Aiutiamoli a casa loro?

La propaganda anti immigrati ricorre spesso ad un argomento apparentemente ragionevole: aiutiamoli sì, ma a casa loro. Personalmente non credo affatto alla buona fede di chi lo dice (secondo me è solo un modo ipocrita di dire “fuori dai piedi”)  ma facciamo conto che sia un discorso serio ed entriamo nel merito.

In effetti, lo sviluppo dei paesi africani, asiatici, latino americani sarebbe il modo migliore sia per rallentare la pressione su Europa e Usa, sia per evitare molte sofferenze a chi emigra e magari preferirebbe restare nel suo paese, se ci fossero condizioni di vita accettabili. Dunque sarebbe ragionevole farlo.

Aiutiamoli a casa loro? Facile a dirsi, molto meno a farsi, perché ci sono non pochi ostacoli per realizzare i vari “piani Marshall per l’Africa” di cui spesso qualcuno blatera. Per la verità, già oggi ci sono cospicui aiuti internazionali da parte dei paesi più ricchi, ma, a quanto pare, i risultati non sono particolarmente brillanti e la riflessione dovrebbe partire proprio da questo punto: come mai, nonostante decenni di aiuti, ci sono paesi in cui i risultati sono così scarsi? Il problema è che dovremmo aumentare le sovvenzioni? Quelle attuali sono insufficienti? Non è solo questo ed il problema è molto più complesso.
In primo luogo, ci sono non poche situazioni di guerra o guerra civile (Iraq, Siria, Libia, Mali, Afghanistan eccetera) o con forti turbolenze (Sudan, Somalia, Zaire, Sri Lanka, Indonesia, eccetera) che hanno ostacolato, quando non hanno reso del tutto irrealistico, ogni piano del genere. E questa condizione perdura.

Poi c’è una seconda ragione: molti di questi paesi (direi la netta maggioranza) hanno governi corrottissimi che usano gli aiuti internazionali per metterseli in tasca, o meglio, nei loro pingui conti off shore. E, peraltro, più di qualche rivolo di quel fiume di denaro, torna al paese di partenza, dove qualche vispo politico lo indirizza verso il proprio conto off shore. E questo senza tener conto della “mano morta” di tante Onluss che tutto sono, meno che “no profit”.

Poi c’è il ruolo delle multinazionali che speculano sugli aiuti, fornendo prodotti scadenti o fortemente sovraprezzati, in parte per la complicità dei governi corrotti, in parte per le condizioni di monopolio in cui operano.

Ma, sin qui, stiamo parlando della superficie del problema: tutte cose emendabili o eliminabili sol che lo si voglia davvero. Ma ci sono dati strutturali più profondi, in parte dovuti alle condizioni particolati di alcuni contesti (dalla scarsità di infrastrutture, alle percentuali altissime di analfabetismo, dall’assenza di strutture sanitarie alla permanenza di metodi di coltura primitivi ecc.) ma in parte ancora più significativa, dalle condizioni del commercio internazionale che ostacolano lo sviluppo di molto paesi. Lo scambio ineguale fra prezzi delle materie prime e dei semi lavorati da un lato e tecnologie e costo del denaro dall’altro, è stata la principale ragione che ha impedito il decollo dei paesi del sud del Mondo dalla fine del colonialismo ai primi anni novanta. Poi, mentre paesi come Cima, Brasile, India, e poi via via Turchia, Vietnam, Messico, Indonesia ecc iniziavano a decollare in parte grazie alle delocalizzazioni industriali, in parte alla rivalutazioni del mercato delle commodities, è subentrato un nuovo ostacolo allo sviluppo dei paesi che erano rimasti indietro: gli accordi di Marrakesh e la particolare disciplina dei brevetti, per cui multinazionali occidentali hanno “brevettato” (cioè ottenuto l’esclusiva della produzione) specie vegetali ed animali che, in realtà esistevano da sempre ed appartenevano a quei popoli. Far sviluppare i paesi africani arretrati, oggi, imporrebbe un riallineamento della divisione mondiale del lavoro e questo potrebbe proporre indesiderate concorrenze: il libero mercato è una delle più clamorose balle della storia umana. E le politiche di landgrabbing non vengono fuori dal nulla: sono il riflesso di un ordine mondiale che riserva all’Africa due funzioni, deposito di materie prime (della terra in primo luogo) a basso costo e serbatoio di forza lavoro di riserva per quando il costo del lavoro dovesse crescere troppo nei paesi attualmente emergenti.

