1945 volevano vendicarsi della shoah nei confronti dei tedeschi ed applicare il famoso “piano Morghentau” che prevedeva la trasformazione in un paese bucolico della Germania e la sterilizzazione forzata di tutti i tedeschi in età feconda, al fine di estinguerli. La paura del comunismo e di Stalin spinsero gli USA ad applicare ai tedeschi il piano Marshall e non il piano Morghentau.Termino con una ulteriore provocazione: la DDR e la sua classe politica dirigente, hanno sempre rifiutato di pagare un solo marco di riparazioni per la shoah a Israele e alla comunità ebraica. Differenza notevole con la Germania “americanizzata” che fin dal 1945 ha pagato ai superstiti generossisime laute pensioni di guerra, tuttora in vigore. Vuoi vedere che la DDR e i suoi dirigenti erano dei “negazionisti” ante litteram?

  • in altre parole, dottor giannuli, le vuole insinuare che era meglio che vi fosse stata ancora la ddr?
    io sono assolutamente convinto che la fine della ddr è stato l’inizio della fine dell’equilibrio europeo e l’inizio della fase della germania padrona dell’europa.
    i regimi dell’est garantivano stabilità in un clima certamente poco democratico, ma tendenzialmente di pace; abbiamo visto che con la loro fine abbiamo perso diritti, siamo invasi da criminali provenienti dai loro paesi e missili nato nel didietro della russia con tutto il pericolo che ne deriva.
    e tutto questo per consolidare il primato della libertà assoluta del mercato e delle merci?
    siamo alla follia.

    cordialità

    victorserge

  • Io per un breve periodo ho girato in lungo e largo la DDR di Erich Honnecker. Posso assicurare non per sentito dire, ma con cognizione di causa, che la DDR e la sua classe politica dirigente era molto più prussiana che non i governi fantocci americanizzati occidentali. Varcato il muro di Berlino e visitando la Berlino est, potevi immergerti in un clima davvero prussiano; era stato ricostruito persino il monumento a Federico il grande, distrutto dai russi nel 1945. Per non parlare della Nationale Volks Armee e della Volks Polizei, tutti indossanti la tradizionale divisa ed elmetto, secondo la vera tradizione teutonica e non la ridicola divisa americanizzata della Germania ovest.Ho assistito incredulo al cambio della guardia di un plotone della NVA, lungo Untern der Linden, al monumento al milite ignoto, al suono della marcia prussiana di Beethoven e con il passo cadenzato. Certamente il governo di Pankov, era ricorso alla riesumazione dei miti e della tradizione prussiana, per contrastare la velenosa e letale propaganda occidentale. Ma sicuramente per qualsiasi uomo d’ordine era molto più agevole e in ordine, vivere nella DDR e non nella decadente , cosmopolita, marcia Berlino ovest. Nella Berlino est non vedevi una puttana per strada, non vedevi un drogato strafatto, non vedevi un africano o un turco, un porno shop e per le vie della capitale ovunque ti rigiravi vedevi bandiere e striscioni innegianti al “sozialismus und vaterland”.Aveva ragione Stalin: “gli Hitler passano la Germania rimane”.Aggiungo inoltre che Erich Mielke il capo della famosa/famigerata Stasi (polizia politica) nel suo libro autobiografico, narra del ricorrente imbarazzo che le autorità della DDR, che si recavano in visita ufficiale nei paesi arabi, provavano, quando liberi dagli impegni ufficiali vistando i vari sulk, appena i venditori ambulanti arabi, sentivano parlare tedesco, gli salutavano con un poderoso “heil Hitler”.

