Cosa si prepara per l’inverno: dalla manovra alla fine del QE

La flessione del Pil (-0,1% dopo 14 trimestri tutti con il segno più) muta seriamente il quadro politico. Neanche a dirlo, le opposizioni e la stampa se la prenderanno con il governo accusandolo di essere la causa di questa incombente recessione. Non credo di essere accusabile di indulgenza verso il governo giallo-verde, ma, onestamente, credo che sia il responsabile minore di questa prospettiva che trova le origini più lontane nel tempo e nello spazio.

Quanto al tempo, le premesse risalgono a ben più indietro e, se è vero che dalla fine del 2014 ad oggi ci sono stati solo trimestri positivi, è anche vero che i segnali di ripresa sono stati debolissimi e, se la memoria non mi inganna, non c’è stato un solo anno in cui abbiano superato il 2% di crescita e questo dopo la batosta della recessione 2009-2012. L’assurda politica di austerità inaugurata da Monti e proseguita da Gentiloni e Renzi ha fiaccato le imprese schiacciandole fra pressione fiscale e tassi bancari.

Al governo attuale si può rimproverare di non aver misurato la gravità della situazione, di aver agito poco ed annunciato troppo, di non aver preparato una vera svolta economica ed aver puntato su ricette controproducenti come la flat tax ed il reddito di cittadinanza generalizzato, ma tutto questo ha inciso molto meno dei guasti ereditati.

Il vero punto è che la debolezza di questi anni si volge in senso negativo per ragioni che stanno fuori d’Italia, appunto, lontane nello spazio: la fine del Qe e il preannuncio di una nuova ondata recessiva.

La fine del quantitative easing prevista per fine gennaio, sta già gelando i mercati, riducendo le commesse, scontando gli effetti di una possibile caduta dei consumi e questo, insieme ad altri fattori (la fine del boom cinese, le difficoltà brasiliane, l’ingigantimento del debito mondiale, l’insuccesso della riforma finanziaria abbozzata fra il 2009 ed il 2011, la traballante Europa, ecc.) fa presagire una prossima recessione generalizzata forse più grave di quella del 2008-9 (almeno secondo Nouriel Roubini che è uno che su queste cose va ascoltato).

Ovviamente l’avvicinarsi della tempesta scoraggia i nuovi investimenti ed è realistico che il prossimo trimestre andrà peggio. Per l’Italia, poi, gennaio è una doppia trappola, sia per la fine di qe (che renderà più pesanti gli interessi da pagare) sia per l’arrivo del “ratone” da 100 miliardi di Bond (anche se forse il governo potrà fare qualcosa per trovare investitori stranieri o per diluire un po’ i tempi).

A questo punto la “finanziaria del popolo” al 2,4% di disavanzo è improponibile ed andiamo verso il 2%, ma forse neanche questo basterà. La solidarietà fra i due partner di governo è già molto scesa e calerà ancora nelle prossime settimane, anche se c’è ancora una rata di nomine da fare che è sempre un buon motivo per rinviare una crisi.

Ma non è detto che questo basti ad arrivare alle europee: ad esempio, se l’Italia dovesse essere in condizioni di dover richiedere l’aiuto del fondo salva-stati dell’Europa, la Bce e la Commissione Europea potrebbero imporre la condizione di un governo diverso.

Poi le strade potrebbero essere diverse: elezioni anticipate, una nuova maggioranza (gioco forza o una domma Lega-Pd-Forza Italia, Bonino, isolando il M5s oppure al contrario M5d-Pd-Bonino che isoli la Lega), oppure un governo del Presidente magari con il voto favorevole di Pd-Fi e Bonino e con l’astensione o del M5s o della Lega.

Un governo istituzionale magari presieduto dal Presidente della Camera Fico, il che metterebbe in serio imbarazzo il M5s, anche perché si renderebbe disponibile per Di Maio una poltrona di serie A. Poi ci sono sempre le scissioni e le transumanze, insomma la fantasia istituzionale cercherà qualcosa e non è detto che alle europee ci arriveremo con questo quadro politico.

Ci sono molte variabili da considerare, anche perchè non è scontato che il quadro sociale resti fermo: due mesi fa chi avrebbe previsto il movimento del gilet gialli in Francia? Detto fra parentesi ricordano molto da vicino i forconi di alcuni anni fa, non vi sembra?