E’ molto facile dire “aiutiamoli a casa loro”, ma una vera politica di sviluppo dei paesi africani implica l’abbattimento di questo ordine mondiale, l’azzeramento della rete di accordi sottoscritti da Marrakesh in poi, la fine dell’ordine neo liberista. Siete ancora a dirlo?

Aldo Giannuli

aiutiamoli a casa loro, aldo giannuli


Aldo Giannuli

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Comments (34)

  • Professor Giannuli, condivido quello che scrive. Essendo lo sviluppo internazionale uno dei miei ambiti di studio, avrei potuto scrivere un articolo usando le sue stesse parole. Ma sull’immigrazione, vorrei aggiungere una postilla, che diverge lievemente dalla sua prospettiva internazionalista. Quello cui noi stiamo assistendo in questi anni non è un fenomeno naturale, e neanche fisiologico, ma indotto e voluto da poteri forti occulti e cosmopoliti, che perseguono lo scopo di sradicare le genti afro-asiatiche dalle loro terre, attraverso mezzi quali la speculazione finanziaria sul grano e la destabilizzazione del Medio Oriente, e farli riversare in massa in Europa (quanti rifugiati siriani vengono ospitati dai loro fratelli arabi e islamici delle pretromonarchie del Golfo Persico?), in modo da avere quello che Marx ed Engels hanno chiamato “esercito industriale di riserva”, ovvero una massa di schiavi da sfruttare a piacimento e con i quali abbassare i salari e scatenare una guerra tra poveri che lasci intatto il potere dei padroni capitalisti. Lo spazio che Lei, gentilmente, concede ai commenti è troppo breve per fare un discorso che dovrebbe essere lungo e articolato, per cui non mi dilungo oltre. Buona giornata.

  • Sarebbe tutto corretto se non fosse per un difetto di fondo (che poi è esplicitato nell’ultimo paragrafo): si dà la situazione attuale come fatto immodificabile.
    Vogliamo veramente aiutare un popolo? La cosa fondamentale da fare è lasciarlo perdere, lasciare che faccia da solo.
    La quasi totalità dei problemi di questi paesi l’abbiamo creata noi. Smettere di interessarcene sarebbe il più grande aiuto che possiamo dargli.

    • Tutto giusto, nel senso che io e Lei saremmo propensi a lasciarli in pace ed a vivere e prosperare con la loro cultura e tradizioni.
      Il problema sono coloro che stanno depredando quei popoli, che non intendono mollare la presa.

  • Non si può non partire da un dato di fatto incontestabile: il globo terracqueo è saturo di bipedi umani. I bianchi caucasici, meglio sarebbe dire europoidi, compresi i loro discendenti sparsi ovunque, sono una esigua minoranza al mondo, che si va estinguendo, con una sorta di suicidio collettivo, dovuta al tasso di riproduzione assolutamente inadeguato. L’astuto gesuita Bergoglio ha detto che le orde di allogeni asiatici e africani invasori, feconderanno la sterile Europa. Nel frattempo stanno riempiendo i seminari vuoti e le parrocchie con frati congolesi (sic) molti di questi provenienti da regioni ove fino a qualche decennio fa si praticava il cannibalismo. Uno storico come lei che pubblica dei pezzi sul periodico ufficiale dell’Unione degli Atei e Agnostici, possibile non percepisca chi sono coloro che tirano le fila di questo immondo nuovo mercato degli schiavi? La criminale cosmopolita plutocrazia internazionale, speculativa e finanziaria ha vinto la guerra con il marxismo, senza sparare un solo colpo, fatto salva la scarica usata per liquidare Ceausescu e la sua consorte.Vi è una sorta di circoncisione mentale, cui sono affetti i lobotomizzati di sinistra….nel frattempo venite amiche carette del mare, venite barconi, venite giovani allogeni africani ad ingravidare i ventri sterili delle bianche europee.

