Alzando gli occhi sul campo: una analisi di fase. Un ’93 al quadrato?

1) La lezione non è stata capita.
A distanza di una settimana dal voto referendario, credo sia il caso di distogliere l’attenzione dalle cronache della crisi, per fare una valutazione più ampia e di lungo periodo.

Partecipando a diversi dibattiti televisivi, mi sono spesso trovato di fronte a interlocutori che ipotizzavano, chi augurandoselo chi per scongiurarlo, un governo Pd-Forza Italia come esito fatale della vittoria del No, unito alla conformazione tripolare del sistema ed all’indisponibilità del M5s ad alleanze.

Ho risposto che questo presupponeva il mantenimento dell’attuale quadro politico con questi partiti con il peso elettorale attuale (Pd e M5s intorno al 30% e Lega e Fi al 10-15% ciascuno) ma che questo non mi sembra affatto scontato. Infatti, sono convinto che la situazione attuale può riassumersi in una frase: “è un 1993 al quadrato”.

Vorrei motivare questa mia affermazione ed approfondirla meglio di quanto non possa fare nei tempi ristretti del salotto televisivo.

2) Il crollo del sistema del 1992-93.
Nel 1992-93, sia per l’emergere della Lega che per l’ondata di scandali tangentizi e per il profilarsi di una notevole perturbazione monetaria, iniziò il crollo della prima repubblica, poi conclamato con il referendum sulla legge proporzionale, che spalancava la porta all’epoca del maggioritario. Tutto questo accadeva in un quadro internazionale relativamente stabile basato su un progetto monopolare che appariva di lunga durata e con una situazione finanziaria in forte ascesa.

Ci furono partiti che si trasformarono come il Msi che divenne An (mentre il Pci si era già scisso fra Pds e Rifondazione Comunista in cui confluì Dp), partiti che si frantumarono (come la Dc da cui originarono il Ppi, il Patto Segni, il Ccd, i Cristiano Sociali di Carniti e Scoppola e transfughi in varie direzioni), altri si ridimensionarono o sparirono del tutto (Psi, Psdi, Pri, Pli) altri nuovi che ebbero una breve stagione (la Rete di Orlando, ad esempio) altri ancora (come i Verdi) che ebbero una sopravvivenza di diversi anni, mentre la Lega mise radici.

Il terremoto del sistema politico portò con sè tre elezioni politiche in 4 anni (1992-1994-1996) ed un periodo non breve di instabilità politica. D’altra parte, al contrario della Prima Repubblica, la cui storia ha avuto al suo centro sette partiti durati tutto il cinquantennio (Pci, Psi, Psdi, Pri, Pli, Dc, Msi) il sistema politico della seconda repubblica ha avuto una storia molto più travagliata con partiti continuamente scossi da scissioni ed unificazioni (Il Pds ha avuto diverse, modeste scissioni, ha ripetutamente mutato sigla ed alla fine si è fuso con la Margherita per dar vita al Pd; il centro ha subito innumerevoli  scissioni e unificazioni che hanno infine portato alla formazione della Margherita poi confluita nel Pd), Rifondazione ha subito diverse scissioni (Comunisti Unitari e Pdci) ed alla fine è scomparsa dal Parlamento insieme a Verdi e Pdci; An si è fusa con Fi nel Pdl, che poco dopo si è spaccato dando vita ad una rinata Fi ed a Fdi; sorse l’Italia del Valori che, però si è dissolta intorno al 2010-11) e praticamente la sola Lega non ha registrato scissioni significative o fusioni, ma con forti oscillazioni percentuali, dal 4 al 14% in una quindicina di anni.

Il nuovo sistema elettorale (poi mutato nuovamente nel 2005) contribuì a ridisegnare la nuova mappa partitica, ma non fu l’unica ragione di questo cambiamento, influì anche la lettura dei cambiamenti internazionali in atto che incoraggiarono la fine dei partiti ideologici (principale pecca imputata alla Prima Repubblica insieme al malaffare ed alla paralisi decisionale), sostituiti da partiti “del leader” vocati ad una “concretezza di programmi” tutta interna alla vulgata neo liberista.

