L’arroganza di Boeri

Ancora una volta il pensiero unico in campo economico torna a farsi sentire nel peggiore dei modi, attraverso arroganza e saccenza, questa volta nelle parole di Tito Boeri in risposta al Governo sul tema del decreto dignità, che lo additava di aver dato previsioni errate, lui risponde parlando di “negazionismo economico”.

La scomposta risposta del Presidente dell’INPS è sia insopportabile che irricevibile. Per capirne la portata è come dire che il pensiero di Kant è l’unico ammesso parlando di filosofia. Ragionamento decisamente forzato e soprattutto falso, dimostrato dai fatti, le correnti all’interno del pensiero economico sono una realtà da almeno 400 anni cioè da quando troviamo i primi scritti riguardanti l’economia.

Tito Boeri dice queste cose perché la filosofia di pensiero economico a cui lui fa riferimento (chiamata marginalismo, neoliberismo è un termine improprio) da sempre si erge a scienza matematicamente dimostrabile, credendo di poter spiegare rigorosamente attraverso il calcolo, quello che non è calcolabile, ovvero il comportamento umano, attraverso una impostazione fortemente soggettivistica (utilità). Scuola di pensiero che in realtà è stata sempre minoritaria o latente, se così possiamo definirla.

Bentham, Say (ma anche Mill, pur all’interno di una impostazione classica ricardiana), passando per Longfield poi, forniscono il substrato ideologico a quella che viene definita rivoluzione marginalista di Jevons, Walras e Menger. Che insieme a Marshall cercano di imbrigliare nel rigoroso calcolo matematico l’intero mondo economico, non riuscendoci peraltro. Sarà poi Sraffa nel 1960 con il suo “Produzioni di merci a mezzo di merci” a rivoltare come un calzino l’intera costruzione marginalista – già un po’ traballante per suo conto in realtà.

Nonostante ciò durante l’audizione in commissione finanze, presentando la sua relazione tecnica ribadisce che “affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico significa perdere sempre di più il contatto con la crosta terrestre”, in risposta a quello che aveva detto il Ministro Di Maio sulla relazione tecnica dell’INPS. Lungi da noi voler difendere a spada tratta il Ministro o l’operato di questo Governo, anche se il decreto può un essere un buon punto di partenza. Ci tocca però dar ragione a Luigi Di Maio, soprattutto nel campo dell’economia le relazioni tecniche non possono avere pretesa di unicità, per quello che è stato scritto in precedenza: la relazione darà un certo risultato o una certa stima sulla base di quale schema ideologico si fa riferimento per formulare la suddetta relazione. Affermare il contrario è affermare il falso. Perciò la prospettiva dipenderà su quale assunti ci basiamo, se ci approcciamo al mercato del lavoro attraverso le curve di domanda e offerta di lavoro, dove il “prezzo” è il salario (e quindi anche la sua protezione legislativa), ovviamente più basso sarà il “prezzo” più alta sarà l’occupazione. Se invece ci basiamo sulla grandezza della domanda, in una prospettiva keynesiana, la difesa dell’occupazione ad alto salario farà espandere la domanda, compresi i consumi e creando nuova occupazione, in un sistema esattamente inverso a quello prima esposto.

Questa è politica, decidere a quale ideologia riferirsi ed agire in quella direzione, pertanto agevolare un gruppo sociale piuttosto che un altro o utilizzare certi strumenti piuttosto che altri, non può non essere considerata politica. È per questo che le critiche di Boeri sono irricevibili, la pretesa unicità delle valutazioni economiche è una violenza alla vastità del pensiero economico. Fomentato dalla volontà di poter dimostrare tutto matematicamente e rigorosamente, derivazione del pensiero positivista. Forse, alla luce delle sue dichiarazioni, sarebbe meglio che il signor Boeri lasciasse la scrivania su cui è seduto.

Ivan Giovi

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Ivan Giovi

Ivan Giovi

Ivan Giovi, classe 1994, laureato in Economia e Management alla Statale di Milano e Laureando magistrale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Economia e politiche del settore pubblico. Laureato in triennale con una tesi di politica economica sul Divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia; collabora con il sito di Aldo Giannuli dal luglio 2017.