    • Lei dimentica un piccolo particolare. Un bianco caucasico, ma anche un nero americano, o comunque un abitante del Nord del mondo, consuma una quantità di carne spaventosa. In Italia, che siamo sotto la media europea, si consuma qualcosa come 80kg all’anno per persona. Fra l’altro, se considera che in Italia la percentuale dei vegetariani non è trascurabile, vuol dire che ci sono persone che ne mangiano quantitativi smodati. Io nel mio piccolo consumo circa 10kg all’anno di carne, ben al di sotto del quantitativo suggeriti dal Fondo Mondiale sulla Ricerca del Cancro di circa 25kg all’anno. In USA il consumo di carne pro capite annuo è di 125kg. Tutta questa domanda di carne richiede metodologie d’allevamento intensive, che danno come frutto carne di scarsa qualità e poco salutare, ma soprattutto richiedono un dispendio enorme di cibo vegetale per nutrire tutte queste bestie. Vado a memoria, ci vogliono circa 7g di proteine vegetali per produrre 1g di proteine animali. Se si riequilibrasse la dieta dei paesi ricchi, oltre a guadagnarne la salute (ma qui ci si scontrerebbe con gli interessi delle case farmaceutiche, che su malattie come il diabete, obesità ed il colesterolo guadagnano fortune, malattie che potrebbero essere debellate con diete bilanciate che comprendano uso di cereali integrali) si potrebbe sfamare molte più persone, senza parlare poi del miglioramento che si avrebbe dal punto di vista ambientale.

  • effettivamente i pirati somali, per come la mette giù Rampini in un suo vecchio articolo sono molto più utili di un m matteo qualsiasi:-))

    Supermanager senza consenso
    Perfino i pirati somali hanno una constituency da
    curare. Quella che all’osservatore occidentale può
    sembrare pura devianza criminale, ha in realtà una
    sua logica sociale. La pirateria è diventata l’attività
    più lucrativa per tanti ex pescatori nel Corno d’Africa
    rovinato dalle guerre. Il codice marittimo
    internazionale appare privo di significato, lo stesso
    diritto di proprietà è un’idea astratta in una terra
    senza Stato com’è gran parte della Somalia. Quei
    corsari con le loro incursioni contro le navi mercantili
    straniere sono la fonte di sostentamento per interi
    villaggi. La protezione e l’aiuto di cui godono è la
    conseguenza della loro funzione sociale. Nel loro
    modo perverso e criminale, quei corsari creano e
    distribuiscono ricchezza. Si può dire altrettanto di
    tutti i supermanager?

  • Giannuli, spero solo che la maggioranza dei suoi lettori siano diversi da chi commenta abitualmente qui, che nel 90% dei casi parla di “invasione extracomunitaria sostenuta dalla sinistra per sostituirci geneticamente”, altrimenti le sue sono parole al vento.