Il nuovo ordinamento prometteva la fine del malcostume tangentizio, l’affermazione di una nuova classe dirigente più pragmatica e più vicina alla società civile, un maggiore stabilità dei governi dovuta alla fine dei governi di coalizione, sostituiti da compagini ben più coese in un quadro bipartitico che avrebbe finalmente realizzato l’alternanza di governo e governi di legislatura.

E tutto questo avrebbe reso l’Italia più capace di affrontare il processo di globalizzazione, cogliendo nuovi successi: si era appena conquistato il 5° posto fra i paesi del G7, scalzando l’Inghilterra, e già si sognava il 4° strappandolo alla Francia.

3) Un confronto fra Prima e seconda Repubblica.
Ci sono diversi aspetti che rendono parzialmente simili questi due momenti storici come momenti di trapasso da un sistema politico all’altro. In primo luogo, nel 1993 il voto referendario che riguardava un singolo provvedimento (il sistema elettorale al Senato) ebbe un effetto sistemico ben più ampio, perché divenne un giudizio complessivamente negativo sul sistema identificato come Prima Repubblica. Ed oggi è accaduto qualcosa di simile con il sistema della Seconda Repubblica che (salvo una modestissima alternanza, peraltro fra offerte politiche quasi identiche) non ha mantenuto neppure una delle promesse:

–    la corruzione non è stata affatto eliminata ma ha semplicemente spostato il suo centro dal settore edilizio e delle opere pubbliche a quello finanziario

–    il sistema partitico non ha affatto assunto un formato bipartitico, ma ha prodotto solo un modesto bipolarismo (con conati di terzo polo) con due coalizioni che riunivano un certo numero di partiti minori intorno ad un partito guida

–    il numero dei partiti è complessivamente aumentato dai 13 dell’ultima legislatura della Prima Repubblica, ai 16 attuali

–    di conseguenza il sistema è rimasto quello dei governi di coalizione con quel che ne deriva in termini di litigiosità interna

–    non c’è stata affatto maggiore stabilità e durata dei governi: dal 1994 ad oggi ne abbiamo avuti 13 in 22 anni (Berlusconi 1, Dini, Prodi 1, D’Alema, Amato, Berlusconi 2, Berlusconi 3, Prodi 2, Berlusconi 4, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni), contro i 50 della Prima Repubblica in 48 anni: con una durata media di 11 mesi e mezzo nella prima Repubblica e di poco più di 20 mesi nella Seconda. Un incremento modesto che colloca la performance complessiva  al di sotto della metà dell’obiettivo del “governo di legislatura

–    la produttività del sistema è notevolmente scesa: se la prima Repubblica, bene o male, realizzò  importanti riforme che hanno creato il welfare italiano, democratizzato l’accesso all’istruzione, modificato i rapporti di produzione nelle campagne, industrializzato il paese, dato vita ad una intensa stagione di diritti civili, garantito ben maggiori diritti ai lavoratori, migliorato molto la condizione femminile e modificato il diritto di famiglia ecc, la Seconda Repubblica ha un bilancio ben più magro, e le sue riforme sono spesso manifestazione di un andamento penosamente erratico. Ad esempio non sfugga che lo stesso partito autore della sciagurata riforma del titolo V della Costituzione, ha poi proposto la recente riforma che la cancellava del tutto

–    la selezione della classe dirigente è seccamente peggiorata come è troppo facile constatare

–    quanto alla capacità di adeguamento ai processi di globalizzazione: l’Italia attuale è un paese nettamente più povero e con molte più diseguaglianze, con un sistema industriale che sta soffocando, una bilancia commerciale sempre più disastrata, tassi di disoccupazione come mai da mezzo secolo in qua, abbattimento delle garanzie dei lavoratori, compressione salariale, massimo di debito pubblico e di pressione fiscale.