Comments (25)

  • commento aleatorio e partigiano.pretendere che il presidente dell’INPS (simpatia o antipatia a parte) sposi, a prescindere, le teorie di di maio (burattino di salvini) non ha niente di tecnico , ne di filosofico, tantomeno politico. il presidente dell’INPS si è limitato ad elaborare dei dati nudi e crudi, proiettando, in base a questi eventuali scenari. se poi, il giovane dott Giovi, voglia usare questo fatto per fare campagna elettorale, a favore del ragazzo di campania, può farlo benissimo, ma dichiarandolo, senza nascoindersi dietro terie di grandi economisti che niente hanno a che fare con il fatto preso a pretesto.

    • All’INPS viene chiesto un rapporto; l’INPS fornisce il rapporto; fine della storia. Se successivamente il rapporto viene criticato, discusso, analizzato, etc. non sono più problemi dell’INPS ed il suo presidente a quel punto parla a titolo personale. Lo ha oltretutto fatto in una maniera debordante e la risposta di Salvini (incredibile ma vero) è stata finalmente a tono.

    • Se lei scrive “il presidente dell’INPS si è limitato ad elaborare dati nudi e crudi, proiettando, in base a questi eventuali scenari” evidentemente non ha capito o non ha letto l’articolo, la invito a rileggerlo con più attenzione.

  • in tutta questa disputa “politica” sugli effetti del decreto, nessuno che spieghi nello specifico come ha fatto Boeri a trovare quei numeri: “la relazione darà un certo risultato o una certa stima sulla base di quale schema ideologico si fa riferimento per formulare la suddetta relazione”? davvero solo schema ideologico? davvero non hanno preso in considerazione i risultati statistici pregressi di politiche simili come mi attenderei? che algoritmo hanno ulizzato? mah..

  • Quello che dice il dott. Govi è sacrosanto .
    Però il dott. non tiene presente che il ragionamento dell’oligarca Boeri si basa sul presupposto che politiche Keynesiane in Italia non si possono applicare perchè
    in Costituzione è stato introdotto il – Pareggio di Bilancio – .
    Tutto l’impianto originario della N/S. Costituzione prevedeva al suo interno, sin dal ‘48, una “ Costituzione economica ”, cioè delineava un preciso modello economico di riferimento ad iniziare dal perseguimento della piena occupazione (non a caso l’art.1 fonda la Repubblica proprio sul lavoro), più una serie di tutele nei confronti dei lavoratori che sarebbero potute essere garantite e realizzate solo con il pieno rispetto di quel tipo di modello ( più o meno Keynesiano ) che, se depotenziato, o addirittura stravolto, non sarebbero potute essere attuate.
    Ebbene quella modifica all’art.81 avvenuta nel 2012, dove si introdusse in Costituzione per l’appunto il principio del Pareggio di Bilancio, è stato proprio il meccanismo ideale per non poter attuare quanto disposto dalla Costituzione stessa, in quanto è andato a soddisfare un altro modello economico in antitesi rispetto a quello voluto dai Padri Costituenti ,
    cioè quello teso alla – stabilità dei prezzi – ,
    cioè al “fobico” controllo dell’inflazione, e il rigore dei conti pubblici ,
    fino a perseguimento del ” pareggio ” come presupposto (per loro!) della “crescita “.
    Insomma, la classica “polpetta avvelenata” inserita in modo più o meno subdolo nel dettame costituzionale al fine di neutralizzare completamente la realizzazione di quanto invece previsto da chi sapientemente l’aveva concepita.
    Infatti, se si è vincolati dal – Pareggio di Bilancio – , come è possibile perseguire quanto garantito dalla Costituzione?

  • OTTIMO ARTICOLO.

    Condivido tutto.