  • Professore buongiorno,
    concordo, il problema è decisamente complesso. Due ulteriori considerazioni. Tralasciamo – per un attimo, le guerre imperialistiche, quelle di rapina dei paesi ricchi e di smembramento dei paesi scomodi, che rendono l’ipocrisia palese (non si può pretendere di finanziare i vari al-nusra da un lato e non avere qualcuno senza più casa che viene a bussare alla tua dall’altro). Tralasciamo anche il discorso del debito pubblico, che aumenta ulteriormente il tasso di ipocrisia. Facciamo finta che siano tutti Paesi felici e non vi siano emergenze umanitarie, solo un po’ più “terzo mondo” di noi. Parliamo quindi della “valle degli orti”. Una ditta a fianco alla nostra, e che fa il nostro stesso mestiere, ma si occupa più di trasporti sul Mediterraneo, riempie contenitori per esempio da e per la Tunisia, o da e per il Marocco. Così come chi si occupa di Turchia. In altre parole, Paesi con un minimo di stabilità politica attirano delocalizzazioni industriali, a vantaggio loro e a svantaggio nostro, che con sessanta milioni di anime ci troviamo a guardarci nelle palle degli occhi e a dire: se chiudiamo tutto cosa facciamo?
    E non mi si venga a dire che si chiude tutto qui “perché non ci sta più dentro”… anch’io, come tutti noi, del resto, non ci sto più dentro, e già dal 15 del mese. e ho pure la fortuna che lavoriamo io e mia moglie. Ma stringiamo i denti. E ci sono anche padroni, sempre più mosche bianche, che stringono i denti: si ostinano a produrre qui e a tirar fuori al massimo un 20% di profitto. Tutti gli altri, invece, si orgasmano nel vedere una maglietta uscir fuori a 4 dollari… con già sopra l’etichetta “eur 19,99”. Chi si diletta in matematica calcoli il profitto derivato da un ordine di 10.000 pz al netto dei costi di cui sopra, convertiti in euro e con l’aggiunta di un euro al pezzo (e son già largo), considerando il 22% di iva all’importazione (dazio zero con merce di origine preferenziale), i costi di trasporto da porto italiano a destino e il pizzo richiesto dallo spedizioniere.
    Da appendere al palo sono quindi le banche (italiane anche queste…): a chi daranno, il fido da 40.000 euro? All’imprenditore che ne ha bisogno per ammodernare i macchinari, comprare le materie prime, pagare le buste paga e andare in giro avanti indietro per trovare qualche cane in qualche parte del mondo che gli compri il prodotto, o al filibustiere di cui sopra che gli fa già vedere il fatturato dei suoi punti vendita?
    E’ ipocrita quindi parlare di “tasse” come problema principale delle manifatture italiane. Torniamo però nella nostra “valle degli orti”. L’operaio che fa uscire a ripetizione dalla sua tagliacuci magliette, quanto si piglia dei quattro dollari franco fabbrica a capo che entrano nelle tasche del suo padrone (magari direttamente in un conto delle isole vergini…)? Quanto piglia al mese un operaio in cooperativa, in nero, con voucher qui da noi? quant’è il rapporto fra quaranta dollari e quattrocento euro? E siamo il paese più terzo mondo, infatti puntano tutti al centro e nord europa, dove il rapporto si impenna ulteriormente e diventa appetibile anche per chi guadagna, nella “valle degli orti”, 200-300 euro. La “valle degli orti”, quindi, DEVE strutturalmente restare sottosviluppata. deve fare da discarica ai nostri scarti (vedasi documentario sulla fine che fanno i nostri vestiti nei cassoni, acquistati a peso e rivenduti al pezzo, oppure i falò alla diossina dove bambini bruciano i pezzi di pc per tirar fuori i “metalli “). DEVE fare da serbatoio per le eccedenze produttive e da gallina dalle uova d’oro sia per le materie prime, che per le cosiddette “grandi opere” concordate a suon di mazzette con le elite locali (vedasi i cinesi e le loro politiche di “assistenza” diverse dalle nostre solo nel prezzo, non nella logica).
    Ecco quindi come riusciamo a far diventare al cubo l’ipocrisia già al quadrato dell’ “aiutiamoli a casa loro”.

    Un caro saluto.
    Paolo Selmi

    • Ottimo. E spiega anche come mai l’unico piano serio di aiuti della UE (elaborato guarda un po’ dal berlusconiano Frattini) non è mai stato preso in considerazione.