4) In cosa somiglia e in cosa differisce la situazione attuale da quella del 1993.
Come nel 1993, anche qui è un referendum popolare a “saldare il conto” con il sistema politico per le troppe promesse disattese. Questo non è solo un voto sulla riforma costituzionale, sul governo Renzi o sul Pd, è anche un voto sulla Seconda repubblica che mette a nudo l’esaurimento delle formule politiche del sistema.

Nel 1993, furono tutti i partiti ad essere colpiti in vario modo dalla censura popolare: con una bocciatura irrimediabile quelli del pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli), in misura più ridotta quelli di opposizione (Pci e Msi) che però, sintomaticamente,  si presentavano come “nuovi” e con denominazioni rinnovate radicalmente. Questo apriva la porta a formazioni nuove di diverso orientamento e diversa fortuna: apertamente antisistema e di discreto successo la Lega Nord (già entrata in Parlamento con un solo seggio nel 1987), molto critica verso il sistema, ma con minore fortuna, la Rete e come punto di raccolta del superstite ceto politico di pentapartito Forza Italia che si avviava ad una durevole fortuna. In posizione intermedia Verdi e Rifondazione Comunista, più antisistema nelle proclamazioni verbali che nella concreta linea politica, che registreranno una stabilizzazione minoritaria (intorno al 4% i primi e fra il 6 e l’8% la seconda) durata sino al 2008.

Anche qui è comparso un soggetto antisistema come il M5s, ma, a differenza della Lega, che era un fenomeno circoscritto ad una pur importante area del paese (essenzialmente il lombardo-veneto con qualche propaggine piemontese e ligure) non aveva carattere nazionale, il M5s ha avuto un successo relativamente omogeneo in tutte le regioni, è fenomeno nazionale e raccoglie più del doppio delle percentuali a suo tempo ottenute dalla Lega.

Peraltro, la formazione di Bossi, attraverso la coalizione con An e Fi e, dopo una breve stagione separatista, divenne ben presto un partito interno al sistema, mentre il M5s resta sin qui un partito a vocazione antisistema.

A differenza del 1992 non c’è stata sinora un’ondata di scandali giudiziari paragonabile per numero ed impatto mediatico, la magistratura non ha lo stesso atteggiamento egemonico del 1993 e sembra assai più ben disposta verso i partiti di governo di quanto non lo fosse 20 anni fa, tuttavia, pur senza inchieste giudiziarie, c’è un crollo di credibilità della classe dirigente paragonabile a quella di venti anni fa e, per certi versi, più acuta (come segnalano le percentuali del M5s, il maggiore astensionismo e le percentuali referendarie), sia perché investe anche le èlite  finanziarie, sia perché l’elettorato è assai meno ottimista sulla possibilità di trovare classi dirigenti all’altezza della situazione.

Al pari del 1992-93 le classiche formule di maggioranza (centro-sinistra o neo centrismo venti anni fa, centro destra o centro sinistra attualmente) appaiono esaurite e improponibili, ma non ne appaiono di nuove praticabili in questa distribuzione di voto. Dunque, se venti anni fa, e con la strada forzata del maggioritario, furono necessari alcuni anni per stabilizzare le due formule alternative di centro sinistra e centro destra, ma pur sempre con un conato di “terzo polo”, non è affatto improbabile che la situazione di instabilità possa ripetersi e per un periodo più prolungato ora.

Molto più grave di venti anni fa appare il vuoto di classi dirigenti: nei primi anni novanta le forze politiche potevano giovarsi di una nuova generazione di leader  formatisi nei partiti della Prima Repubblica con un lungo apprendistato, oggi il quadro è assai meno favorevole e dominano figure assolutamente improvvisate e prive di esperienze precedenti (anche solo amministrative) o di cultura politica.