    • @ Gherardo

      E’ vero, confermo tutto. Ho visitato anch’io un paio di volte la DDR ed era proprio così. Purtroppo in Europa siamo passati da un eccesso all’altro, dalla cortina di ferro e dall’incubo immaginario della guerra nucleare USA-URSS al ‘multiculturalismo’, l’incubo reale dell’islamizzazione e dell’invasione da parte di masse di disperati provenienti dal cosiddetto ‘terzo mondo’. E’ poi risaputa l’ammirazione degli islamici per Hitler, ma solo per via dell’odio antiebraico della loro religione.
      L’ex Germania Est è ancora oggi la parte meno decadente dello stato, non a caso il movimento PEGIDA (‘Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente’) è nato a Dresda nel 2014, e nelle città dell’est raccoglie di gran lunga il maggior numero di manifestanti.

  • Gentile Professore,
    stavolta ha messo Lei le mani avanti: “…le guerre napoleoniche non c’entrano nulla”, quasi a diffidare ogni sproloquio dietrologico su chi detiene nel mondo il potere valutario da 200 anni. Ma subito è Lei stesso ad ammettere: “La Grecia venne dissuasa da Inglesi e Americani a tornare sulla questione con troppa insistenza perché la Germania era diventata un’alleata”. Dunque lascio alla magnifica eloquenza delle Sue parole il mio solito pensiero, aggiungendo tuttalpiù che gli approvvigionamenti da Oriente alla nuova e poderosa industria alemanna avrebbero potuto arrivare anche dalle strutture portuali di Salonicco con qualche investimento mirato, a costi molto inferiori rispetto a quelli richiesti dalla navigazione necessaria per doppiare Gibilterra e attraccare ai porti di Rotterdam e Anversa. Peccato però che quest’ultimi siano un tantino “più sorvegliabili”. Dunque forse ad essere dissuasa sui risarcimenti di guerra sarà stata piuttosto la Germania, non trova?
    Vorrei solo puntualizzare che quello che Ercole definisce “l’intervento generoso della BCE (che continua ad acquistare i titoli di debito greci, finanziando così i bancarottieri con soldi che non vedrà mai tornare indietro)”, in realtà poteva benissimo essere di moda nell’anno 2007 con una piccola sfumatura: “l’intervento generoso della BCE (che continua da 5 anni a erogare prestiti quasi esclusivamente alle banche tedesche finanziando così i bancarottieri con soldi che non vedrà mai tornare indietro)”.
    D’altra parte in quegli anni non mi sembra che un Trichet o un Papadimos si fossero del tutto tedeschizzati. Pare piuttosto che parlassero fluentemente quello strano idioma che si sbiascica …, mi aiuti Professore, …
    … forse tra Boston e New York City?
    Infine Ella rileva: “Ora la Germania deve decidere cosa vuol fare “da grande” e che atteggiamento avere verso l’Europa.” Ma come fa a diventare “grande” se i suoi crediti li può riscuotere con il più piccolo esercito d’Europa, inferiore persino a quello della Spagna, uno dei suoi massimi debitori? Non sarà per caso che nell’impero anglosassone i creditori siano costretti a disarmare e i debitori ad armare, mentre il vero Padrone li sorveglia entrambi?

    • Ma cosa sta aspettando il Padrone a intervenire in Europa? Un’Europa completamente africanizzata non è di nessuna utilità neanche alla élite english speaking.

      Ormai anche la Germania è in deflazione… non è che il caos che hanno creato non sono più in grado di gestirlo?