    All’inizio degli anni trenta ci fu una famosa controversia tra Piero Sraffa e Hayek. L’occasione iniziale fu la pubblicazione da parte di Hayek di una critica alle conclusioni di Keynes contenute in Treatise on Money (1930)[11][12]. Ci fu una prima replica di Keynes stesso che poi chiese a Sraffa di scrivere una replica più articolata alle tesi di Hayek. Sraffa analizzò a fondo le inconsistenze logiche della teoria di Hayek sull’effetto di risparmio forzato di capitale causato dall’inflazione e soprattutto sulla definizione di tasso di interesse naturale e il cosiddetto “ritorno delle tecniche”[13]. Il dibattito proseguì con una replica di Hayek e una controreplica di Sraffa.

    Ricordo che a Piero Sraffa ….a Cambridge (ove si era rifugiato perché non ben visto da Mussolini, Piero Sraffa sostenne Gramsci in carcere facendogli avere tutto cio di cui necessitava: giornali, libri, etc e aiutandolo economicamente ) gli fu chiesto dal grande Keynes , di continuare per suo conto il dibattito con Friedich Von Hayek…dibattito che tra Keynes e Hayek stava arrivando al parossismo /esasperazione (era esasperato anche Keynes ) e fu proprio Sraffa che letteralmente e definitivamente sepelli Von Hayek ..e da quel momento in poi inizio il suo declino (perse credibilità e non lo segui più nessuno al netto del successo poi del libro di Hayek : La via della schiavitù che fu poi il libro che decenni dopo ispirò sia Ronald Reagan che Margareth Thatcher , infatti Von Hayek riprese quota agli inizi degli anni settanta e dopodiché e con esso anche il neoliberismo (figlio del liberismo del Laissez Faire e della legge di Say (economia trainata dall’offerta e non dalla domanda …concetto ribaltato da Keynes proprio studianto la crisi e le dinamiche che portarono al 1929 ) : entrambi i due liberismi che portarono a gravi crisi..il primo al 1929..il secondo al 2008 ) . Fu allora all’incirca negli anni ottanta che fu imposto il “pensiero unico ” a matrice neoliberista…di cui Boeri ne è il modus pensandi. Il modello neoliberista sta facendo danni e fa parecchia acqua nella sua applicazione. Il modello neoliberista di Friedman /Hayek non sta funzionando…è evidente .
    Tornerà il modello Keynesiano ??? …non lo so….

    Ottimo articolo.

    Dimenticavo : paradossalmente il modello Keynesiano (a matrice MMT..) è stato sposato in tot (al 100% riproposto cosi come è senza correttivi o aggiustamenti di nessun genere ..) ..da una sola formazione politica: Casa Pound…..(e paradossalmente i modelli neoliberisti son sponsorizzati da le sinistre o meglio da cio che ne resta… ).

  • nel mio precedente Post c’è inizialmente una citazione presa da Wikipedia (sulla controversia Sraffa/Hayek ). che poi sotto di essa commento. Mi son dimenticato di specificarlo .

  • Quoto in toto !!!!.Questo è il motivo per cui l’economia NON può dirsi ”scienza” ma un qualcosa che l’avvicina alla danza della pioggia praticata in altri continenti nei tempi andati !!!

  • Gent. dott. Giovi,
    ritengo che comunque, a prescindere dalla circostanza in esame, le relazioni tecniche di persone degli apparati abbiano tutta la loro dignità di esistere e, addirittura, la necessità di essere prodotte anche quando hanno la triste ventura di scontrarsi con l’indirizzo politico dominante. Anzi, in quest’ultimo caso ravviserei un vero e proprio dovere etico per l’ufficio ricoperto. Mi parrebbe ovvio, poi, che tutte le parti in lizza si sentissero ugualmente in dovere di addurre le necessarie dimostrazioni a sostegno delle idee di cui si fanno portatrici. D’accordo sui modelli economici di riferimento ma, stante l’attuale situazione di non sovranità monetaria, lei ha forse un’idea su come coprire le uscite monetarie in eccesso? Intendo, idee non banali; nel qual caso sapremmo tutti come sistemare ogni cosa.

    • Assolutamente, non dico che le relazioni tecniche debbano smettere di essere fatte, quello che contesto è pretenderne la verità assoluta, parlando di “negazionismo economico”.