Non a caso gli esponenti più significativi della Seconda Repubblica sono stati quelli del primo periodo (Fini, D’Alema, Casini, Bertinotti, Garavini, Rutelli, ecc) man mano sostituiti da personaggi assai più scialbi e privi di spessore politico: avendo sostanzialmente liquidato i partiti, le fondazioni, le riviste ed i centri di cultura politica, la Seconda repubblica non ha formato alcuna nuova generazione di esponenti politici, ma solo una fotta schiera di cortigiani.

Anche qui la rivolta è stata preparata dall’emergere di un nuovo tipo di media che ha scombussolato gli assetti di potere. Negli anni ottanta fu la Tv commerciale a preparare il successo di Forza Italia, nel decennio scorso è stato il web a spianare la strada al M5s e, come negli anni novanta, si tratta di un mutamento irreversibile.

Anche in questa occasione, il malessere sociale si accompagna  ad un cattivo andamento dell’economia ma in proporzioni assolutamente più pesanti oggi rispetto al passato.

Come si vede, le differenze sono quasi tutte in peggio rispetto al passato (salvo l’assenza, almeno per ora, di una Mani Pulite) e militano a favore di una ancor più severa crisi di sistema. Ma, soprattutto, è lo sfavorevole quadro internazionale a spingere in questa direzione. Ma di questo parleremo prossimamente.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (28)

  • Giannuli, lei commette l’errore (pacchiano) di concentrarsi sulle facezie politiche locali italiane a fronte di un processo storico globale, quello dell’evoluzione del capitalismo e l’assunzione della socialdemocrazia occidentale alla sua causa, insinuando che se le cose nel Belpaese fossero andate diversamente, questo processo evolutivo si sarebbe potuto, se non fermare, rallentare.

    • ma non Le viene in testa che magari ci ho già pensato e (se leggessi i pezzi di cui parla e sino in fonbdo) ho già il pezzo prointo? Sia meno presuntuoso

      • Professore, non se la prenda, ma siamo in ansia della seconda parte del pezzo.
        Sono stato in Africa diverse volte nelle missioni ed ho potuto notare che i periodi meno disagiati, per non dire i più prosperi, laggiù si sono vissuti ogniqualvolta gli USA erano concentrati a fare danni altrove (anni ’40 e ’70).
        Ora, in Europa nel ’93 i loro emissari si erano già insediati ovunque, tutto attorno alla Germania riunificata di Kohl, e cioè nei centri di comando della nostra repubblica come in quelli della vicina Yugoslavia, come pure a Mosca (salvo sedarvi l’ultima rivolta in Ottobre).
        Oggi si leccano la ferita siriana e non sanno dove sarà più fruttuoso sferrare la prossima zampata, se nei Baltici, in Ucraina, in Siria (dalla Giordania), in Turkmenistan (dall’Afghanistan), in Myanmar, nelle Filippine o in Corea del Nord.
        Mi sembra che qui da noi, anche se hanno ancora il dominio dei cervelli, come nel ’93, non riescano più a costruire contenitori di opinione stagni e questo grazie ad internet ed al passaparola.
        Se a prenderanno un’altra sberla in giro per il mondo, potrebbe essergli fatale in termini di reverenza. Perciò proveranno a dare la zampata e ad insonorizzare l’eventuale sberla di rimando. Dunque attendiamoci il tentativo di oscuramento di internet e per fare ciò un Ministro degli Interni ad hoc. Come lo vede Minniti? Non ha un ottimo curriculum? Nel 2008 la sforbiciata ai partitini appena sopra il 4% non l’aveva data lui?

  • La differenza rispetto al ’93 è enorme: Castellari, Gardini, Cagliari.
    Il peso, la misura, ed il numero di tale differenza la scontiamo proprio ora: non è un “caso” l’attacco dei cugini d’oltralpe ai delicatissimi assetti milanesi; divieti e patti non scritti sono saltati. Ma poichè pare esser abitudine dei “galantuomini”, ci “autosospendiamo” da qualsiasi giudizio…

  • Mi pare che ci sia stato un D’Alema 2 prima del governo Amato.