      • Gentile Junius,
        il “Padrone”, cioè i megafinanzieri anglosassoni di madrelingua o adozione e loro manutengoli sanno perfettamente come gestire quel caos, proprio perché lo hanno creato apposta con un sorprendente tempismo, come altre volte ho potuto raccontare, grazie alla cortese ospitalità di Giannuli. Posso qui aggiungere a titolo di esempio del loro tempismo, che nel Luglio 2011, proprio mentre in Cina si mettevano in cassa integrazione 6 milioni di operai per poter riprogettare tutte le nuove linee ferroviarie in una nuova ottica panasiatica, da noi a colpi di spread si costringevano i governi ad inasprire fortemente quella che sembrava ormai una recessione conclusa (2008-2011).
        La deflazione rende cronica una forte disoccupazione sia, prima, attraverso bassi consumi, che, poi, bassi investimenti. La forte disoccupazione quando persiste rende molti più giovani disposti all’arruolamento. Quando ci si prepara ad una guerra di interposizione per mantenere il predominio valutario ed energetico su due colossali aree emergenti come la Regione Indo-Pakistana e quella Cinese, da 1,5 miliardi ciascuna, ci si può permettere il lusso di sacrificare un’area di soli 450 milioni come la UE, perché fornisca le truppe necessarie all’operazione. Siccome la superiorità tecnologica militare degli anglosassoni sugli asiatici non è detto permarrà, inducendo la depressione in Europa essi si preparano ad adeguare gli effettivi da dispiegare sui campi di battaglia prevedibili in Afghanistan e soprattutto Myanmar, …
        … fatta salva qualche gamba tesa, che ciascuno di noi potrebbe contribuire a interporre per proteggere i nostri figli e nipoti (magari proprio ora che le occasioni si sono moltiplicate, avendo molti di noi la cinghia da tirare e la mente da affinare).

        • Comprendo bene la sua analisi: ma allora, se è tutto sotto controllo, perché andarsi a impegolare in Ucraina, a svegliar l’orso che dorme, e infuocare tutto il Mediterraneo e il Medioriente, frammentando realtà sovrane o quantomeno autoname, rendendo un conflitto regolare impraticabile in tutto lo spazio che separa l’Europa dall’Asia.

          E soprattutto, la deflazione in Europa – comunque il mercato più grande del mondo – comporta anche la deflazione in tutto il pianeta… è vero che la grande finanza atlantica si rifà sulle classi subalterne oramai avviate a condizioni ottocentesche, e che ormai controlla completamente le istituzioni democratiche, ma, in deflazione, a fetta di torta percentualmente più grande, corrisponde una torta sempre più piccola: in breve, per la guerra servono soprattutto soldi e capacità produttiva.

          Che la vera troika – USA, UK e Israele – stia sulla strategia principale muovendosi assolutamente all’unisono, sembra assodato: basti vedere come si danno da fare i Russi a far trapelar indiscrezioni sull’incredibile cartello di spionaggio che hanno imbastito.

          Insomma, non mi meraviglierei se a conti fatti si troveranno in una situazione talmente ingestibile che il dollaro verrà finalmente marginalizzato e dovranno venir a patti con oriente….

          A quel punto, sterilizzato l’imperialismo, si troveranno a gestire tensioni sociali che gli attuali squilibri renderanno ingestibili: e si tornerà a soffiar sul fuoco del conflitto sociale.

          Ma anche in questo caso, un’Europa devastata da trent’anni di neoliberismo e di migrazioni, necessita un gruppo culturale in grado di ridurre al massimo i conflitti sezionali e dirigerli verso la rabbia di classe.

          Riconquistate le sovranità e l’autodeterminazione dei popoli è necessario passare a giganteschi piani di nazionalizzazione e, finalmente anche in occidente, a giganteschi espropri a danno dell’élite atlantica.

          A livello di propaganda va assolutamente fermata la promozione del multiculturalismo, del demenziale modello americano e ripristinata l’idea di fratellanza di popoli uniti dai confini.

          Quindi iniziare un competizione sfrenata per la maggior socializzazione e democratizzazione delle rispettive autonomie sovrane eurocentriche… l’unico modo per festire in modo non malthusiano la scarsità di risorse e gli squilibri demografici….