      • In confidenza Riccardo: una vita fa (1999) frequentai un corso di economia e cooperazione allo sviluppo, presso l’università di Ancona, organizzato dall’università e da un’ONG locale. Volevo andare in Cina a fare il servizio civile internazionale, avevo già lavorato sodo per questo e, alle mie innumerevoli lettere alle ONG (indirizzi presi dalla lista del MAE), aveva finalmente risposto il Fatebenefratelli di Milano. Entusiasmo a mille, e mi capitò questo invito a iscrivermi… perché no? Gallarate-Ancona erano “solo” sei ore di treno, incastravo tutto, lavori, lavoretti e volontariato (ebbene si, ero una “mediatore culturale”), tanto era solo un giorno alla settimana, ce la potevo fare! Prima lezione, me lo ricordo ancora: parlava il prof. Zamagni, aula gremita, iniziò a parlare e… niente, a fine lezione mi chiesi cosa fossi andato a fare. Sconforto massimo per un trionfo di retorica buonistica che aveva fatto colare a picco qualsiasi mia buona intenzione. Arrivo al finale: in Cina non ci andai perché il MAE aveva tagliato i fondi al Fatebenefratelli, il corso lo finii solo perché quando inizio una cosa cerco di finirla, lo stage presso la ONG promesso a fine corso alla fine lo feci di mia iniziativa in CdL a Milano, dove almeno ebbi l’occasione di aiutare operai cinesi che avevano seri problemi, e non solo con l’italiano. In generale, grossa disillusione per quanto riguarda la cosiddetta cooperazione internazionale. Ciao. Paolo

  • Continuare a farli entrare finisce con il favorire quelle classi dirigenti corrotte che ora lucrano sugli aiuti umanitari. Che interesse avrebbero mai a far concessioni ai propri cittadini se sanno che l’Europa li farà entrare e si occuperà di loro? Inoltre attraverso l’immigrazione riescono a liberarsi proprio di quegli elementi che più facilmente tramite rivolte e proteste potrebbero minare il proprio potere. Infine sanno che l’immigrazione è un buon mezzo per esercitare pressioni e ricatti sui paesi europei come ben dimostra il caso della Turchia. Lei sinceramente che soluzione propone, posto che è fisicamente impossibile far entrare in Europa tutti gli abitanti dell’Africa, dell’Asia e del Sud America anche nel caso che gli Europei si debbano estinguere (cosa che a qualcuno forse non risulterà troppo sgradita)?

  • Caro Giannuli, ebbene sì, ovviamente “sono ancora a dirlo”. Altrettanto ovviamente, penso sia difficile si possa fare per domani. Bisogna inoltre non dimenticare che l’emigrazione non ha mai fatto bene ai paesi da cui si emigra, e noi italiani la sappiamo lunga in materia … questo dato che si comincia a leggere con un po’ troppa insistenza che l’Italia è in denatalità (spesso sottintendendo – con involontaria comicità – che la crisi dipende da questo) suggerendo talvolta esplicitamente che gli immigrati sarebbero carne fresca per rimpolpare le nostre turbe demografico-economiche. La nuova tratta degli schiavi, diciamo.

    C’è un articolo allucinante sul Guardian, di qualche tempo fa’, in materia:
    http://www.theguardian.com/sustainable-business/2015/feb/05/general-election-honest-debate-immigration

    Questo per dire che sulla questione immigrati i fronti cui fare attenzione sono tanti.

    Vorrei aggiungere però qualcosa, e cioè che il colonialismo (quello tradizionale, il vecchio, caro, buon colonialismo) non è mai morto.
    Un argomento di cui non si parla mai è il Franco CFA, moneta unica dei paesi africani ex colonie francesi, istituita nel 1945 con parità 1:1 col franco francese, poi con l’euro, la cui banca centrale è a Parigi ed è gestita dal Tesoro francese.
    Certo, non che la cosa sia segreta, ma è generalmente ignorata, e il silenzio stampa assordante:

    http://www.monde-diplomatique.fr/2014/11/MBAYE/50931

    http://blogs.rue89.nouvelobs.com/rues-dafriques/2015/05/14/un-ministre-t-il-le-droit-de-dire-tout-le-mal-quil-pense-du-franc-cfa-234557

    Con questo mezzo, tra le tante altre cose, ci si compra le élite locali. Ai suoi tempi, Bokassa aveva non so quanti appartamenti a Parigi.