Forse il passaggio dalla seconda alla terza repubblica sarà molto più accidentato e scabroso di quello dalla prima alla seconda.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (3)

  • L’ affermazione sulla mancata previsione del fenomeno dei gilet gialli, in qualche modo mi tange, atteso che su questo sito ho riversato centinaia di post su Macron, tutto sommato moderati rispetto a quello che commentano i francesi sul loro presidente.
    Se per previsione si intende documentare in anticipo che Jacline Mouraud, una signora bretone 50enne in ristrettezze, dieselmunita il tal giorno avrebbe postato un video su youtube di protesta contro un improvviso aumento delle accise del gasolio e che il prescritto giubbotto giallo sarebbe divenuto il simbolo della protesta, sfido chiunque a fare previsioni del genere.
    Invece, se si uniscono le coordinate politiche ed economiche del colonialista presidente dei ricchi dal pugno forte, anti-italiano, pericoloso per l’Europa e nefasto per i francesi che hanno meno, (e qual schifo si nasconda dietro gli sviluppi macroniani della transizione ecologica), allora le cose cambiano.
    Senza contare che Macron ha pestato a molti piedi e coda …
    Sebbene sia stata privilegiata l’ottica dei rapporti internazionali, andiamo a vedere cosa è stato pubblicato prima del 16 novembre. Qualche sentore che le cose non andassero bene in Francia c’era.
    Gaz 15 novembre 2018 a 00:51 | #Macron ha vinto il seminatore d’oro del populismo 2018.
    Gaz 13 novembre 2018 a 17:03 | # Trump in Francia per le celebrazioni del centenario della IWW ha asfaltato Macron. Non gradisce essere preso in giro.“The problem is that Emmanuel suffers from a very low Approval Rating in France, 26%, and an unemployment rate of almost 10%.” … By the way, there is no country more Nationalist than France, very proud people-and rightfully so!…….. per infine sbeffeggiarlo con un MAKE FRANCE GREAT AGAIN! Bravo Macron, continua così, sei sulla strada giusta !!
    Sebbene del 17 novembre, è il mio preferito: 17 novembre 2018 a 15:17 | # Un cadou per Macron. 🙂 🙂 🙂https://www.manutan.it/img/S/GRP/ST/AIG1955073.jpg
    27 ottobre 2018 a 20:47 | # O.t. Fotografie (imbarazzanti) tratte dall’album di una famiglia parigina. Qui il nostro assume le pose che furono di un acquarellista austriaco (vedere per credere).
    https://steemitimages.com/DQmTJQinnkq9vGsgJegGpm1onjTs6F4Vyte6H1wQii6gZPF/19260407_219422751911039_4663163552778355093_n.jpg
    LEGGETE QUESTO:
    Gaz 23 ottobre 2018 a 13:46 | # Franza. Deplorevole errore durante le elezioni presidenziali. I frazosi, a causa di un misunderstanding hanno eletto alla presidenza il vomitevole. Se ne stanno accorgendo ora. Anche con Napoleone si sbagliarono, salvo dire al Congresso di Vienna che la Franza era stata sua vittima … come poi lo fu di Vichy e Petain. Porelli … sono sempre gli atri i cattivoni.
    9 ottobre 2018 a 14:45 | # …I francesi non giudicano il loro presidente vanesio per il privato bollente confessato da Brigitte a jeminformetv.wordpress.com
    ma per la sua politica.

    • 1 dicembre. Benjamin Griveaux, portavoce di Macron: «non si cambia rotta, perché la rotta è quella giusta.»
      4 dicembre. Edouard Philippe, primo ministro di Macron: «Bisognerebbe essere sordi o ciechi per non vedere o sentire questa rabbia, nessuna tassa merita di mettere in pericolo l’unità del Paese». Rinviate all’estate l’inasprimento delle accise.
      Infatile ! Arrogantello e presuntuosetto, conosce solo le maniere decise. Non è mai stato irresistibie o non piegabile.

  • Piccolo commento fuori tema: la nuova grafica del sito va rivista secondo me un post per pagina è assai scomodo e andrebbe cambiata con almeno 4-6 post per pagina: migliorerebbe la leggibilità e la ricerca dei post vecchi. Grazie.

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