    Circa la ricostruzione concordo con Riccardo M sul fatto che lo sguardo vada allargato allo scenario internazionale (geopolitico ed economico) perche’ quello che sta accadendo ora nel sistema politico italiano potrebbe essere un “teatro autoriflessivo” cioe’ privo di sostanziali leve per incidere sulla situazione interna.

    La qualita’ del ceto dirigente, piu’ che ascriversi ad una generica cattiva attitudine morale, potrebbe leggersi come conseguenza inevitabile di uno scadimento di sistema.

    In un certo senso, sono molto piu’ pessimista.

    Per capire quello che potrebbe succedere da qui a pochi mesi o pochissimi anni, forse converrebbe capire di piu’ sulle vicende bancarie italiane in collegamento con interessi esteri, la fuga della Fiat in Olanda, i casi Telecom, o da ultimo la scalata di Bollore’, ecc. ecc.

    Senza dimenticare che il debito pubblico italiano potrebbe essere una bomba ad orologeria alla fine del 2017 sia per l’Euro che per quel che resta di UE.

  • Traduzione non autorizzata della prossima puntata = prima di rovinarsi per aver puntato sull’equino sbagliato, meglio rifare la puntata e puntare sul cavallo vincente. Il come appartiene alle tecniche e comunque ci si può aiutare con politici vacui non meno dei loro partiti.

  • Tutte queste considerazioni, pur giuste, rischiano di essere marginali a fronte della crisi dell’Europa (federarsi o disintegrarsi) e dell’imprevedibilità della politica USA verso Cina, Russia, Europa (e quindi NATO) e resto del mondo. Forse domani ci ricorderemo del 1993 (e del 2016) come una Disneyland.

  • E l’Indice di Laakso-Taagepera?
    http://cise.luiss.it/cise/2014/06/05/un-voto-rivoluzionario-il-sistema-dei-partiti-piu-semplificato-e-quello-italiano/

    CI sarebbe occasione di riesaminare i criteri con cui si attribuisce il patentino di portatore “stabilità politica” al maggioritario quando grazie all’alternanza di minoranze gonfiate esso ha più i tutti contribuito al “trasformismo erratico” della linea politica nazionale.

    Tra governi di lotte all’evasione e governi di condoni tombali, tra riforme “rivoluzionare” del sistema scolastico e chi più ne ha più ne metta.

    Certo che accettare condizioni di aiuto dell’ESM, ad esempio (magari prima delle elezioni) o derivati coperti da segreto di stato sono cose che resisterebbero all’alternanza politica.

    Ma con il maggioritario non si tratta di “cambiare idea” ma di consentire ad una minoranza sovra-rappresentata di fare scelte di “breve termine” senza che poggino su un consenso politico “rappresentativo”.

    Roba che la I repubblica ha accantonato appena dopo aver appurato la reazione degli elettori alla legge truffa.

    Per fare cambiare idea a cittadini si è insidiosamente inquinata di propaganda l’opinione pubblica per decenni.

  • Sarei tendenzialmente d’accordo, posto che condivido quasi tutto ciò che scrivi, solo che ho qualche perplessità. La crisi è ancora più grave e si è avvitata più volte su se stessa, per cui temo che vi sia una minore reattività in questa svolta, sulla cui esistenza non dubito. Nel ’93 c’erano dei miti trainanti ancora, il liderismo tra questi, ora invece pare che tutte le ipotesi di “riforma” siano state praticate, e il ritorno al proporzionale è una semplice risulta, o così mi pare, non un elemento mobilitante.

  • ACME NEWS

    Dal suo ritiro in Oregon l’ex premier ha preso posizione sui recenti fatti che hanno investito il Campidoglio con una nota rilasciato al nostro inviato.