  • Peccato che, all’interno di una crisi di sovraproduzione, nessuno pagherebbe alti salari in una fase di bassi profitti. Sia chiaro che parlo di “profitti” quindi di produzione non di “utili aziendali” quindi non parlo di finanza.
    Poi il buon Keynes ha sempre detto che le sue ricette valgono solo per il breve periodo e la fase keynesiana o del patto socialdemocratico (come lo vuole chiamare) finisce nel 1973 (più o meno), cambia la fase e quindi devono per forza cambiare le ricette economiche.
    O si va avanti con il capitalismo e si accetta la caduta dei salari (prima o poi di tutti) o si cambia tipo di economia (come farei io) tertium non datur.

  • Mi pare, però, che nel caso europeo la partita fra marginalisti e keynesiani non si giochi ad armi pari. Il modello keynesiano mi sembra assuma implicitamente che l’ambito della politica economica (in particolare, l’offerta di moneta; ma, nel nostro caso, anche il diritto del lavoro) e quello dell’azione dei soggetti economici (le imprese) coincidano. Questo non è il caso dell’Europa: l’area dei soggetti economici è come minimo quella dell’Unione (a cui i realtà si dovrebbero aggiungere tutti gli spazi esterni tipo WTO, CETA ecc.); l’area della politica monetaria è quella dell’Euro, già più piccola dell’Unione; inoltre la politica monetaria è politicamente vincolata in senso anti-keynesiano; il diritto del lavoro, i contratti collettivi ecc. hanno validità nazionale. Tutto ciò rende empiricamente più sostenibile il marginalismo e meno perseguibile una politica keynesiana (basti pensare al povero Yanis Varoufakis, capo di Diem25, keynesiano come pochi, che è costretto a proporre i più inverosimili accrocchi per tentare di mostrare che sarebbe possibile una politica economica europa alternativa già ora senza cambiare i Trattati).

  • Boeri Che si dimette?
    Come dice giustamente Giovi, la Vera partita e’ politica e non Una disputa accademica tra cattedratici.
    Percio’ il sig. Boeri Resta fedele a quelli a cui deve il posto che occupa e naturalmente sostiene le posizioni politiche di lorsignori.

  • Era da tempo che non leggevo un commento così insulso per banalità e sciocchezza. Mi meraviglio che Giannuli – col quale dissento su molti temi ma al quale riconosco intelligenza e conoscenza dei temi che solitamente tratta – abbia scelto di pubblicare un post del genere. Piu’ che argomenti, mi pare ci sia solamente un elaborato argomento fantoccio. Si disegna un Boeri ignaro della complessita’ del comportamento umano e che vorrebbe spiegare spiegare qualunque cosa “rigorosamente attraverso il calcolo”… mentre ovviamente nessuna persona dotata di un minimo di sale in zucca e’ del parere che l’essere umano e’ un robot o presenta sempre e comunque un comportamente perfettamente razionale. E tantomeno lo crede Boeri.
    Sballato, a mio avviso, anche il paragone tra filosofia e economia. Pessimo articolo, a mio parere. Alla prossima.

    • io sono molto liberal per cui non censuro i punti di vista neppure dei miei allievi. E pubblico anche interventi come il suo : le critichhe m sempre gradite, possono essere fatte anche in modo più garbato

    • È evidente che lei non ha mai letto ne un libro di economia politica, ne un libro di storia del pensiero economico, la invito pertanto a farlo. Per quanto riguarda il mio articolo se avesse scritto qualche critica sensata avrei potuto anche provare a risponderle, ma si è limitato all’insulto, quindi…

  • L’articolo e’ piuttosto ingenuo, cosa perdonabile a un giovane 24 enne che ha da poco preso la laurea triennale. Ma ho una nota di fondo.
    Forse Boeri, in vari contesti, fa politica al di la’ di quanto ci si aspetti dal capo dell’INPS, ma Giovi non puo’ affermare che una relazione tecnica dipende dallo “schema ideologico di riferimento”. Se e’ cosi’ vuol dire che “non” e’ una relazione tecnica. Ma questo va dimostrato nel merito, non con generiche citazioni piu’ o meno dotte.
    Una domanda: se il riferimento “ideologico” di Boeri e’ il marginalismo, qual e’ quello di Di Maio?