    Secondo me questa storia ha anche a che fare coi fatti più specificamente nostri.
    E’ infatti un luogo comune che sia stato Mitterand (Il Presidente cioè del Paese del Franco CFA) ad imporre ai tedeschi l’euro – nella consapevolezza che il controllo della moneta significa il controllo di un paese – in cambio del “permesso” di fare l’unificazione. Certo, si può osservare che talvolta la Storia ha un alto senso del sarcasmo …
    Un altro luogo comune è che “la Francia” temeva che, con l’unificazione, la Germania “sarebbe fuggita ad Est”, frase sibillina per dire che avrebbe espanso le sue capacità di export versi i paesi ex “socialisti”, grazie alla testa di ponte dell’ex DDR.
    Non sono uno storico, e quindi mi limito a proporre una congettura: che oggetto dello scambio (o del ricatto, se si vuole), sia stata non solo l’adozione dell’euro, ma anche la previa distruzione dell’economia della DDR, per sterilizzarne le capacità esportative (fatto questo generalmente noto in Germania tra gli addetti ai lavori, e rivelato agli italiani da un libro di Giacché). Da cui anche il cambio 1:1 tra marco ovest e marco est (era 4:1, prima, immaginatevi cosa ha combinato all’export). Unificazione siffatta che ha poi reso la Germania “la malata d’Europa”, fino all’introduzione dell’euro con conseguente implicita svalutazione, e riforme Hartz IV.
    Se così fosse (istintivamente assegno un’alta probabilità a questa ipotesi), il colonialismo non solo non è finito mai, ma è stato introdotto pure nell’Europa continentale.

  • Penso che forse il problema andrebbe visto anche in questo altro senso, in una prospettiva più prosaica.
    Sappiamo che ogni extracomunitario profugo costa 35 euro al giorno. Con tale cifra mangia, alloggia e poco più. Il tutto ad un livello di spesa europeo.
    Domanda: se il profugo fosse “mantenuto” a casa sua assicurandogli vitto, un alloggio decente dove albergare e poco più, il tutto a prezzi “africani”, quanto si risparmierebbe??
    Forse “l’aiutarli a casa loro” potrebbe avere un altro significato.

  • Le ragioni del cronico sottosviluppo africano sono diverse e molto più lineari rispetto a quelle enunziate da Giannuli, ma la repressione poliziesca praticata dal regime antirazzista, votato allo strangolamento del libero pensiero, mi impedisce di enunziarle.

    Per il resto concordo con Giannuli; sotto ogni regime l’opposizione deve trovare vie traverse per veicolare le proprie idee. Quanti si oppongono all’invasione, dovendosi provvisoriamente adeguare ai dettami del pregiudizio umanista e alla religione dell’eguaglianza razziale, hanno trovato una scappatoia nell’idea balzana dell’aiuto in patria. Una scemenza grossolana — anche se non più di qualsiasi altro fra i pregiudizi aggregativi che consentono al gregge umano di belare in assonanza.

  • Marcello Romagnoli

    Si è vero, e molto difficile, ma è la sola cosa giusta da fare e occorre farla. Questo nuovo colonialismo che sradica le persone dai loro territori, impoverendo ancora di più di persone che hanno una certa dose di intraprendenza e coraggio, genera tensioni e danni anche tra la gente che vive nei paesi di destinazione. I soli a guadagnarci sono chi lucra sulla nuova tratta degli schiavi e chi li usa per avere braccia a disposizione, a basso prezzo. In questo modo anche i lavoratori autoctoni devono tenere a freno le loro giuste pretese di partecipare al banchetto dei ricchi.

    Anche fare una guerra è cosa complessa, anche andare sulla luna o la fusione nucleare. Non c’è le risparmiano allora dobbiamo fare anche questa!

  • Non ho soluzioni, e penso che soluzioni non ve ne siano.
    Ho però domande, una in particolare.
    Se qualcuno è in grado di spiegarmi come sia possibile a questa gente (sopratutto se donna, mussulmana e madre per di più), raggranellare le cifre che si leggono per pagarsi un passaggio su una carretta, a rischio della vita, considerando che quelle cifre corrispondono a N anni di un salario medio di questi disperati (con N tendente ad infinito), avrà la mia riconoscenza.
    La mancata risposta a questo mistero (ma poi nemmeno tanto misterioso, probabilmente basta solo guardare dalla parte giusta), secondo me spiega abbondantemente il motivo per cui non si trovino soluzioni al problema: si impostano equazioni complesse, mettendoci una moltitudine di variabili, tutte giuste e doverose, ma in difetto dell’incognita più importante.