    “A nome del Governo e della sua maggioranza ringrazio sentitamente, sinceramente e vibrantemente Virginy per essersi generosamente adoperata per l’affermazione dei nostri partiti, senza che noi facessimo alcunchè. Il Governo esprime il suo ringraziamento agli uomini dimessi e dimissionandi del cui senso dello spettacolo tutti eravamo a conoscenza e grazie ai quali i riflettori della stampa si sono spenti su di noi. Non perciò un riconoscimento di prammatica, ma un apprezzamento di sostanza nella nostra vita politica italiana, travagliata da fenomeni come il trasformismo, il disfattismo, la stagnazione.
    Virginy va incoraggiata nella sua azione e le va spianata la strada politica. Va riconosciuto il suo merito politico e persino da noi votata se non la votano abbastanza i suoi.
    Altro che Cetto Laqualunque, Virginy è il nostro uomo! ”

    Qui da Salem è tutto. A voi Blog.

  • Concordo con quasi tutto.
    Proprio per questo ritengo che oggi ci si debba concentrare su come tornare dalle classi popolari, riacquisirne la fiducia stando con loro ed aiutandole avendo come obbiettivo ultimo un parito di classe. Per altri tipi di partiti non ci sono spazi.
    Un partito non ideologico, il comunismo non è e non vuole essere un ideologia, dato che l’ideologia è solo falsa coscienza.
    Ripetendo uno slogan non mio oggi “Socialismo o Barbarie” è molto più vero che negli anni ’70. Le condizioni socio-economiche oggi gernerano rabbia dato che non c’è prospettiva per il futuro e noi dovremmo essere in grado di evitare che la rabbia si rivolga contro falsi obbiettivi.

  • Fino al ’93 abbiamo avuto ai vertici dello Stato politici ed economisti fedeli alle dottrine keynesiane, favorevoli ad una equilibrata commistione tra economia pubblica e privata e, nonostante la corruzione endemica, i risultati sono stati discreti, perchè il lavoro non mancava e gli stipendi garantivano un potere d’acquisto accettabile anche per i ceti meno abbienti.
    Con la fine della Guerra Fredda le dottine economiche liberiste, che si erano affermate nei Paesi anglosassoni fin dagli anni ’70, sono arrivate qui da noi; c’è stato un cambio di personale politico, probabilmente guidato da un’amministrazione americana che iniziava a sentire il peso della finanza globalizzata e i risultati sono stati quelli indicati nel suo articolo.
    A nostra discolpa possiamo dire che, come Stato satellite della potenza egemone, abbiamo dovuto seguire delle direttive che si sono rivelate fallimentari, mentre a nostro carico dobbiamo considerare la superficialità e l’impreparazione con cui il nostro sistema politico ed economico ha affrontato la sfida della globalizzazione.
    Il nostro sistema economico era debole perchè protetto da alti dazi doganali ed era colluso con la politica che garantiva appalti sicuri in cambio di tangenti.
    Appena sono state tolte le protezioni, dopo Mani Pulite, l’economia italiana ha mostrato le sue incongruenze e la sua fragilità con fallimenti, delocalizzazioni e acquisizioni da parte degli stranieri.

  • M5S antisistema? Per essere antisistema, a casa mia, bisogna avere una critica al sistema. Quale sarebbe la critica al sistema del M5S? Che non sono onesti? Quindi il sistema va bene così? Sono solo le persone ad essere sbagliate?

    Prof, bisogna andare oltre queste formazioni politiche esistenti. Nessuna di esse porterà a niente di buono. Lo so io e sotto sotto lo sa lei: non ci si può fermare al lato tattico. Ci serve, come popolo, una strategia di più lungo respiro.