    • “Giovi non può affermare che una relazione tecnica dipende dallo “schema ideologico di riferimento”. Se è così vuol dire che non è una relazione tecnica.” Ma lei lo ha letto l’articolo? Perché mi sembra di no. Detto questo tenterò comunque di rispondere al suo commento: ha idea di come si struttura un modello macroeconomico di previsione di breve periodo? Sa che cosa sono le reazioni causa effetto? Sa che un modello matematico da certi risultati in base alle relazioni che io costruisco tra le variabili? E queste relazioni dipendono da quello che io penso, cioè dal mio schema ideologico di riferimento. Pertanto il suo commento è privo di senso per chiunque abbia idea di come si costruisce un modello. Lei incarna perfettamente l’idea neoliberista di assolutismo in campo economico, quindi bocciato, torni al prossimo appello.

  • Spesso mi sono trovato nelle analisi proposte Non in questo caso. Perché Ciò che viene scritto Non corrisponde alla realtà della metodologia applicata Per fare la stima famosa. In effetti Il nostro paese dispone di un sistema di rilevazione sui contratti molto puntuale Ogni qualvolta Un datore di lavoro assume e licenzia qualcuno È tenuto a comunicarlo all ente pubblico Queste si chiamano comunicazioni obbligatorie in gergo tecnico Cob. Quindi utilizzando questa Fonte amministrativa è possibile conoscere con esattezza assoluta il numero dei rapporti a tempo determinato in essere In un dato momento, E calcolare Quanti di questi contratti Hanno Già avuto rinnovi o durate tale per cui Non possono più essere rinnovati alla introduzione del limite imposto del decreto dignità. Pertanto non c’è ideologia ma c’è un mero calcolo Basato su un dato certo Che consente di dire Quanti siano i contratti in essere che non potranno essere per legge rinnovati. È evidente che alcuni di questi contratti Possano essere trasformati a tempo indeterminato ma è anche sicuro che molti di questi lavoratori non potranno rientrare nell’impresa per la quale attualmente lavorano anche perché si tratta di settori produttivi nei quali la stagionalità Non consente rapporti a tempo indeterminato.

  • So perfettamente che esiste il COB, ma come dice lei permette di numerare i contratti in essere in un dato momento del presente e non del futuro, permette si di sapere quali non potranno essere rinnovati, però quello a cui lei fa riferimento è un mero calcolo analitico, senza il decreto dignità quei posti di lavoro sarebbero stati persi l’anno dopo scaduto il terzo rinnovo (da legge attuale). Per di più non possiamo sapere quanti di questi contratti sarebbero trasformati in tempo indeterminato, e calcolare questo è impossibile. Boeri nel suo modello fa riferimento alla diminuzione dell’occupazione derivante dalla diminuzione della flessibilità e cioè l’aumento del salario.
    Un appunto poi sulla stagionalità, nei suddetti settori produttivi esistono contratti ad hoc, che sono appunto contratti stagionali.

  • Spesso, starei per dire quasi sempre, non è questione di esattezza e/o completezza dei dati, ma del modo in cui essi si utilizzano oppure non si utilizzano.
    È altrettanto spesso, si parte dal voler dimostrare un assunto, poi si scelgono e si analizzano quei dati e informazioni atte ad arrivare a dove si vuole arrivare.
    In questo caso, comunque, una cosa è certa: aldilà dell’utilizzo dei dati, questo rapporto e soprattutto le considerazioni di Boeri sono a senso unico, cioè si evidenziano solo gli aspetti negativi del decreto e si trascurano gli effetti positivi nel lungo termine, che non sono solo quelli economici bensì anche quelli sociali.

  • Non so se ho capito.
    Il marginalismo vorrebbe calcolare matematicamente il comportamento umano attraverso una impostazione fortemente soggettivistica?
    Mi sembra un’affermazione contraddittoria, chi mi spiega?

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