  • La realtà, che va guardata in faccia, è che mentre noi europei siamo stati capaci, con lotte e impegno da parte ovviamente dei migliori tra noi, di costruirci una civiltà, un assetto giuridico progredito, una struttura economica prospera, questi africani hanno dimostrato finora di non essere capaci di nulla. Neanche di sopravvivere al minimo, senza di noi, senza il nostro continuo (e non dovuto) aiuto. E’ da quando sono nato che sento dire che “dobbiamo aiutare i poveri africani”. E nel frattempo accade l’inaudito, che col nostro aiuto loro si stra-moltiplicano e persino invadono le nostre patrie e ci sostituiscono, mentre noi ci estinguiamo. L’esatto opposto di quanto, secondo le leggi di natura, dovrebbe accadere. E non si adduca la scusa che “è colpa nostra” se sono in queste condizioni, perchè siamo cattivi e gli abbiamo fatto questo e quest’altro. Nella vita e nella storia dei popoli ci sono sempre innumerevoli ostacoli da superare e nemici da combattere, per raggiungere degli obiettivi, per conquistarsi qualcosa.
    Che combattano e se lo conquistino dunque, questo qualcosa, se ne sono degni e capaci, se sono qualcosa di più che degli inetti parassiti. E basta con le pruderie autocolpevoli e la paura di dire la verità, per una falsa, ipocrita coscienza perbenista. Basta. Non se ne può più.

    • Quello di cui non se ne può più sono tirate da ku klux klan come la sua, roba da nazista dell’Illinois. E io li odio i nazisti dell’Illinois.

    • I nemici caro il mio Marco non sono gli africani, che con buona pace del suo sfogo che qualcuno può prendere per razzismo o nazismo, ma che penso sia un semplice sfogo, non sono loro.
      Non sono loro che ci contenderanno l80 % delle risorse che il mondo occidentale per vivere sopra il livello di vita normale deve difendere con guerre e terrorismo.
      Sono i cinesi che con tenacia, intelligenza e silenziosamente vincono il 50% delle borse di studio nelle Università americane e inglesi, deportano in africa e in nigeria i loro prigionerie e poi con loro vincono tutte le gare di appalto e sbaragliano tutti gli altri, acquistano infrastrutture, ect.
      I musulmani, gli africani, sono solo un mezzo. Un mezzo utile a far sì che
      1.le democrazie europee rese più controllabili con la scusa del pericolo e delle enorme tensione e conflitto sociale che andrà crescendo.
      2. il nostro welfare possa minimamente sopravvivere. visto che deportare africani costa il meno possibile e è una decisione che non passa attraverso la perdita di voti politici.
      https://www.youtube.com/watch?v=ZGZ-oIBTDZ4
      Sul buono e cattivo mi spiace. Provi lei a nascere e in africa. o legga qualche libro su chi nasce in africa. e mi dirà se nasciamo a parità di mezzi. Purtroppo la situazione è molto complicata. E uno sfogo è comprensive oltre no.

  • L’alternativa quale sarebbe? Fare entrare tutti quelli che sbarcano anno dopo anno facendo scoppiare quello che rimane di welfare state?
    Per non parlare dell’integrazione nelle nostre città, altri 10 anni così e oltre alle mafie locali saremo pieni di bande di criminali (qualcosa simile al brigantaggio).

    Sarà impopolare, ma se l’immigrazione e la mancata integrazione continueranno con questo ritmo è sicuro che arriveremo ai campi di lavoro forzati e/o ad uno stato di polizia permanente con l’esercito fra le strade…

  • Come spiega Giannuli è difficile farlo. E infatti ‘Aiutiamoli a casa loro’ dovrebbe essere sostituito con ‘Ritornino e si aiutino a casa loro’

  • prima che arrivasse la colonizzazione in Africa, in Africa non c’era la fame. Paradossalmente la fame è arrivata con i bianchi e i loro aiuti.

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