          • Mi scusi, Junius, dovevo essere più preciso.
            E’ sì tutto sotto controllo su valvassori e valvassini d’Europa per spingerli un domani ad intervenire in Afghanistan e Myanmar. Invece, come ho scritto, la Cina da tempo sta poderosamente sfuggendo al controllo e cerca di deviare le energie del Padrone lontano dal Myanmar muovendo tutte le pedine sulla scacchiera. Lo fa soprattutto dall’Ottobre 2011, quando prese accordi segreti con la Russia per aprire il traffico ferroviario pesante sulla tratta trans-kazaka e con Bielorussia e Kazakistan per creare un unico spazio doganale ferroviario fino alla Polonia. All’accordo non prese parte l’Ucraina fino al Novembre 2013, quando Yanukovich stette per cedere all’invito di Putin. Poi gli USA riuscirono a contrattaccare minando la stessa possibilità della Russia di avere uno sbocco portuale sul Mar Nero.
            Tenga anche presente che tutti i Paesi centro-asiatici sono oramai interessati al traffico ferroviario dalla Bielorussia all’Indocina o all’India attraverso il nuovo super-protetto e avveniristico crocevia ferroviario tibeto-birmano in fase avanzata di progettazione. Le basti pensare che sui giornali birmani nel Novembre 2012 era, guarda caso, molto più evidenziata la visita del Presidente della Bielorussia, che non quella di Obama, la prima di un Presidente USA!
            Sugli ultimi 4 capoversi, ahimè non riesco a seguirla: dopo l’analisi, una soluzione pratica deve pur essere proposta. Prima che Giannuli ci riporti giustamente all’ordine, mi limito a dire che la “rabbia di classe” si potrebbe evitare curandone le cause, cioè penalizzando il tempo pieno e garantendo così a tutti l’accesso al lavoro, nonché riportando su scala territoriale i due circuiti nevralgici, del risparmio-credito e dell’energia-consumo, impedendo così fenomeni di accentramento delle imprese, come altrove ho enunciato. Non è fantascienza. Lo si può fare con mezzi giuridici e tecnologici ormai alla nostra portata. Dopo scuola e sanità, il Parlamento di uno Stato moderno dovrebbe preoccuparsi principalmente di questo.
            Tutto sta volerlo, ma, si sa, in molte menti, la mia compresa, il più delle volte il panico prevale sulla pacata osservazione. Chiediamo al Cielo che prevalga la seconda.

          • In realtà la rabbia di classe, in senso di energia accumulata da frustrazione da oppressione sociale – “l’urlo” dei prolet di Orwell – la salutavo con piacere come azione politica dal “basso verso l’alto” in contrapposizione al “divide et impera” generato dalle politiche razziste volte ad accrescere i conflitti sezionali “orizzontali” tra le diverse comunità etniche proletarie, sottoproletarie e middle-class proletarizzate.

            Le ultime quattro righe hanno dei refusi: non “eurocentriche”, ma “etnocentriche”. (E poi “gestire”, non “festire”).

            Non esiste difesa della sovranità, degli interessi nazionali e, quindi, della democrazia se non si ha quell’amor proprio “nazionale” che necessita quel pizzico di etnocentrismo, motore del patriottismo.

            Ho la totale sicurezza che è necessario fare propaganda riguardo – nel senso di far divulgazione sensibilizzando sui valori – dello “statualismo” in contrapposizione al mondialismo regionalista-privatizzo-deterritorializzato, e sui valori del socialismo lavorista su cui sono basate le moderne carte costituzionali.

            In uno “stallo” tra potenze, si può generare quello che Myrdal definiva causazione circolare e cumulativa “virtuosa” per cui la competizione tra “élite” deve essere – come fino ai ’60 – al rialzo sui diritti sociali e sulla democratizzazione, e, con un forte statualismo e forte politiche di protezione degli interessi economici nazionali, attuare una potente repressione finanziaria, fermando i flussi migratori e tutti gli altri squilibri sui fattori della produzione che impattano le dinamiche virtuose di equità sociale e autodeterminazione.

            Se a tutto ciò si aggiunge una soluzione internazionale come quella proposta da Keynes e White a BW… si può arrivare ad una gestione “razionale” delle risorse e della demografia che salvino l’umanità dalle storiche riproposizioni malthusiane ed eugenetiche dei liberali.

            Mauro, io la considero il miglior analista di questo spazio e dubito che il gentil Professore non se ne sia accorto.

            Saluti.

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