  • Concordo con l’ultimo commento e aggiungo una cosa.
    Il cambiamento del 1993, in particolare il referendum sul maggioritario, fu voluto e imposto dai poteri forti, America compresa. E passò. Si trattò di una involuzione autoritaria in linea con il neoliberismo trionfante.
    L’ odierno referendum è andato in senso opposto. I poteri forti, America compresa, hanno perso. Questa volta ha vinto la democrazia. Certo, è una vittoria difficile, contraddittoria, perchè il popolo non è organizzato politicamente. Solo i potenti lo sono. Ma questo dovrebbe essere ovvio. Mi sembra che la situazione non sia paragonabile al 1993. Per niente.

  • Professore, buongiorno!

    Analisi impeccabile. Un unico appunto sulla Lega: ha avuto anche lei le sue mini-scissioni, sfociate nel nulla, come ovvio aspettarsi, ma le ha avute: dal cognato di Bossi agli inizi fino al sindaco di Verona Tosi, riemerso alle cronache in questi giorni. Per certi versi, Lega e M5S hanno una dialettica interna analoga: nulla, finché non scoppia il bubbone; irriducibilmente inconciliabile, allo scoppio del bubbone. Partiti che si definiscono antisistema e che hanno funzionamenti interni che vengono da un passato non troppo glorioso del nostro belpaese, e che non vale la pena ricordare. E i media ci marciano sopra, assist serviti a Renzi su un piatto d’argento (Gaz chapeau!), Sala addirittura invitato a ritornare, accusato di isterismo irresponsabile dal suo oppositore Parisi. Qualcuno ha un po’ di citrosodina? E’ troppo anche per uno stomaco come il mio che passa dalla cazola alla pizza rustica con la stessa naturalezza con cui un milanese cambia i mezzi.

    Scherzi a parte, prof, ha ragione al 100%. Siamo messi peggio, del ’93. Il quadro politico è desolante, viene davvero voglia di starsene “con le quattro capriole di fumo del focolare” e mandare tutti a quel paese. Che è quello che vogliono, tutto sommato: il modello “americano” di plutocrazia dal volto democratico, bassa affluenza di elettori “ratificatori”, programmi scritti da lobby “e associati”, politici fantocci legati a queste ultime da contratti più o meno scritti (in questo, almeno, la Casaleggio è più “americana”, muovendosi alla luce del sole, salvo dirlo dopo: chi avrebbe votato la Raggi sapendo che il vero sindaco sarebbe stato Grillo per conto della Casaleggio e lei avrebbe dovuto prendere nota di quanto deciso altrove? il manifesto di oggi ci marciava su che era un piacere…).

    O forse no: se i Comitati per il NO si adoperassero, con la stessa forza, per divenire Comitati per l’attuazione della Costituzione, per esempio. E su questa base si confrontassero DAVVERO i soggetti afferenti al variegato sottobosco della Sinistra, da Rifondazione a Speranza (http://ilmanifesto.info/davide-contro-golia-speranza-si-lancia-emiliano-corre-con-lui-rifondiamo-il-pd/), partendo dalla rimozione dei Voucher e dalla reintroduzione dell’Art. 18, per esempio, a prescindere dalle sorti del referendum promosso dalla CGIL. Premere, in altre parole, perché questo soggetto, riprendendo anche quanto espresso poco pià sopra da Maurizio Melandri, riprenda una sede lasciata vacante da troppo tempo, non abbia paura di crescere e prendersi le sue responsabilità, localmente e a livello nazionale, sappia difendere il Lavoro e riprendere una vera e propria elaborazione teorica per passare all’offensiva, per proporre alternative di cambiamento traducibili in un programma di governo con obbiettivi a breve, medio e lungo termine dichiarati e che non siano una semplice minestra riscaldata di keynesismo (basta sentire le proposte di Bersani in calce all’articolo citato del manifesto per capire che questa perniciosa tendenza è dura a morire…). E allora, forse, la percentuale di votanti aumenterebbe.

    Un caro saluto e
    buona domenica!

    Paolo

  • O. T.
    Il rignanese davanti ai suoi, dopo la bocciatura referendaria, sostiene che sia necessario
    + noi e – io.

    Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss…ja.
    noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare? Sa, è una semplice informazione…” (Totò)

  • Vediamo la radice di 2016. Ipotizziamo, per dire, che sia 1916.
    Ohibò !
    Durante la Prima Guerra Mondiale, il gatto e la volpe che fanno? Quella che hanno sempre fatto e continuano a fare: i barbari !!
    Sykes e Picot, due onesti uomini di adamantina condotta, firmano in segreto i trattati con cui los anglos e galletti si pappano il medio oriente, tra Siria, Irak e tutto il resto.
    E questi sarebbero quei sepolcri imbiancati che ci fanno la morale, dopo aver fatto disastri immani in casa altrui e con la roba altrui che nessuno gli aveva dato.
    Berlusconi studia !

  • Articolo di notevolissimo interesse, resto in attesa della seconda parte.

    Solo una precisazione: tra i tanti dati economici sconfortanti, non è giusto menzionare una “bilancia commerciale sempre più disastrata”. L’Italia in questo momento sta sviluppando saldi commerciali ATTIVI per 50-60 miliardi annui – terzo surplus commerciale al mondo (dopo Germania e Cina) esclusi i paesi produttori di materie prime.

    Il surplus naturalmente è prodotto anche dalla caduta della domanda interna e quindi delle importazioni. Ma va evidenziato che l’export è l’unica componente del PIL che ha superato i livelli precrisi

    http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2016/10/semplici-dati-da-aver-sempre-presenti.html

    a dimostrazione che le valenze dell’apparato produttivo rimangono di tutto rilievo – dove la domanda non viene artificialmente compressa si vende, in altri termini.

    L’Italia deve uscire dai vincoli dell’eurosistema, e con ogni probabilità questo richiede o l’uscita integrale dall’euro o l’introduzione di una moneta complementare in affiancamento. Politicamente è un passaggio non semplice: ma tecnicamente le prospettive di un forte recupero di PIL e occupazione, se lo si realizza, sono assolutamente concrete – e anche in tempi rapidi.

    • Caro Dott. Cattaneo

      quelli del M5S conoscono bene la proposta dei CCF (ottima..di gran lunga migliore al cosiddetto break up formulato da altri economisti che potrebbe essere doloroso e problematico ) formulata da Lei e da Giovanni Zibordi—->>> ed è un proposta tecnica ideale per i 5stelle…visto che non si è mai capito se dall’euro vogliono uscire veramente o no. (la sua proposta che a mio parere è la migliore in assoluto ovvia il problema dell’uscirne o meno e se messa in atto risolve tanti problemi nell’immediato sempre restando con l’Euro )..ma temo che “eluderanno” anche quella .

      • Il M5Stalle ..la conosce e la elude (come tante altre cose: è un movimento che “chiaramente ” fa “finta” di essere “contro” ) ma lei se non lo ha già fatto insista insista insista: se il M5Stalle facesse propria la sua proposta CCF cosi interamente come è stata formulata….beh sarebbe un gran passo avanti: per il M5Stalle…per l’Italia e per la nostra economia. Ma credo che la conoscano già…se non l’hanno totalmente presa in considerazione sino ad oggi come proposta….temo che…ecco….

  • Caro Aldo,
    il tuo articolo parte dall’assunto che sia esistita una Seconda Repubblica, e come sai non condivido quest’idea. Una Repubblica è un sistema di governo, non un insieme di partiti che possono (e devono) cambiare nel tempo. Dal momento che la costituzione è rimasta sostanzialmente immutata dal 1948 (tranne le modifiche del 2001, ma chi parlo’ allora di un cambiamento di Repubblica?), possiamo considerare che siamo sempre alla Prima repubblica (una e indivisibile). Auguri! Alessandro

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